Faceva il suo mestiere, insomma, che non è occuparsi di sciami sismici... Ho visto che c'è stato un convegno a L'Aquila in cui è intervenuto pure lui: Sos24-Cianciotta C'era anche Gabrielli, che correttamente ha affermato che " «La comunicazione del rischio nasce da un percorso» basato sulla fiducia e non nel momento dell'emergenza." ( Sos24-Gabrielli ) Qualcuno c'è stato?
Ho trovato quest'altra sintesi dell'interveto di Gabrielli, molto condivisibile: ilCapoluogo-Gabrielli e questa del capo della PC Abruzzo: ilCapoluogo-Caputi Mi pare che entrambi velatamente facciano riferimento al processo.
Parrebbe di si (è il primo che parla, giusto?). Il commento che condivido è senz'altro quello di Gabrielli (tra l'altro è piaciuto molto pure a Boschi), ma trovo condivisibile anche Caputi quando dice «Il messaggio non deve essere dato all'ultimo minuto. Il processo di informazioni per progettare i comportamenti deve essere fornito prima. Molto spesso andiamo a cercare i colpevoli e non la soluzione, decisamente più laboriosa», che mi pare lo stesso concetto espresso da Gabrielli. Per il resto, chi lo conosce Caputi, Alessandro?... Io non so come abbia lavorato e come lavori adesso. Protesto formalmente: devo sempre prendermi delle bacchettate, da te? :P ...
Considera che di certe cose magari io non sono in grado di rendermi conto e mi sfuggono, perché tanti argomenti e situazioni non li conosco ...
Ieri Boschi ha scritto: "Edifici che crollano per un terremoto o sono costruiti male o sono costruiti nel posto sbagliato." Mi ha colpito perché mi pare che, spesso, non ci sia la consapevolezza dell'importanza del sito, si pensa solo alla struttura in sè. Ne parlavate voi in un thread, "L'Aquila: il geologo e gli edifici indenni", e anche altrove, qua e là. D'altronde è il motivo per cui si fanno gli studi di microzonazione. Ha scritto anche "Da notare che i costruttori, progettisti e controllori la passano liscia!", mettendo in evidenza, quindi, anche l'importanza dei controlli. Insomma ha molto ben chiara la problematica nel suo complesso, e sono sicura che abbia anche seguito molto attentamente il dibattito su Le Scienze e, chissà, magari ha dato più di un'occhiata anche qui, dove è possibile approfondire un altro punto di vista disciplinare. La soluzione dei problemi, infatti, è sempre interdisciplinare, è così in ogni cosa.
Immagino che per lui e gli altri, l'anniversario di giorno 6 avrà acuito ancora di più il senso di disperazione per la situazione assurda... Il Centro - 8/4/2014
Per chi volesse approfondire, qui c'è invece una critica di un giurista alla legge di copertura scientifica di Ciccozzi (io ho letto solo il paragrafo sul processo alla CGR. Il pdf è scaricabile solo se si è iscritti, ma è identico al testo leggibile da tutti dal link): C. Intrieri - Principio di precauzione nell'operazione decisoria
Cara Daniela devi sapere che, qualche hanno fa, mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza e sostenni un unico esame quello di sociologia con il prof. Giuseppe Profeta. Un testo su cui ci dovevamo preparare era "Magia e Politica" che prendendo lo spunto da un processo di magia astrologica della prima metà del secolo XVII, contemporaneo alla vicenda Galileo Galilei, pone in evidenza come la superstizione, la magia e la diversità teologica ed ideologica a volte possono essere strumentalizzate e condannate anche giudiziariamente, più per motivi politici e di potere che per motivi ideologici. Mi colpirono comunque ad esempio alcune pratiche di magia bianca tra le quali il taglio della pedica esercitate in Abruzzo anche in periodi non molto lontani in ambienti non solo contadini. Quindi quando il prof. Intrieri fa riferimento a tali aspetti, legati alle credenze e alla superstizione, al fine di come si è arrivati addirittura alla validazione della legge di copertura, questo non mi meraviglia, conoscendo una certa cultura radicata abruzzese caratteristica anche di altre zone del centro-sud. Quasi quotidianamente ricevo persone che per la ricerca d'acqua si affidano a rabdomanti e pensa te che addirittura ci sono geologi locali che credono nei rabdomanti... io combatto nel loro interesse affinchè si affermi la loro professionalità e loro diffondono tali sottoculture... tutto qua... è soprattutto una questione culturale.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
Ranieri Salvadorini è un giornalista che si è occupato diverse volte del processo. Lo ha fatto, e continua a farlo, procedendo allo stesso modo dei cavalli che, muniti di paraocchi, vanno avanti imperterriti per la loro strada, insensibili agli stimoli esterni. Qualcuno prova a fargli notare errori e incongruenze che già altrove e precedentemente gli erano stati fatti notare, a quanto pare inutilmente: