Originariamente inviato da: mccoy
Certamente, il giudice usa una logica personale, perversa ma pur sempre logica, altrimenti sarebbe giudicato folle e rimosso dall'incarico.

Questo è attualmente impossibile, ma, se ci fosse una legge che prevede la responsabilità personale dei giudici, sarebbe uno di quei casi in cui indagare non follie patologiche, di cui non abbiamo colpa, ma la probabile "violazione manifesta del Diritto"; la logica-quale-che-sia-purché-ci-sia non è affatto una giustificazione, al contrario, altrimenti si potrebbe giustificare tutto, pure Hitler aveva la sua logica (perversa). Un giudice non può fare forzature per creare logiche discutibili e sentenze come meccanismi giuridici che solo apparentemente funzionano, perché così non è più giustizia basata sul Diritto, ma arbitrio "personale", appunto, e nella sentenza di primo grado di arbitri, forzature e distorsioni del Diritto se ne possono trovare tanti. Compreso il "cherry picking" scientifico: un giudice che si fa "influenzare" da letture episodiche?! Senza nemmeno aver nominato un consulente tecnico terzo (che poi, anche in tal caso, non è sufficiente pendere dalle labbra del consulente, e ce ne sarebbero da dire... Se ti va e hai tempo, leggi questo saggio di un intelligente costituzionalista sul rapporto scienza-giustizia: La ricerca scientifica e il diritto alla salute , sempre attuale - purtroppo)?

Quote:
il giudizio non verteva su eventuali leggerezze, imprecisioni, negligenze, contraddizioni ecc. nelo contenuto del verbale

Come no?... Pagine e pagine di motivazioni pretendendo di dimostrarle, e di dimostrare nientemeno l'identità di contenuto tra esse (ovvero tra le valutazioni scientifiche degli esperti riportate in verbale) e le sciocchezze dette da De Bernardinis! Vedi cherry picking di cui sopra. Ma davvero stiamo qui ancora a cercar logiche e candide ingenuità in quella sentenza?

Allo studio di Boschi et al. del '95 accenna anche Boschi qui:
Note a margine di due processi… alla scienza
Quella di Mulargia rimane comunque una verifica a posteriori che non mette in discussione l'inutilizzabilità di quello studio prima, ai fini della previsione a breve termine. Per il resto, Mulargia e il gruppo INGV e Boschi possono pure essere in disaccordo e ciò potrebbe essere materia di discussione, o forse no, non saprei: per quel che ho capito io, sul sito INGV si dice che l'"errore" (approssimazione?) era previsto dagli autori. E' un po' difficile dedurre l'opinione di Mulargia a riguardo, se non viene affrontato direttamente questo punto.

Quote:
Non tutti i cittadini sono rimasti rassicurati da dette dichiarazioni, infatti molti hanno abbandonato le abitazioni. È possibile discernere la soggettività in questo aspetto? Forse sì dato che ognuno percepisce a modo suo. Forse no dato che a posteriori è facile dichiarare di essere stati negativamente influenzati per poi giustificare sé stessi e scaricarsi i sensi di colpa.

Sulla contraddittorietà (che ovviamente risponde a una strategia "economica" della nostra mente) dei percorsi psicologici, secondo me è molto significativa - direi illuminante - questa testimonianza:
http://quattrocentoquattro.com/2014/11/1...oto/#more-13252
Consapevolezza, contemporanea rimozione della consapevolezza, reinterpretazione dei fatti col classico senno del poi... C'è tutto. Anche l'ignoranza in materia che porta a una cattiva lettura degli elementi di giudizio (la politica "faceva poco": volantini, esercitazioni sono giudicati "poco"; non si comprende l'impossibilità, l'impotenza, di far altro per eventi imprevedibili come i terremoti).
Molto significativo mi pare questo episodio:

"Venerdì 3 aprile, compito in classe di latino. Dopo una ventina di minuti dalla distribuzione dei fogli, alcuni di noi avvertirono una scossa. «È il terremoto, professorè!». Per alcuni secondi nessuno disse niente. Poi le porte delle altre classi si aprirono: gli insegnanti si scambiarono delle rapide occhiate in corridoio. «Che facciamo?» – domandammo, a metà tra il solito spavento e la speranza di annullare la verifica. La professoressa ci bloccò: era solo una scossa, non era successo niente. Alcuni accennarono una protesta. «Ma insomma, la smettete? – ribatté lei – E se foste vissuti in Giappone, dove scosse come queste sono all’ordine del giorno, mi dite come avreste fatto?». Il compito di latino andò avanti.

La nostra professoressa non era un’irresponsabile. Tutt’altro. Quella mattina nessun insegnante ritenne opportuno far uscire la propria classe, il preside non ci pensò neppure ad evacuare l’edifico."

Dunque le persone "non irresponsabili" lo sapevano che le "scosse premonitrici" non esistono... Quale differenza tra questa scossa e quella della notte del 5-6 aprile? Quale differenza tra questa esortazione a rimanere in classe (anzi, in questo caso è un ordine - non esortazione o presunta induzione psicologica - a rimanere nell'edificio, da parte di chi ha la responsabilità dell'incolumità degli studenti) e quella di De Bernardinis? Davvero è giusto condannare De Bernardinis?

"Non era solo la politica, tuttavia, a reagire piuttosto passivamente a quello che accadeva. A ripensarci oggi, mi sembra che tutte le nostre abitudini, in quei mesi, fossero rimaste praticamente immutate. Certo, si potrebbe dire, e forse non sarebbe del tutto sbagliato, che evitare di modificare la propria routine quotidiana, non rinunciare in nulla a ciò cui più si è affezionati, risulta un espediente per impedire alla paura di crescere, per cercare di scongiurare un rischio che, pur non volendo, sentivamo tremendamente concreto."

Ecco la chiave di lettura dei fatti... E' tutto qui.
Io lascerei perdere di fare processi, stabilire nessi causali e infliggere condanne fondate su prove con la consistenza del fumo. E sull'illusione che il rischio si fosse concretizzato in quei mesi per via di uno sciame.

Ultima modifica di DanielaP; 07/12/2014 14:33.