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Originariamente inviato da: hornet


Le mie osservazioni non escludono movimenti geologici di altro genere. Ho semplicemente cercato di catalogare una serie di forme che potrebbero essere . . . . . “evidenze geologiche del passaggio di una tale massa di ghiaccio sull'Europa”




le tue osservazioni fanno "acqua" non tanto perchè scorrette, ma perchè ignorano l'integrazione con altre discipline, con cui la geologia ha fin dai suoi albori interagito
una è la paleontologia (e/o la micropaleontologia): se le tue ipotesi fossero verosimili i paleontologi le avrebbero già esposte in passato evidenziando forme di vita compatibili con periodi di estremo raffreddamento climatico del pianeta, oppure estinzioni in massa di determinate faune, cosa che non è registrata, mentre sono ben verificabili ben altre evidenze)r
un'altra è la geochimica isotopica. Se ci fossero state calotte di ghiaccio dell'entità tale da modellare in questo modo le rocce della crosta terrestre come minimo si sarebbe dovuta avere una evidenza lampante anche ai ciechi sul rapporto O16/O18 di formazioni carbonatiche coeve, mentre le curve climatiche costruite sulla base di questi dati non ne vedono traccia.
Ci sono molte altre discipline che sono state integrate per arrivare alla odierna e accettata teoria dell'orogenesi, come la geofisica e l'esplorazione dell'interno della terra attraverso le onde elastiche (per motivi di tempo non sto ad elencarne i contenuti)

La tua teoria dei ghiacci non si accorda con le evidenze provenienti da queste discipline, costringendo a ricercare nuove teorie per spiegarle ex novo, e che a loro volta non ne siano in contraddizione. Questo è uno dei principali motivi per cui deve essere cestinata.

La curiosità e la volontà di trovare spiegazioni a quello che vediamo è una cosa straordinaria, ma da sole non bastano per arrivare alla verità. Bisogna soppesare tutte le conoscenze a disposizione, non sono quelle che si possiedono o le più semplici da rintracciare.


This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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Innanzitutto grazie per la risposta, apprezzo molto le informazioni che contiene e il modo in cui sono espresse. Quanto mi dici è dettagliato bene ma non mi è nuovo. Queste tre osservazioni le avevo considerate e si possono integrare con le mie ipotesi nel seguente modo.

“ periodi di estremo raffreddamento climatico del pianeta con estinzioni”
Esistono sempre delle masse glaciali sulla terra. Esse hanno la caratteristica di variare in dimensioni e quindi in estensione.
Queste variazioni possono dipendere da periodi di estremo raffreddamento e quindi danno luogo ad estinzioni di massa e fenomeni estremi come quelli che tu citi. Questi sono però casi estremi che si sono verificati raramente.
Sono più frequenti le variazioni parziali, quelle che avvengono intorno al livello di Riss o Wurm. Dico che sono più frequenti perché mi riferisco alle variazioni del livello dei mari. Nell'ultimo milione di anni abbiamo avuto molte di queste variazioni. Gli estremi del livello sono stati toccati 7 o 8 volte in basso (-120) ed una decina verso l'alto (livello attuale).
I livelli intermedi dovrebbero corrispondere ad una maggiore o minore estensione dei ghiacci in Europa.
L'uomo, e tutti gli esseri viventi sono capaci di adattarsi a queste variazioni. Le specie riescono a sopravvivere spostandosi per evitare a volte i deserti ed altre le espansioni delle calotte glaciali.


“ O16/O18 di formazioni carbonatiche coeve”
Qui si parla di livello di temperatura. E mi dici che non ci sono stati periodi con temperature molto fredde. Non ci sono state ere glaciali nel periodo dell'orogenesi alpina.
Bene. E chi sostiene che ci siano state? Io vedo solamente delle tracce di alcuni rami di ghiaccio che, tra il resto, spesso non si sono spinti sotto al 40° parallelo.
Queste non sono ere glaciali e non presuppongono temperature estremamente rigide. Per generarle è sufficiente un periodo moderatamente freddo di durata prolungata.
Pensiamo alla piccola era glaciale del '600. Se si fosse protratta per altri 1000 o 2000 anni, invece che durare solamente 70, sicuramente avrebbe portato al progressivo accumulo di masse di ghiaccio superiori a quanto possiamo riscontrare in quell'epoca.
E quelli non erano periodi particolarmente estremi.

