Anche colui che pensa di aver trovato un nuovo ordine e cerca conferme è un ricercatore.
Questa è una frase chiave.
Da secoli la scienza è passata dal "cercare conferme a quanto scritto sui sacri testi" (dei pensatori, dei filosofi, dei profeti del passato) al cercare con libera mente tasselli, da ricomporre in quadri coerenti solo a fine raccolta, o quasi.
Mi ripeto, ma la questione metodologica è troppo importante per essere ignorata.
Il rapporto col "modello" non può che essere dialettico, esso è uno schema mentale che può indirizzare la ricerca, puntando l'attenzione su determinati aspetti, ma si deve anche essere consapevoli del suo valore di semp'lice stimolo, abbozzo elementare e risibile alla luce dei risultati reali, di campo, che esso aiuta a portare sul tavolo.
A questo punto, quando la selvaggina è raccolta nel laboratorio, occorre saper disfarsi del modello come del carniere in cui è stata ammassata, pr ridistribuirla sul tavolo e giocare con essa tutte le possibili libere associazioni. Solo allora il "ricercatore" diviene propriamente tale, nella libera correlazione degli indizi che lo portano alla fine sulla strada del "vero" presunto "copevole".
Se torchio l'oggetto della ricerca per fargli confessare quelli che sono i miei personali fantasmi eso alla fine, esausto, finirà per confermarli... secoli di inquisizione lo hanno dimostrato, la cronaca nera attuale pure, ma si può applicare anche ai frutti inanimati della ricerca scientifica.
Qualsiasi modello può essere confermato acriticamente da una serie di dati selezionati e piegati ad esso.
Ma non sono i dati, unica entità reale nella sua singola individualità, a potersi piegare, bensì i modelli a doversi rigenerare dal'interno del nuovo set di dati.
E le conferme le ho trovate in queste alture appenniniche. Ho trovato delle valli a V con fondo roccioso. Sembravano erose dai nostri torrenti impetuosi e modellati nella loro pendenza dalle relative frane. Ma qualcosa non tornava. Il fondo delle gole era spesso di roccia viva. Stabile.
Non c'erano frane li, tanti rivi, li non potevano avere forza: erano troppo vicino al crinale.
??!!... e in cosa dovrebbero essere i fondi delle valli erose dai torrenti, se non in roccia viva? Per quale motivo le frane dovrebbero sostarvi, anzichè andarsene più in basso seguendo la forza di gravità (alla base sia del movimento in aria libera che della forza trascinante dell'acqua)?
E allora mi è venuto in mente il conglomerato che è fatto da una specie di cemento contenente dei massi più o meno piccoli. Ma un sedimento, con il tempo, diventa una roccia abbastanza compatta vero? Una roccia sedimentaria.
E, se è così esistono conglomerati indifferenziati ma anche conglomerati "puri" e cioè senza sassi inglobati.
Altro punto metodologico. Meglio non fare confusione estendendo arbitrariamente il significato dei termini, o usandoli senza averne appieno compreso il senso specifico.
La scienza, e qualsiasi enunciato teorico di essa, è rigora matematico anche nell'uso della lingua: uno e un solo significante per ogni significato.
Un conglomerato è una roccia clastica costituita di clasti superiori ai 2 mm, sino ai grandi blocchi: sempre "sassi" sono, ghiaia, frammenti ben visibili a occhio nudo e che richiedono un certo tipo di energia del mezzo per essere rielaborati.
Possono essere imballati in una massa di fondo più fine, sabbiosa o ghiaiosa, e questa può arrivare a sostenerli, oppure possono ancora sostenenrsi da soli (se lavo via il fondo, rimane l'impalcatura di ciottoli a contatto, che non collassano gli uni sugli altri). Il tutto viene poi pervaso dal cemento e cementato. Ma solo dopo.
Un conglomerato non è - per convenzione - mai un "cemento che ontiene massi" bensì "dei massi che sono legati da cemento". Sembrano le stesse parole sparse in modo diverso, ma il significato varia profondamente.
E il significante "conglomerato" ha in geologia uno e un solo significato, il secondo. Per definizione arbitraria, per convenzione, per comodità.
