A pelle, direi dolomia o calcare dolomitico masiccio fratturato e soprattutto alterato. Nel senso ch emi ricorda roba molto familiare.
Vediamo di riordinare le idee:
E' roccia in posto, secondo me, molto fratturata. Cioè fa parte del substrato, variamente piegato, fagliato, dislocato, su cui sono modellate le alture. Ed la loro parte sommitale, quella dove può essersi sviluppata e conservata alterazione e pedogenesi.
La carta geologica esiste, ma solo quella al 100000, quindi il dettaglio è poco e la sintesi molta. E l'area è geologicamente incasinata.
http://193.206.192.231/carta_geologica_italia/tavoletta.php?foglio=92-93Occorrerebbe ubicarsi con precisione; dopo di che resta il fatto che potrebbero esserci faglie minori - a scala non cartografabile - che tirano fuori un lembo di qualcosa presente solo localmente e non riportato in carta per motivi di scala.
COme rocce lì c'è in giro di tutto, comprese rocce carbonatiche triassiche e giurassiche. Anche la lettura delle descrizioni aiuta poco.
http://193.206.192.231/carta_geologica_italia/note_illustrative/92-93.pdfHai provato con l'acido cloridrico al 15%? è un classico test: con quello al 5% i calcari "friggono" (reazione appena cade la goccia, con schiuma frizzante), al 15% friggono anche le dolomie. Chiaro che se è roccia alterata, di carbonato ce n'è di meno, quindi meglio andare pesanti... giusto per scartare l'ipotesi che non sia una roccia carbonatica.
Se sono rocce molto alterate - come mi sembra - le temperature non c'entrano, nel senso di termometamorfismo.
Un suolo su rocia carbonatica si sviluppa per progressiva decarbonatazione, cioè dissoluzione del carbonato che viene trascinato verso il basso. E' lo stesso processo che può generare lungo fratture l'allargamento e la formazione di cavità (carsismo).
Soprattutto su una roccia fratturata (e qui la zona è pesantemente tettonizzata dall'orogenesi), i fluidi circolanti tendono a corrodere pervasivamente la compagine rocciosa decarbonatandola. Questo accade perché l'acqua meteorica filtrando attraverso un suolo si carica di CO2 e anche di acidi humici, quindi diviene "corrosiva".
Entra in gioco anche il clima: il fenomeno è accelerato dalla presenza di acqua e dalla temperatura dell'atmosfera... diciamo che l'optimum è un clima caldo umido, tropicale.
Il risultato è che prima di trovare la roccia sana, si possono attraversare anche metri di spessore di "sabbione", via via meno friabile verso il basso e in cui si separano dei nuclei un po' più consistenti.
Da noi in Prealpi questo tipo di pedogenesi risale a prima delle glaciazioni, quando tutte le evidenze mostrano un clima più caldo dell'attuale, appunto.
In riva al mare non so, potrebbero essere molto più recenti ed essersi sviluppata in un interglaciale o in più di uno, comunque intervalli del quaternario a clima caldo.