“odierna e accettata teoria dell'orogenesi”
La mia ipotesi non la esclude affatto. Sostengo solamente che durante questo processo di graduale rigonfiamento, protrattosi per 70 milioni di anni, le correnti glaciali hanno fatto in tempo a depositarvi sopra ed intorno dei materiali che la possono avere accresciuta.
Se in un milione di anni possono essersi verificati una decina di glaciazioni parziali, oppure un centinaio di minori, allora possiamo ben ipotizzare quante ce ne siano state in 70 milioni di anni.
Quello che io dico è: stiamo attenti, i ghiacciai, sulle Alpi e sugli Appennini, non hanno solamente eroso, ma hanno anche depositato ed agito in varie altre forme.

Puoi pure cestinare la mia ipotesi, non c'è problema. Ma, per il momento, è ben fissa nella mia testa e, nel mio piccolo, sto continuando ad accumulare indizi a favore.

La mia ipotesi non è poi così semplice da rintracciare. Non l'ho rintracciata da nessuna parte. Gli archi rivolti verso sud-ovest ed i rilievi che aumentano andando verso le latitudini inferiori non sono copiati. Li ho osservati ed elaborati in anni di osservazioni.

Cordialmente


Stefano
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Originariamente inviato da: hornet
Esistono sempre delle masse glaciali sulla terra. Esse hanno la caratteristica di variare in dimensioni e quindi in estensione.


Soprattutto nel Mesozoico ci sono fasi in cui si ha assenza di calotte anche ai poli.
Difficilmente, con un clima radicalmente diverso dall'attuale, all'epoca dell'orogenesi si potevano avere ghiacciai sparsi qua e là, se non riesce a sussistere nemmeno il ghiacciaione polare.


Originariamente inviato da: hornet
Sono più frequenti le variazioni parziali, quelle che avvengono intorno al livello di Riss o Wurm.


Nota di servizio: Riss e Wurm si usano nella letteratura geologica dei secoli scorsi, ma negli ultimi quarant'anni sono stati completamente cestinati, dato che fanno riferimento a un modello largamente superato dalle evidenze geologiche.

Originariamente inviato da: hornet
Dico che sono più frequenti perché mi riferisco alle variazioni del livello dei mari. Nell'ultimo milione di anni abbiamo avuto molte di queste variazioni. Gli estremi del livello sono stati toccati 7 o 8 volte in basso (-120) ed una decina verso l'alto (livello attuale).


Difficile una valutazione del genere. Il livello del mare è sempre relativo, e condizionato dal glacioeustatismo. In prima battuta, se scongelo le calotte, il livello del mare sale, ma, con un certo ritardo, dato che il continente si alleggerisce, e galleggia sempre sull'astenosfera, tende anche a sollevarsi, a galleggiare di più. Quindi c'è un sollevamento delle aree emerse, sfasato rispetto all'innalzamento del mare per fusione del ghiaccio. Quello che vediamo è l'innalzamento del mare complessivo, che è la somma algebrica dei due fenomeni.

(continuo dopo)

Ultima modifica di morena; 02/12/2014 16:06.
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Originariamente inviato da: hornet
L'uomo, e tutti gli esseri viventi sono capaci di adattarsi a queste variazioni. Le specie riescono a sopravvivere spostandosi per evitare a volte i deserti ed altre le espansioni delle calotte glaciali.


Non sempre.


