Non ho visto il servizio, ma ho vissuto l'evento del 2008 come protezione civile.

Il vulcanello di Caltanissetta (Terrapelata: un nome, una garanzia) allora fece un bel botto (si era, se non sbaglio, in agosto)... tutti a frignare, ma le cose sono rimaste immutate: case e strade tutto intorno (con lesioni perché il fenomeno fu accompagnato da un esteso campo di fratturazioni al suolo).

Prima del 2008 nelle vicinanze ci hanno costruito pure un campo sportivo, ovviamente ora pieno di lesioni (il campo stesso e i muri perimetrali). Poco più a nord c'è pure una frazione abitata (il villaggio Santa Barbara) all'interno della quale constatai alcune fratture e deformazioni sulle pertinenze stradali.

Come sempre, la memoria è corta, anzi cortissima e quindi le parole (anche scritte) non hanno sortito alcun effetto: inutili le riunioni di un tavolo tecnico fra enti pubblici, università e INGV con proposte di studio e monitoraggio che si sono perse nel vuoto stantio delle stanze del mio ufficio.

Per inciso, il livello culturale dei dirigenti generali e dei politici, da queste parti, è tale che, visto che si chiamano "vulcanelli", è lecito rivolgersi a chi si occupa di vulcanologia!

Ah, per la cronaca: oltre alle Maccalube di Aragona e a Terrapelata, in Sicilia esistono i vulcanelli di Paternò (provincia di Catania), in area aperta accanto al campo sportivo, la salinella di San Biagio a Belpasso (sempre Catania) e le salinelle del fiume, ancora a Paternò. Le manifestazioni in provincia di Catania PARE che siano riconducibili, questa volta sì, a fenomeni secondari di tipo vulcanico.

Saluti,
Giuseppe Basile