Si può fare, anche se le MV non raggiungono I 700 m/s, in questo caso però bisognerebbe accertare o escludere la presenza di un riflettore (conglomerati basali) al top delle MV e la maniera più semplice a quella profondità è il rilievo con microtremori, dato ceh quando c'è sembra che si veda molto bene.
Si quando presente è ben visibile con i microtremori; in presenza del riflettore (ghiaie basali) al top delle MV sarebbe quindi corretto utilizzare il riflettore come bedrock? Anche se il suo spessore è modesto rispetto alle sottostanti MV?
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
Questo è stato uno degli aspetti più interessanti visti nel corso, che forse è andato perso nella gran mole di argomenti trattati. Dal punto di vista formale e concettuale adottare quel livello conglomeratico come bedrock non è tanto corretto, può però esserlo dal punto di vista pratico se il progetto interessa strutture con risonanza> 1 Hz. Questa analisi può essere modellata in 3 maniere: -Bedrock profondo 525 m secondo Moscatelli et al., senza contrasti noti tra questo e i conglomerati al top delle UMV -Bedrock consistente nei conglomerati al top delle UMV -Pseudobedrock consistente nella UMV stessa, ma moto di input riscalato allo spettro di normativa B per quel sito e quella strategia di progetto.
Mi sembra che i confronti ci stanno già, li recupero e li posto in un unico grafico al più presto. In tutti i casi comunque regna sovrano il picco di 1 Hz, anche se il livello che lo genera è spesso solo 7 m (in Valco S. Paolo); nel 1° caso c'è un overdamping alle alte frequenze che non c'è nel 2° caso, ma dato che i microtremori non rivelano picchi alle alte frequenze, forse l'overdamping delle armoniche del picco di 1 Hz è desiderabile perchè rispecchierebbe maggiormente la situazione reale.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Mi sembra che i confronti ci stanno già, li recupero e li posto in un unico grafico al più presto.
Grazie. Effettivamente le mie domande erano proprio per cercare di circoscrivere i tre modelli implementati.
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Un altro dubbio! Perché STRATA non accetta valori di Effective Strain Ratio < 0.45? Forse perché per valori minori si tenderebbe a ricadere nel LE?
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Alessandro, non so se c'è un criterio quantitativo ma qualitativamente forse si vuole evitare un eccessivo ottimismo a sfavore della sicurezza, a volte si mantiene il 0.65 anche con valori di Mw minori di 7.5. Può darsi semplicemente che quella formula sia valida solo per Mw non minori di 5.5.
Il caso LE non credo abbia niente a che fare con l'effective strain ratio, dato che si tratta di deformazioni e che in LE i valori di G e di rapporto di smorzamento sono costanti e non in funzione delle deformazioni stesse.
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Ho fatto una rapida prova. Modello implementato Argilla Vs 190 m/s spessore 15 m, gamma 20 Sabbia Vs 350 m/s spessore 20 m, gamma 19 Bedrock Vs 800 m/s, gamma 23
Ho variato progressivamente il Effective Strain Ratio (g_eff) con i seguenti step: 0.8, 0.65, 0.45. Dopo ho confrontato le FT EQL a diversi g_eff con la FT del LE. In allegato il confronto. Forse si può intravedere, al diminuire di g_eff, una progressiva traslazione della FT verso la FT LE
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Alessandro, ho capito cosa intendevi nel post precedente, il tuo ragionamento sull'LE era corretto nel senso che un effective strain ratio =0% è la stessa cosa che imporre una deformazione zero, il che riconduce esattamente al caso LE.
I ragionamenti degli autori (e non dimentichiamo che Ellen Rathje è uno dei principali consulenti internazionali di RSL) evidentemente sono che con M <=5 non ha senso ridurre troppo lo strain ratio, tanto vale effettuare l'analisi in regime di deformazioni zero ossia LE.
L'andamento delle curve nel tuo grafico è coerente con la diminuzione della G (Vs) e l'aumento del D all'aumentare dell'effective strain ratio.
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Quindi secondo gli Autori per M<5.5 solo LE per M>5.5 EQL con g_eff variabili in relazione alla M. È anche vero però che per M>5.5 non siamo in grado di valutare a priori l’entità dei fenomeni di non linearità ne se questi insorgano o meno. In questa ottica, a tuo parere, sarebbe utile avere la possibilità di implementare in STRATA la variabilità di g_eff (analogamente alla possibilità di variare Vs ecc.)? Oppure tale variazione può essere in parte compensata dalla possibilità di variare di G e D?
Ritornando al caso di Valco San Paolo, dalla disaggregazione emerge che la quasi totalità dei terremoti possiede M<5.5. Tale disaggregazione (a meno del settore orientale di Roma in cui iniziano ad emergere distribuzioni bimodali di M) è in gran parte trasferibile all’intero territorio comunale e a gran parte del settore occidentale del Lazio. In questi casi sarebbe quindi corretto approcciare la RSL con il solo LE?
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Alessandro, è evidente che ci sono due scuole di pensiero:
1- Usare sempre gamma_eff=0.65 gamma max 2-Usare la formula gamma_eff = (M-1)/10
Inoltre ci sono studi specifici della scuola giapponese sul gamma_eff, facendolo variare ad esempio in funzione della frequenza, calcolando il gamma_eff reale da analisi a posteriori ecc., ad esempio puoi vedere questo articolo, anche se l'inglese non è proprio ottimo.
Un altro aspetto che mi viene in mente è che con LE generalmente si pone D costante = 5%, ma in EQL a basse deformazioni D generalmente < 2%, quindi anche a deformazioni basse o nulle qualcosa cambia e dovremmo assegnare in LE smorzamenti opportuni per effettuare un paragone più corretto.
Sulle analisi LE, alcuni specialisti, tra cui lo stesso Mucciarelli, pensano che, in considerazione della modesta evidenza di fenomeni non lineari nei terremoti italiani, tanto valga procedere con questa strategia , essendo anche cautelativa come ampiezza.
Adattando opportunamente i parametri si potrebbe anche eseguire una EQL che si avvicina ad una LE. L'andamento del damping ratio ad esempio si può studiare in strata richiedendone il profilo.
Per Valco S.Paolo riesamino tutto e possiamo continuare la discussione, un aspetto ancora non chiaro in quel caso è come considerare i picchi delle armoniche alle alte frequenze con bedrock superficiale l'eventuale overdamping in EQL. Un aspetto chiaro invece è che il picco a 1 Hz circa rimane sempre lo stesso, in LE e in EQL
Ultima modifica di mccoy; 26/12/201421:23.
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Rammento che le dispense del corso sono liberamente scaricabili nel sito OG Lazio.
Qui abbiamo il paragone tra condizioni LE e EQL, tutto sommato le funzioni di amplificazione differiscono di poco.
Qui l'effective strain ratio è 45%, e, anche se non ho ritrovato il file, il damping in condizioni LE credo sia < del 5%, ricordo di avere adottato il Do delle prove di laboratorio dinamiche, Do che era di circa 2%.
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