Originariamente inviato da: hornet
Qui si parla di livello di temperatura. E mi dici che non ci sono stati periodi con temperature molto fredde. Non ci sono state ere glaciali nel periodo dell'orogenesi alpina.
Bene. E chi sostiene che ci siano state? Io vedo solamente delle tracce di alcuni rami di ghiaccio che, tra il resto, spesso non si sono spinti sotto al 40° parallelo.
Queste non sono ere glaciali e non presuppongono temperature estremamente rigide. Per generarle è sufficiente un periodo moderatamente freddo di durata prolungata.


Ma... cosa intendi per "ere glaciali"? (escludendo quella del bradipo Sid... scusa, ma la battuta viene spontanea)

Dei "rami" di ghiacciaio implicano la presenza di un ghiacciaione, una calotta sia pur locale, insomma, qualcosa di una certa entità. Del resto, se deve muovere masse ingenti di materiali, non stiamo certo parlando di un piccolo glacionevato arroccato in una conca in alta quota.
I periodi in cui i ghiacciai sono estesi sono "glaciazioni", intendendo con questo termine l'intero ciclo di avanzata e ritiro della calotta glaciale locale. Completo. Quando resistono solo i ghiacciaietti isolati in alta quota, la glaciazione è finita.
Non puoi avere ghiacciai in grado di modellare e contemporaneamente non essere in una glaciazione.

Originariamente inviato da: hornet
Pensiamo alla piccola era glaciale del '600. Se si fosse protratta per altri 1000 o 2000 anni, invece che durare solamente 70, sicuramente avrebbe portato al progressivo accumulo di masse di ghiaccio superiori a quanto possiamo riscontrare in quell'epoca.
E quelli non erano periodi particolarmente estremi.


La PEG è l'ultima pulsazione positiva dell'ultimo ciclo glaciale. Difficile dire, ora, come sarebbe andata se non fosse andata come è andata.
Insomma, per ora ci stiamo deglaciando e quindi viene da dire che andiamo verso un interglaciale (per ora ancora troppo mite rispetto a quelli passati); se la PEG fosse continuata pesantemente, saremmo ancora entro la glaciazione ultima.
Se magari il riscaldamento che ci sembra di vedere si blocca, magari inizia un'altra fase di avanzata e siamo ancora ben dentro l'ultima glaciazione. Chissà...

Nell'ambito di una glaciazione, è normale avere delle pulsazioni più estreme e momenti di pausa. Ma questo tutto sommato è marginale rispetto al nostro problema.

Quello che è certo, è che per tutto il Cretaceo e il Terziario abbiamo clima caldo. Se ci fosse stato freddo, oltre alle faune tropicali avremmo trovato anche i fossili di pinguino (o quello che c'era, al freddo, in quel periodo).

Originariamente inviato da: hornet

La mia ipotesi non la esclude affatto. Sostengo solamente che durante questo processo di graduale rigonfiamento, protrattosi per 70 milioni di anni, le correnti glaciali hanno fatto in tempo a depositarvi sopra ed intorno dei materiali che la possono avere accresciuta.
Se in un milione di anni possono essersi verificati una decina di glaciazioni parziali, oppure un centinaio di minori, allora possiamo ben ipotizzare quante ce ne siano state in 70 milioni di anni.
Quello che io dico è: stiamo attenti, i ghiacciai, sulle Alpi e sugli Appennini, non hanno solamente eroso, ma hanno anche depositato ed agito in varie altre forme.


Il problema è sempre lo stesso: mentre nel Quaternario ho una sfracca di depositi glaciali, prima non ce ne sono.
Ci sono solo piastroni compatti di rocce, estesi per centinaia di km, che vengono piegati, fratturati e accavallati.

Mi viene a questo punto una domanda spontanea:
ma lei, ha mai visto un deposito glaciale? è in grado di distinguere, sul terreno, in affioramento - una tillite da una semplice diamictite di frana, o da una roccia marina o da una roccia metamorfica?

Perché i giochi si fanno sul terreno, martello in mano. Solo lì si può dire veramente se una cosa è o non è, e mettendo insieme tutte le tesserine del mosaico, interpretare il quadro geologico d'insieme.
Da foto aerea, qualsiasi ipotesi fantageologica può essere sostenuta.

