Il punto è che ormai da almeno quarant'anni (in Italia, e di più all'estero) la geologia continentale recente (il "glaciale" per intenderci) non si affronta più come studio delle forme, geomorfologia, ricerca di valli a U e valli sospese, e tutte quelle cose lì.
Il geologo fa geologia, quindi parte dai sedimenti. La forma interessa in seconda battuta, come espressione esterna dei sedimenti.
Per studiare ghiacciai passati e glaciazioni, si guardano i sedimenti glaciali. Che non sempre hanno forma propria, anzi... quelli degli eventi più antichi hanno completamente perso la loro "forma", sono sepolti da depositi - alluvionali, di versante, glaciali successivi etc. - a loro posteriori,quindi una parte della storia del Quaternario è deducibile esclusivamente su questa base.
D'altra parte, abbiamo ampie evidenze di terreno che i "cordoni morenici", ovvero tutti quei dossi allungati e variamente arcuati che molto spesso sono stati disegnati sulle carte come "morene", possono al loro interno contenere qualsiasi cosa: sedimenti lacustri rimodellati, sedimenti alluvionali, addirittura ne ho viste almeno un paio che, per un bizzarro gioco di coincidenze, sembravano proprio morene e invece erano in roccia, solo esclusivamente in roccia, e chiaramente collegate a una estesa DGPV (fenomeno che si tende in genere a ignorare, perché potrebbe far perdere di valore ai terreni edificabili...).
L'"erosione", deus ex machina che vuol dire tutto e niente, ne combina delle belle: magari qualcosa scivola per di qua, qualcosa crolla di là, una disomogeneità interna messa al punto giusto... e alla fine viene fuori qualcosa che, al primo colpo d'occhio "sembra" una forma...
Ci caschiamo anche noi geologi quando lavoriamo sul terreno: l'occhio tende a vedere ciò che già conosce, e il cervello riconosce in base ai suoi schemi interni.
Ovvero, i sensori esterni raccolgono una massa di dati neutri, e l'elaboratore centrale, per riordinarli, usa i cassetti già predisposti, li mette in relazione fra loro in base ai suoi propri algoritmi. Il cervello ha bisogno di gestire dati coerenti e che disegnano uno scenario preciso, e fa di tutto per ottenere questo sin dal primo sguardo.
Per non parlare poi di quando il modello si è formato in testa: quante volte mi sono accorta di rilevare sul terreno seguendo un modello!
Notavo subito tutto ciò che era al posto in cui doveva essere, e non mi accorgevo - ma proprio non mi accorgevo in buona fede - di tanti piccoli altri elementi che non quadravano... semplicemnte, scatta un meccanismo di esclusione automatica del dato che non è ritenuto "interessante"... ma questa è già una scelta, sia pure inconscia. Una scelta che preclude altre correlazioni, che impedisce di rigettare tutti i dati nel caos, per trovare una nuova soluzione.
Il vero ricercatore è quello che a un certo punto sa rompere questo circolo vizioso. Guardare agli oggetti con mente libera da modelli, guidata solo dalla curiosità di trovare cose nuove, anziche dal desiderio di confermare le proprie certezze.
E a quel puto, le rocce rivelano vere sorprese, spesso più incredibili di qualsiasi modello ci siamo fatti nella nostra testa.
Ma bisogna guardarci dentro.
La geologia è la scienza della Terra, della terra di cui la Terra è fatta, del concreto materiale che viene eroso e poi risedimentato in cicli che si susseguono continuamente.
La forma aiuta, ma è un di più, un'impronta esterna che può essere stata data al materiale roccia anche molto dopo la sua formazione.
Può essere un indizio, ma mai una risposta.
Ci attrae, richiama la nostra curiosità, ma quello è solo il primo passo.
Quante forme - nei territori che ho studiato - che guardo quasi con rabbia, in attesa che qualcuno, per un qualche intervento edilizio, ci apra uno scavo!
Dalla finestra della casa di montagna, vedo proprio due "morene" di quelle classiche che tutti abbiamo sempre considerato tali... e da vent'anni almeno aspetto di vedere cosa c'è dentro! e sono pronta a scommettere che, nonostante la forma, quelle due "cose" non siano "morene" ovvero fatte dal deposito di un ghiacciaio. Ho un sacco di indizi tutto attorno, in questo senso. Però non posso ancora dimostrare nulla, nè in un senso nè nell'altro. Restano due buffe colline davanti alla finestra di casa.
I posteri, forse, avranno la risposta che ora mi intriga la mente, e la troveranno solo guardando gli strati di materiale che ora si nascondono sotto quel dannato prato...