Ma a questo punto mi sorge una domanda: dal momento che l'India non ha più crosta oceanica davanti a sè che la traina perché si è consumata nella fossa, devo desumere che lo sprofondamento della crosta oceanica si sia rallentato fortemente, o temporaneamente interrotto, a causa della resistenza che la piattaforma continentale indiana oppone all'avanzamento della litosfera oceanica che la trasporta.
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Cioè, in pratica il granito della penisola indiana, galleggiando dentro il sima oceanico, funge da freno e ostacola il trascinamento dello stesso, e questo fenomeno, molto alla lunga, dovrebbe generare dei corrugamenti nella zona meridionale dell'India
Non precisamente.
C'è la crosta oceanica, creata nelle dorsali, basaltica, densa, pesante, sottile. Quella sprofonda nelle zone di subduzione.
E c'è la crosta continentale, "granitica", leggera, molto più spessa, che nella collisione fra placche non sprofonda ma resta "sopra" e si corruga.
Ma non è "trasportata" sopra a crosta ocenaica. Cioè, la crosta oceanica a un certo punto termina, e si passa a crosta continentale, assottigliata perché in corrispondenza dei margini passivi (là dove si era aperto un oceano) la crosta continentale prima di lacerarsi definitivamente, si stira e si assottiglia.
Quando si arriva alla collisione continentale, l'energia in gioco è assorbita dal corrugamento (orogenesi).
Poi siamo su di una sfera, e questo complica un po' schemi ed esempi. Le placche sono pezzi di guscio, quindi non hanno (non possono avere, su di una sfera: è una questione ben chiara se affrontata al di fuori della geometria euclidea) movimenti "lineari", bensì sempre con componenti di rotazione attorno a un qualche punto che fa da fulcro. Quindi una parte del movimento in atto si trasferisce lateralmente, mettendo in gioco le placche limitrofe.
Io lo immagino come il cubo di Rubik (o il vecchio quadrato del gioco del 15): se sposti un pezzo, tutto il resto, giocoforza, si muove sino ad assestarsi su nuove posizioni.
Entrano in gioco le trascorrenze, che possono essere anche di vasta portata.
Questo per quanto riguarda spinte e collisione.
Anche il movimento fra placche va inteso come un qualcosa che non è mai svincolato dall'insieme, ma agisce sempre cme movimenti relativi di una placca rispetto alle altre.
Le placche continentali hanno i loro movimenti, non necessariamente convergenti con le oceniche. Cioè, non è detto che si vadano incontro con un'unica componente, pura. Può essere anche che le due placche "convergenti" in realtà si muovano in direzione e verso simili, ma quella ocenaica è più "veloce" e quindi raggiunge l'altra e "collide".
C'è tutta una serie di possibilità giocando con le varie componenti del movimento. In alcuni casi, ad esempio,la crosta continentale sopra il piano di subduzoine (a una certa distanza da esso) va in distensione, perché il sistema del margine attivo tende a "muoversi" verso l'oceano: si formano allora i bacini di retroarco, subsidenti alle spalle dell'arco vulcanico, anzichè la catena montuosa.
Diciamo che ogni margine di placca ha una sua storia, e sviluppa caratteristiche diverse. E se ne vedono delle belle!