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hornet Offline OP
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Si, mi rendo conto che le cose sono molto complicate.

vede, gli archi che ho rintracciato su mappe aeree li ho visti perché prima ho visto quelli degli attuali ghiacciai.

Poi ho iniziato a notare delle forme intorno a Genova simili fatte ad arco. Presentano diverse caratteristiche che le assimilano: la forma ad arco l'orientamento verso sud-ovest, le rotture nella parte centrale, il lato interno ancora liscio e fertile come se fosse ancora li il fango glaciale di cui erano cosparse (ora diventato terreno fertile)

Allora ho esteso le osservazioni ai colli presso Acqui.

Dappertutto ho avuto le stesse conferme. Gli archi li ho segnati sulle mappe.

Poi ho iniziato ad estendere il raggio, ho viaggiato in macchina dalla Spagna fino a Vienna diverse volte. Vado spesso a Parigi.
Attraversavo spesso i Balcani fino a Sofia e poi a Ruse. Preferisco le strade secondarie fatte in moto o in macchina per osservare meglio le forme.

Piano piano ho strutturato le mie osservazioni ed ho rintracciato questo sistema di archi.

Ma invece di dirmi quello che non può essere . . . non mi può semplicemente dire quello che invece si pensa che sia?

Se non si è generato come dico io, allora come mai è così? così regolare? così coerente? così ripetitivo in ogni continente?


Stefano
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Il punto è che ormai da almeno quarant'anni (in Italia, e di più all'estero) la geologia continentale recente (il "glaciale" per intenderci) non si affronta più come studio delle forme, geomorfologia, ricerca di valli a U e valli sospese, e tutte quelle cose lì.
Il geologo fa geologia, quindi parte dai sedimenti. La forma interessa in seconda battuta, come espressione esterna dei sedimenti.
Per studiare ghiacciai passati e glaciazioni, si guardano i sedimenti glaciali. Che non sempre hanno forma propria, anzi... quelli degli eventi più antichi hanno completamente perso la loro "forma", sono sepolti da depositi - alluvionali, di versante, glaciali successivi etc. - a loro posteriori,quindi una parte della storia del Quaternario è deducibile esclusivamente su questa base.

D'altra parte, abbiamo ampie evidenze di terreno che i "cordoni morenici", ovvero tutti quei dossi allungati e variamente arcuati che molto spesso sono stati disegnati sulle carte come "morene", possono al loro interno contenere qualsiasi cosa: sedimenti lacustri rimodellati, sedimenti alluvionali, addirittura ne ho viste almeno un paio che, per un bizzarro gioco di coincidenze, sembravano proprio morene e invece erano in roccia, solo esclusivamente in roccia, e chiaramente collegate a una estesa DGPV (fenomeno che si tende in genere a ignorare, perché potrebbe far perdere di valore ai terreni edificabili...).
L'"erosione", deus ex machina che vuol dire tutto e niente, ne combina delle belle: magari qualcosa scivola per di qua, qualcosa crolla di là, una disomogeneità interna messa al punto giusto... e alla fine viene fuori qualcosa che, al primo colpo d'occhio "sembra" una forma...

Ci caschiamo anche noi geologi quando lavoriamo sul terreno: l'occhio tende a vedere ciò che già conosce, e il cervello riconosce in base ai suoi schemi interni.
Ovvero, i sensori esterni raccolgono una massa di dati neutri, e l'elaboratore centrale, per riordinarli, usa i cassetti già predisposti, li mette in relazione fra loro in base ai suoi propri algoritmi. Il cervello ha bisogno di gestire dati coerenti e che disegnano uno scenario preciso, e fa di tutto per ottenere questo sin dal primo sguardo.
Per non parlare poi di quando il modello si è formato in testa: quante volte mi sono accorta di rilevare sul terreno seguendo un modello!
Notavo subito tutto ciò che era al posto in cui doveva essere, e non mi accorgevo - ma proprio non mi accorgevo in buona fede - di tanti piccoli altri elementi che non quadravano... semplicemnte, scatta un meccanismo di esclusione automatica del dato che non è ritenuto "interessante"... ma questa è già una scelta, sia pure inconscia. Una scelta che preclude altre correlazioni, che impedisce di rigettare tutti i dati nel caos, per trovare una nuova soluzione.

