Caro Oscar, un saluto da uno che ha scelto di presentarsi sotto nickname (del tutto privo di fantasia, lo ammetto), ma che all'occorrenza (come in questo caso) non tralascia di sottoscriversi con nome e cognome!
Passo ad esporre alcune mie personalissime considerazioni (del tutto scevre da rancori nei confronti di chicchessia)... Tariffe professionali disattese (che siano minime, medie o massime): il problema è annoso e, temo, pressochè irrisolvibile; in una categoria alla quale appartengono individui che rappresentano
"anime" diverse (penso a tutti i geologi-imprenditori) è fin troppo facile mescolare in maniera inestricabile la professione e l'impresa (si finge di togliere qualcosa al prezzo dei sondaggi e lo si travasa nel capitolo "relazione", tanto poi alla fine quello che conta è portare a casa il lavoro e mandare
avanti l'impresa).
E gli altri? quello strano manipolo di geologi che campano solo di libera professione (già costretti a barcamenarsi tra mille difficoltà ed ora in attesa del colpo di grazia, travolti dal rapido numero 349)? A loro solo l'alternativa tra attestarsi in trincea con atteggiamento da "duri e puri" (e in tal caso la
fine prematura, professionalmente parlando, è certa, anche senza bisogno che gli si scagli addosso la suddetta locomotiva), oppure adeguarsi alle "logiche di "mercato" (sic! perchè di un mercato si tratta, non dissimile da quello delle carote, delle patate e delle mele) e cercare di rimanere a galla.
A mio avviso, quello che manca alla nostra categoria è un'identità forte, un ruolo ben definito che ci faccia entrare a buon diritto nel novero delle professioni riconosciute! E dire che ci muoviamo su un terreno fertile... nel nostro "bel" paese che frana, sprofonda, finisce sott'acqua, trema come una brasiliana semi-ignuda al Polo e fuma come una mezza dozzina di Turchi, è mai possibile che per campare, noi geologi si sia costretti a confrontarci con una manica di incompetenti (l'ing, il geom., l'arch, il fig. di putt. di turno) per portare a casa la pagnotta? Se ci fosse "l'identità forte" i compensi adeguati verrebbero di conseguenza (tariffario o non tariffario), perchè se uno mi chiama è perchè si aspetta da me che io gli dia delle risposte, e allora, o io gli dò le risposte che quello s'attende (e quello mi compensa adeguatamente per il tempo, l'impegno, la competenza, la professionalità, la suola degli scarponi che ho consumato in campagna, ecc.), oppure io gli dò la cartastraccia (e quello, giustappunto, straccia la carta, a me mi sputa in un occhio e
allora io decido saggiamente di togliermi dalle balle e la smetto di fare la concorrenza sleale basata sulle relazioni a 50 euro).
Solo l'identità forte e il ruolo ben definito possono sovvertire le "logiche di mercato"; se tra due ortolani, quello che vende le mele buone va avanti (pure se ha prezzi più alti) e quello che c'ha la frutta coi vermi dopo un po' chiude bottega, perchè mai chi ci rappresenta non fa nessuno sforzo per riuscire ad ottenere lo stesso risultato anche per la categoria dei geologi liberi professionisti?
Deve essere la qualità del lavoro (di un lavoro riconosciuto importante al pari di una bella mela senza il verme, per continuare con la similitudine ortofrutticola) a determinare Il giusto compenso... mentre purtroppo non sempre il giusto compenso (quello stabilito dal tariffario) determina la qualità del
lavoro.
E quel che è peggio è che chi ci commissiona il lavoro (ente pubblico o privato che sia), raramente è in grado di riconoscere un lavoro ben fatto da uno fatto male, proprio perchè manca completamente il senso dell'importanza della geologia.
Sono stato prolisso e me ne scuso.. altre cose avrei da dire a proposito della 349 (ma l'ora è tarda... mi riprometto di farlo in altro post); concludo solo dicendo che io a roma, il 12, non ci sarò.
Pasquale Di Marcantonio