Definire una lingua condivisa è la base della comunicazione all'interno di un gruppo.
Chiunque può, arbitrariamente, stabilire una nuova lingua, però fonderà con essa un altro gruppo a condividerla, un'altra cultura, un'altra scienza. Quesat è la base fondante, imprescindibile, del sistema.
Chiamare le cose con il loro nome condiviso da tutti quelli che se ne occupano.
Un "conglomerato puro, senza ciottoli dentro" NON E' UN CONGLOMERATO. Punto.
Lo chiamo in maniera diveraa. Lo chiamo limo, fango, argilla, argillite, siltite etc. a seconda di granulometria e grado di cementazione, ma mai e poi mai "conglomerato".
Quelli indifferenziati sono riconosciuti come generati dai ghiacciai.
Altra frase chiave.
Sono riconosciuti... da chi? quando?
Qualsiasi ricerca si fonda sulla bibliografia, sulla citazione puntuale degli autori che fanno da mattoni portanti delle teorie elaborate e delle dimostrazioni.
E questi autori devono essere non solo noti e verificabili, ma anche validati dalla comunità scientifica corrente, cioè sensati rispetto alla cornice teorica a cui ci si rifà nelle dimostrazioni che si portano avanti.
Ora, attualmente questa affermazione - se mai qualcuno, ad esclusione degli incliti autori wikipediani anonimi - non ha alcuna validità riconosciuta.
I conglomerati sono deposti da correnti trattive (fluviali in senso lato), anche a carattere discontinuo o oscillatorio (moto ondoso), o da trasporto in massa, i.e. correnti di torbidità, in particolari condizioni.
Per i depositi glaciali più caratteristici , così come per parte dei trasporti in massa, preferiamo oggi distinguere la categoria diamicton/diamictite.
Che è qualcosa di molto peculiare, molto ben riconoscibile, e che vale la pena distinguere nettamente dal semplice "conglomerato".
Si potrebbe ipotizzare che quelli puri provengono da ghiacciai che hanno percorso più strada. In quanto tutti i sassi contenuti hanno fatto in tempo a ridursi in fango.
Ecco... stabilita arbitrariamente una categoria che non esiste, ora possiamo costruirci su secondo logica, tutta la scienza che vogliamo.
E' un classico esempio del concetto di conoscenza. Dati dei postulati, si crea la fanta-scienza, in base a conseguenze, correlazioni, considerazioni assolutamente logiche e inoppugnabili all'interno del set di condizioni/regole che si sono predeterminate a tavolino.
E' l'arte dei grandi autori, quindi degnissima, che ha dato alla letteratura mondiale contemporanea nomi come Tolkien e Asimov.
Creano mondi, assolutamente coerenti e realistici al loro interno, perché fondati con rigore a partire da dei presupposti assunti a priori.
La differenza fra i mondi così creati e quelli reali sta semplicemente nell'aderenza alla realtà sensibile dei presupposti scelti.
Nel nostro caso, i "conglomerati indifferenziati" non sono deposti dai ghiacciai, e i "conglomerati puri" non esistono.
Se esistessero, nel loro mondo tutte le conseguenze che ne discendono potrebbero essere valide.
Ho osservato molte pareti con i loro strati, molte cave che ne evidenziano altri.
Li ho cercati di spiegare con la mia teoria e, dopo un po, ora riesco a capirne le inclinazioni, le pieghe, il modo in cui descrivono i flussi glaciali che ho evidenziato.
Torniamo al punto di partenza. Cioè prima di Bacone e prima di Galileo. O addirittura al dibattito sugli universali (contro gli universali) portato avanti a caro prezzo da Pietro Abelardo (grande precursore che si continua a voler nascondere entro l'ombra artificiosa dei cosiddetti, comodi, "secoli bui" del Medioevo).
Non è "la teoria" di un qualcuno che "riesce a spiegare" i dati sensibili, bensì i dati sensibili che concorrono a costruire una teoria di essi interpretativa.
Torniamo a fare scienza come si usa da almeno 500 anni a questa parte, per favore, e forse allora si potrà discutere di qualcosa produttivamente!