Il vero ricercatore è quello che a un certo punto sa rompere questo circolo vizioso. Guardare agli oggetti con mente libera da modelli, guidata solo dalla curiosità di trovare cose nuove, anziche dal desiderio di confermare le proprie certezze.
E a quel puto, le rocce rivelano vere sorprese, spesso più incredibili di qualsiasi modello ci siamo fatti nella nostra testa.

Ma bisogna guardarci dentro.
La geologia è la scienza della Terra, della terra di cui la Terra è fatta, del concreto materiale che viene eroso e poi risedimentato in cicli che si susseguono continuamente.
La forma aiuta, ma è un di più, un'impronta esterna che può essere stata data al materiale roccia anche molto dopo la sua formazione.
Può essere un indizio, ma mai una risposta.
Ci attrae, richiama la nostra curiosità, ma quello è solo il primo passo.
Quante forme - nei territori che ho studiato - che guardo quasi con rabbia, in attesa che qualcuno, per un qualche intervento edilizio, ci apra uno scavo!
Dalla finestra della casa di montagna, vedo proprio due "morene" di quelle classiche che tutti abbiamo sempre considerato tali... e da vent'anni almeno aspetto di vedere cosa c'è dentro! e sono pronta a scommettere che, nonostante la forma, quelle due "cose" non siano "morene" ovvero fatte dal deposito di un ghiacciaio. Ho un sacco di indizi tutto attorno, in questo senso. Però non posso ancora dimostrare nulla, nè in un senso nè nell'altro. Restano due buffe colline davanti alla finestra di casa.
I posteri, forse, avranno la risposta che ora mi intriga la mente, e la troveranno solo guardando gli strati di materiale che ora si nascondono sotto quel dannato prato...

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Originariamente inviato da: hornet
Si, mi rendo conto che le cose sono molto complicate.

vede, gli archi che ho rintracciato su mappe aeree li ho visti perché prima ho visto quelli degli attuali ghiacciai.

Poi ho iniziato a notare delle forme intorno a Genova simili fatte ad arco. Presentano diverse caratteristiche che le assimilano: la forma ad arco l'orientamento verso sud-ovest, le rotture nella parte centrale, il lato interno ancora liscio e fertile come se fosse ancora li il fango glaciale di cui erano cosparse (ora diventato terreno fertile)

Allora ho esteso le osservazioni ai colli presso Acqui.

Dappertutto ho avuto le stesse conferme. Gli archi li ho segnati sulle mappe.

Poi ho iniziato ad estendere il raggio, ho viaggiato in macchina dalla Spagna fino a Vienna diverse volte. Vado spesso a Parigi.
Attraversavo spesso i Balcani fino a Sofia e poi a Ruse. Preferisco le strade secondarie fatte in moto o in macchina per osservare meglio le forme.

Piano piano ho strutturato le mie osservazioni ed ho rintracciato questo sistema di archi.

Ma invece di dirmi quello che non può essere . . . non mi può semplicemente dire quello che invece si pensa che sia?

Se non si è generato come dico io, allora come mai è così? così regolare? così coerente? così ripetitivo in ogni continente?



