Anche quando mi laureai io, geologia (Milano) era effettivamente la facoltà con meno esami e solo uno di matematica, per cui molti arrivavano solo per questo.
C'è però da dire che non si parlava ancora di "mercato", di "produzione" (di laureati) e di concorrenza fra facoltà, quindi non c'era la "corsa al ribasso". Nel giro di un anno, massimo due, l'ambiente selezionava queste "faune", il numero di studenti crollava drasticamente, e le possibilità di approfondire le proprie conoscenze a contatto con docenti e ricercatori aumentava (ci si conosceva tutti, più o meno, e i prof svolgevano tanta didattica con gli studenti, proprio perché erano pochi).
Ecco, questa dimensione selettiva si è persa sicuramente.

C'è anche da dire che si faceva tanto "terreno", che non è da tutti, e il geologo si qualificava non tanto per sapere a memoria testi o liste di nomi, ma per l'aver acquisito quella "sensibilità" al territorio e ai suoi processi che solo può esser data dall'esperienza diretta degli stessi.
Non siamo una scienza esatta, e si possono conoscere tutte le formule matematiche e i parametri meccanici di un cubetto di roccia, ma se, in un'area dove si richiede di costruire, non si sa "beccare" a colpo d'occhio o a istinto quali siano le magagne nascoste (insomma, diciamoceo, i parametri per una formula risolutiva sono troppi, e un terreno che sta muovendosi si fa prima a riconoscerlo direttamente, e a predisporre di conseguenza le dovute analisi mirate e precisamente collocate), difficilmente si va troppo lontano.

Anche questa dimensione si sta un po' perdendo. Si lavora in laboratorio, con Santa Matematica, modelli e simulazioni, però poi vedo, sul lavoro, relazioni tecniche che palesemente copiano autori precedenti senza comprenderli, giusto per fare un po' di "inquadramento", per poi sciorinare una serie di indagini di rito, ma posizionate secondo protocolli standard che col contesto nulla hanno a che vedere. D'aòtra parte, la parola d'ordine è sempre "si costruisca", quindi questo tipo di geologo "di facciata" ha sempre un suo mercato, anzi...

Detto questo, devi però tenere conto anche ch sono cambiati gli studenti. Cioè, no, sono cambiate le scuole primarie e secondarie che li accompagnano verso l'università. Per esperienza diretta, noto che, a fronte di un gruppuscolo di persone interessate - che amano più che "studiare" approfondire i problemi e capirli, e che per istinto si pongono domande e creano collegamenti fra le nozioni apprese - aumenta sempre più una pletora di "prodotti della scuola secondaria" completamente appiattiti negli interessi e soprattutto nella capacità di muoversi autonomamente, di "nuotare" fra le materie di studio. E questo non solo a Geologia.
A Lettere è il medesimo spianto. Arrivano da scuole generiche, che non hanno dato le basi, e nemmeno il metodo. Si pretende infatti di far fare ai ragazzini i grandi collegamenti interdisciplinari, presentando spesso "casi" preconfezionati, quando invece mancano le basi, i saperi minimi per poter "lavorare". Mi spiego: prima di lavorare su un collegamento interdisciplinare fra espansione romana e impatto ambientale (argomento wsentito trattare da figli di conoscenti), occorre imparare la storia, sapere bene le tappe della romanizzazione, e avere nozioni di botanica e di ecologia degli ambienti padani in cui i suddetti romani si sono espansi. Insomma, i mattoni per costruire un ragionamento, che poi, eventualmente andrebbe lasciato sviluppare al ragazzo. Invece si propone il ragionamento già fatto e finito, lo studente lo impara a memoria, ovviamente non saprà replicarlo in un altro contesto (quindi di fatto non ha imparato a ragionare e a farsi delle domande, perché per lui se le sono fatte e predigerite i docenti), e in sovrappiù non avrà nemmeno acquisito le nozioni base necessarie per qualsiasi elaborazione futura.
Questo è.

Arrivi a Lettere e c'è gente che affronta il mondo classico senza aver mai letto nemmeno il riassunto dell'Odissea, senza conoscere un elemento della cultura che studia. Ho visto studiare storia dell'arte confondendosi fra divinità, e tutta l'arte classica o quasi è rappresentazione di miti, spesso criptica e fondata su precise iconografie. E svolgere un programma di geografia storica senza saper consultare un atlante o sapere dove sia l'Egeo...

Insomma, il panorama è desolante ovunque si guardi, e l acolpa non è solo dell'Università.
Che, sì, si adegua e non forza la mano... però, se oggiun docente pretendesse quello che si pretendeva venti anni fa, probabilmente nessuno passerebbe un esame che sia uno.

Questa la constatazione, dopo anni di navigazione lungo il limite fra la terraferma didattica e il mare della professione.