Non ho ancora espresso questi concetti in quanto non sono ancora molto sicuro e non ho fatto in tempo a pubblicare sul sito le foto.
Certo che, non essendo io un geologo, procedo con grande difficoltà in quanto devo spiegarmi tutto.
Altro punto metodologico chiave.
"siamo nani sulle spalle di giganti" diceva Bernardo di Chartres, ed eravamo nel XII secolo.
E' semplicemente assurdo partire, dopo millenni di evoluzione del pensiero occidentale, per lo studio di una disciplina senza conoscere tutto quanto esposto precedentemente, sia le teorie validate, sia soprattutto quelle superate e i motivi del loro superamento.
Ormai troppe generazioni hanno concorso alla nostra conoscenza per pretendere di ripercorrerne da soli l'intero percorso, le tappe chiave e i grandi fallimenti, i ripensamenti e le intuizioni geniali dettate dal contesto contingente.
Sarebbe una vana perdita di tempo, vana perché non rimarrebbe il tempo per progredire con un passo ulteriore, vana perché tutta roba già elaborata, che abbiamo già nel carniere.
Viviamo della scienza, dei progressi e degli errori di chi ci ha preceduto. Non ammetterlo è sempliemente impensabile.
La ricerca e i mulini a vent sono due cose radicalmente diverse. Fare ricerca non è gettarsi da soli con tutte le proprie forze contro le pale dei mulini. Non serve, non porta a nulla, non ha senso.
Fare ricerca è essere parte di una squadra che si prolunga nel tempo, segnare un passo dopo infiniti altri e preludio di ulteriori nuovi.
Forse, se prima provasse a diventare un geologo, poi tutto le apparirebbe più chiaro. E magari, guardandosi indietro, riderebbe delle srane cose a cui ha creduto in passato...
A proposito, come si può formare un grande deposito di creta pura? Sia che si presenti in forma di falda che in forma di ammasso credo sia difficile essere sicuri che si tratti di un deposito di materiale eroso da acqua.
L'acqua, nei nostri fiumi, ho sempre visto che deposita questo materiale in strati sottili, inframezzati da materiale un po più grosso.[quote]
L'argilla non si deposita nei fiumi, bensì decanta in acque stagnanti, ferme (diagramma di Hjulstrom, o come si scrive...).
Può essere che l'ambiente abbia variazioni cicliche dei parametri, e quindi si formano sequenze laminate/stratificate, e può darsi che sia assolutamente invariante per lungo tempo.
In realtà anche qui è relativo: gioca la velocità di sedimentazione contro il tempo di variazione dei parametri. Se ho abbondante sedimentazione in un tempo brevissimo, i parametri al ocntorno non fanno in tempo a variare, e quindi si deposita un bancone anche plurimetrico di sedimento tutto uguale, massivo.
[quote=hornet]Potrebbe essere invece un deposito di fango glaciale? e se al suo interno ci sono dei "trovanti"? questi non vanno tanto d'accordo con il trasporto di piccole particelle da parte dell'acqua.
Sinceramente... si prenda un testo base di sedimentologia, un Ricci Lucchi o qualcosa del genere. Cartaceo, pubblicato ufficialmente e in italiano madrelingua.
Il "fango glaciale" puro non l'ho mai visto. Parliamo, di nuovo, di diamicton, e nella fattispecie del diamicton a ciottoli sparsi, annegati nella matrice spesso sovraconsolidata, spesso attraversata da piani di shear isorientati secondo il flusso del ghiacciaio, che si genera come lodgment till, alla base del ghiacciaio in movimento, e che si annida laddove trova un ostacolo, laminandosi spesso ulteriormente.
Questo è il "fango glaciale". Ed è ricco di clasti (trovanti, per gli amici dell'applicata ;-)).
E va daccordissimo con il trasporto di particelle da parte dell'acqua, H2O: basta cambiare i parametri a contorno, se la temperatura è tale che la viscosità del fluido acqua riesca a tenere in carico tutto ma proprio tutto, anziché sedimentare i blocchi più grossi... Hjulstrom, Hjiulstrom!!!!... ripeto, prima si formi le basi, e poi vedrà che tutto apparirà più chiaro.
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