secondo me stiamo parlando di cose di portata diversa. Lei definisce "formazione delle montagne" quello che in geologia si definisce "erosione e smantellamento dei rilevi".
Le "montagne" si formano per collisione continentale, subduzione di tipo A, raddoppiamento e raccorciamento crostale e piegamento delle serie sedimentarie presenti sui sovrascorrimenti. E tutto questo, banalizzato in poche righe, presumo che non intenda metterlo in discussione.
Quello che succede a serie sedimentarie piegate e sollevate isostaticamente è quello che vediamo anche in questi giorni: piogge prolungate, fiumi, erosione, frane e consumo di suolo a poco a poco, e talora man mano che procede e avanza il sollevamento (come nei bacini sinsedimentari cosiddetti epiliguri dell'appennino settentrionale, nei quali si sono deposti sedimenti derivati direttamente dal disfacimento della catena protoappenninica, questo è dimostrato dalle composizioni e dall'età dei sedimenti, ad esempio della formazione del Bismantova che dà il nome alla famosa "pietra" menzionata anche dal Sommo Poeta nella sua Divina Commedia), disgregano le rocce emerse per portarne via verso il mare i sedimenti e livellarle o come si dice nel gergo geomorfologico "peneplanarle" progressivamente.

Le piogge, le frane di scalzamento al piede dei versanti, allontanano e demoliscono i rilievi. In quota, le oscillazioni termiche giornaliere caldo-gelo disfano letteralmente i primi decimetri di roccia già di per se tettonicamente fratturata, preparando il campo alle successive frane e colate di detrito, Il vento può erodere trasportando piccole particelle di sabbia, le radici degli alberi e l'acqua progressivamente alterano chimicamente la struttura dei minerali di cui sono formate le rocce (ad esempio, i carbonati vengono solubilizzati formazione di acido carbonico a contatto con acqua, i feldspati del granito sono idrolitizzati e degradati a minerali argillosi)
Il tutto casualmente governato da zone in cui la roccia è più o meno fratturata e più o meno soggetta a più rapida distruzione.
Questi sono i fenomeni che hanno formato gli archi che denota, e non lingue di ghiaccio. Se ci fosse stato ghiaccio nei rilievi settanta milioni di anni fa in appennino non avremmo i duemila metri di spessore delle Marne rosate, marne di monte piano, marne di antognola che oggi ritroviamo in discordanza sulla coltre delle liguridi. Non ci sarebbe stato trasporto di sedimenti e formazione di argille, mentre nel record stratigrafico dei luoghi che ha osservato ci sono bacini sedimentari che hanno prodotto milioni di chilometri cubi di sedimenti, provenienti da rocce sorgenti che se fossero appunto state coperte da ghiaccio non avrebbero potuto cedere che poco materiale. Come si sono originate, e da dove provengono i sedimenti che le hanno formate, se non dalle liguridi stesse come dimostrano le composizioni degli strati di sabbie che si trovano sporadicamente al loro interno?
La stessa formazione marnoso arenacea, che costituisce l'avanfossa degli appennini nel miocene superiore, dimostra con la sua stessa esistenza che i fenomeni che stanno demolendo gli appennini oggi sono gli stessi che agivano allora: erosione, trasporto fluviale e deposizione sottomarina.


La forma ad arco che si forma in un rilievo è naturale, basta vedere come evolve un calanco. Non viene giù come un piano inclinato regolare, ma procede con un coronamento circolare per progressive colate erosive che si originano dall'asse.



Faccia pure comunque e se vuole la invito a scrivere una memoria e inviarla a qualche rivista di geomorfologia e geografia fisica, e proporla in stampa, testandola con rigore, oppure proporla a qualche istituto di ricerca. Diversamente è come se io mi mettessi a teorizzare una nuova teoria di unificazione delle forze fondamentali, basandomi sull'osservazione che faccio del cielo col mio telescopio amatoriale, e proporla in un forum di astrofisici. Non raccoglierei che critiche pesanti e battute sarcastiche.


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Certo che ci si può confondere, certo che si può, o si tende a vedere quello che si desidera.

Certo che è uno ricercatore colui che rigetta tutto nel caos per far riemergere cose sorprendenti.

E' quello che ho fatto. Ho cercato le valli ad U e le valli sospese, le ho trovate e mi piacevano.

Poi ho iniziato a vedere gli archi e pensavo di sbagliarmi. Allora ho iniziato a cercare conferme. Anche colui che pensa di aver trovato un nuovo ordine e cerca conferme è un ricercatore.

E le conferme le ho trovate in queste alture appenniniche. Ho trovato delle valli a V con fondo roccioso. Sembravano erose dai nostri torrenti impetuosi e modellati nella loro pendenza dalle relative frane. Ma qualcosa non tornava. Il fondo delle gole era spesso di roccia viva. Stabile.
Non c'erano frane li, tanti rivi, li non potevano avere forza: erano troppo vicino al crinale.

E allora mi è venuto in mente il conglomerato che è fatto da una specie di cemento contenente dei massi più o meno piccoli. Ma un sedimento, con il tempo, diventa una roccia abbastanza compatta vero? Una roccia sedimentaria.
E, se è così esistono conglomerati indifferenziati ma anche conglomerati "puri" e cioè senza sassi inglobati.
Quelli indifferenziati sono riconosciuti come generati dai ghiacciai.
Si potrebbe ipotizzare che quelli puri provengono da ghiacciai che hanno percorso più strada. In quanto tutti i sassi contenuti hanno fatto in tempo a ridursi in fango.

Ho osservato molte pareti con i loro strati, molte cave che ne evidenziano altri.
Li ho cercati di spiegare con la mia teoria e, dopo un po, ora riesco a capirne le inclinazioni, le pieghe, il modo in cui descrivono i flussi glaciali che ho evidenziato.

Non ho ancora espresso questi concetti in quanto non sono ancora molto sicuro e non ho fatto in tempo a pubblicare sul sito le foto.

Certo che, non essendo io un geologo, procedo con grande difficoltà in quanto devo spiegarmi tutto. E posso utilizzare solamente delle osservazioni e qualche nozione di base che ho rintracciato su testi universitari o su testi di alcuni ricercatori anglo americani recenti. Anche loro parlano di flussi glaciali.

Ma loro non citano ancora grandi depositi come quelli che a me sembra di vedere, loro citano forme di colline che evidenziano passaggio di correnti.

A proposito, come si può formare un grande deposito di creta pura? Sia che si presenti in forma di falda che in forma di ammasso credo sia difficile essere sicuri che si tratti di un deposito di materiale eroso da acqua.
L'acqua, nei nostri fiumi, ho sempre visto che deposita questo materiale in strati sottili, inframezzati da materiale un po più grosso.
Potrebbe essere invece un deposito di fango glaciale? e se al suo interno ci sono dei "trovanti"? questi non vanno tanto d'accordo con il trasporto di piccole particelle da parte dell'acqua.

Nei loro posti (tornando ai ricercatori anglo americani) queste correnti sono passate oltre, ma da noi hanno iniziato a lasciare depositi evidenti, recenti, più evidenti che in Inghilterra.
Ma anche loro hanno fatto le loro fatiche a convincere gli scienziati locali delle loro teorie innovative ed ora pienamente accettate.

Su sollecitazione vostra ho anche fatto la rilevazione delle quote del terreno. Sorprendentemente le quote hanno confermato le mie ipotesi. Avete guardato il grafico? osservato le quote singole?

Questo l'ho fatto volentieri, mi piace cimentarmi con il problema ricorrente di fare incastonare la mia ipotesi con altre. Di trovare modi diversi per avere nuove conferme.
Mano a mano che lo faccio sento che si accresce la sua forza.

Cordialmente


Stefano
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hornet Offline OP
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Grazie mille della risposta.

Ho valutato il fenomeno erosivo come lei lo descrive. Ma presenta alcune difficoltà che in parte ho descritto nella risposta a Morena.

E' vero che le cose procedono in questo modo, come adesso e si arriva logicamente al risultato che dice lei. Sembra, e magari sarà così.

Però come spiega la differenza tra la morfologia arrotondata e dolce intorno a Bismantova ed invece quella irta ed ispida qualche km più a sudovest verso Aulla? o quella stessa differenza che si riscontra tra est ed ovest rispetto a S.Stefano d'Aveto? E la differenza fra la stessa val d'Aveto e la Fontanabuona?

Non si tratta delle stesse montagne? delle stesse formazioni? come mai si sono erose in modo così differente?

Per quanto riguarda la pubblicazione di qualcosa, la ringrazio molto del lusinghiero accenno! ma non sono in grado, da solo almeno, di preparare del materiale da sottoporre ad una rivista specializzata.

Buona giornata


Stefano
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ho finalmente visionato il suo sito internet e gli schemi con i famigerati "archi" che ha disegnato.
Mi secca dover fare la parte del solito pseudonegazionista, ma devo pur sempre farle notare che gli "archi" che ha tracciato sono in realtà delle spezzate, che lei traccia arrotondando e livellando il percorso, secondo lo schema che vuole rappresentare. In gergo scientifico fa cioè la pratica di "adattare le osservazioni al dato. Se volessi potrei tracciare degli archi orientati in senso perpendicolare, perchè se mi è lecito interpolare due segmenti a diverso orientamento, allora posso farlo anche arbitrariamente. E le linee che traccia sono nelle creste degli spartiacque, in pratica linee di displuvio. Quelle linee sono in perenne evoluzione e non è assolutamente detto che la spezzata che ha tracciato oggi seguisse lo stesso percorso di un milione di anni fa (che sta alla "vita" del pianeta come un pomeriggio sta alla vita di un uomo)

Come spiego la morfologia che c'è a Castelnuovo Monti rispetto a quella che c'è ad Aulla? Mi scusi ma se dobbiamo confrontarci cerchiamo di farlo allo stesso livello.... A castelnuovo Monti affiora la formazione delle arenarie di bismantova, calcarenitiche e poco cementate e fratturate e deboli all'rosione, oltre ad argille marine di varie coltri, queste ancora più modellabili, mentre ad aulla affiorano delle bancate di flysch calcareo-marnosi, con altre formazioni arenitiche compatte e persino ofioliti (la invito a scoprire cosa sono), tutte rocce della coltre liguridi, si tratta di ben altre litologie, a volte impiegate anche come pietre da costruzione per la loro resistenza meccanica, è logico che diano forme di paesaggio diverse.
Se la superficie della terra fosse a composizione uniforme e monotona allora si potrebbe pensare di equiparare le osservazioni che si fanno sullo stelvio o sulla raticosa con quelle che si fanno sul monferrato o sui colli di bologna, ma non è così. Ripeto non è così, e persino litologie diverse possono presentare diverse resistenze in funzioni della loro giacitura della strratificazione (franapoggio, lo dice anche il nome, viene giù tutto, reggipoggio, lo dice anche qui il nome, restano completamente diverse) o della storia tettonica che hanno subito (fratturate e fagliate come il flysc di monte cassio alla frana di Corniglio di parma = si disgregano a manetta, massicce come le granodioriti dell'adamello=non si spaccano nemmeno a picconate) ecc. ecc.
Non può pensare che la dolomia principale o il calcare massiccio della serie umbromarchigiana faccia degli archi come li fanno le argille del pliocene intrappenninico... sa che in aerofotogrammetria esiste il modo di determinare la risposta all'erosione di una porzione di territorio dal pattern del reticolo di drenaggio che vi si imposta?

Lei sa che cosa sono le argille e che cosa sono le arenarie? ma soprattutto, sa che differenze ci sono da un punto di vista "tangibile" ?
Comincio a dubitarne dalle domande che pone, per cui la invito a leggere attentamente il libro "geomorfologia" del Panizza (uno a caso, c'è anche il castiglioni), oppure ancora meglio questo libro forme del paesaggio così potrà valutare anche quello che molte altre persone hanno scritto in precedenza, alcune dedicando l'intera vita professionale, se non altro per non banalizzarlo o peggio ignorarlo ai fini delle risposte che cerca.
E dovrà anche studiarsi tettonica e geologia strutturale, almeno per comprendere perchè e come le rocce si trovano in posizioni disparate e deformate, cos'è una faglia e una frattura e come queste avvengono e dove. ecc. ecc.

Per il momento non credo proficuo -per quanto mi riguarda- continuare a investire del tempo in questa disussione. Saluti


This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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