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ciao a tutti, sto preparando un esame di stratigrafia e non sono riuscito a trovare qualcuno che riesca a dipanare questo dubbio.
che differenza c'è tra laminazione e stratificazione ?
grazie mille

chiedere al prof sarebbe troppo semplice, ma soprattutto non voglio fare una figuraccia !!

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Da non addetto ai lavori direi:

Stratificazione = deposito successivo di piu strati l'uno sull'altro

Laminazione = compressione di piu strati contemporanea

Mi accodo per vedere la risposta all'interessante quesito.

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Una risposta la puoi trovare in questo documento trovato in rete al seguente link:
http://geologilazio.it/public/file/2010/05/5b_QUATERNARIO_OGL.pdf
Saluti.

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Dopo un rapido esame di tutte le risposte che mi venivano in mente, e che venivano subito scartate per evidente inconsistenza, mi vien da dire:

la scala del fenomeno.

Infatti, gli strati possono essere il risultato di:

- cambi netti nell'apporto di sedimenti -> anche le lamine, v. es. varve

- pause nella sedimentazione, quindi presenza di una qualche ritmicità. Anche le lamine, v. es. ritmiti

- espressione di una ciclicità nella variazione di sedimenti, ad esempio da più grossolani a più fini verso l'alto, come nelle tobiditi -> anche le lamine, anzi, spesso si nota che nel dettaglio ciascun orizzonte "gradato" sviluppa a sua volta all'interno livelletti gradati via via più fini.

D'altra parte, quando questi cambi nell'apporto dei sedimenti, o nella loro granulometria o nella loro organizzazione interna, avvengono su spessori nettamente maggiori, tendiamo a parlare di "bancatura" anziché stratificazione.

Un calcare o una dolomia possono essere in strati oppure in banchi, anche plurimetrici.
Di contro, le argilliti spesso sono laminate.
E' evidente, in questo caso, che faccio differenza sulla base dello spessore dei livelli (condizionato a sua volta dalla granulometria e dai fenomeni in atto, però non ne sto tenendo conto, in questo caso).

Quindi, sono giunta alla conclusione che si tratti solo di un fattore di scala:
spessore dei livelli, cioè durata dell'intervallo di sedimentazione, cioè velocità di sedimentazione, quindi ambiente, processi sedimentari, granulometria etc. etc.
Mi sembra vadano di pari passo.

Gli strati esprimono un fenomeno più in grande, le lamine più in piccolo.

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Non è il mio campo e pertanto prendilo col beneficio del dubbio, ma non credo tuttavia che si distingua tra strato e la laminazione in base alla scala del fenomeno.
Direi che la laminazione sia piuttosto una struttura legata alle modalità di sedimentazione in riferimento all'ambiente sedimentario (più o meno energetico), tant'è che, mi sembra, che si parli anche di strati o banchi laminati.
A memoria ricordo, ad esempio, che la sequenza di Bouma, per uno strato torbiditico, preveda laminazioni piano parallele e/o incrociate (a seconda se è completa o no) e, di fatto, si tratta della deposizione di uno strato pressoché istantanea su scala geologica.
Credo che un qualsiasi testo di sedimentologia possa fugare i tuoi dubbi.

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Dal punto di vista sedimentologico e stratigrafico, gli strati sono corpi sedimentari grossolanamente tabulari separati da superfici di discontinuità. Le lamine, siano esse piane, incrociate ecc., sono unità di ordine inferiore e sono contenute all'interno dei singoli strati.
In passato c'era la tendenza a suddividere strati e lamine in base allo spessore (il valore limite era 1 cm). Attualmente si tende a considerare la lamina come unità di rango inferiore rispetto allo strato, indipendentemente dallo spessore.


12
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Originariamente inviato da: mc6505

Direi che la laminazione sia piuttosto una struttura legata alle modalità di sedimentazione in riferimento all'ambiente sedimentario (più o meno energetico), tant'è che, mi sembra, che si parli anche di strati o banchi laminati.


Non sempre. Non necessariamente. Anche uno "strato" può essere legato alle modalità di sedimentazione e alla maggiore o minore energia del mezzo.
In uno strato torbiditico ad esempio si passa da una base ad alta energia (l'inizio della torbida) a una parte alta in cui l'energia via via decresce (la coda di sedimenti fini) sino ad esaurirsi del tutto; il nuovo strato inizia con un nuovo arrivo di materiale in massa.

Originariamente inviato da: mc6505
A memoria ricordo, ad esempio, che la sequenza di Bouma, per uno strato torbiditico, preveda laminazioni piano parallele e/o incrociate (a seconda se è completa o no) e, di fatto, si tratta della deposizione di uno strato pressoché istantanea su scala geologica.


Anche una lamina, a maggior ragione, è istantanea... il punto è proprio la scala geologica.
Comunque, occorre trovare una "definizione" che calzi per la casistica completa.
Gli strati si formano anche in bacini tranquilli, in assenza di correnti di torbidità, che sono un caso particolare.
Ad esempio, in una sequenza di fanghi calcarei, uno strato può rappresentare tempi geologici sensibili. Dipende non solo dall'energia del mezzo, ma anche dall'apporto dei sedimenti.
Al limite, su di un paleoalto liassico nonostante l'energia del mezzo possa essere elevata (bassa profondità), la sedimentazione e quindi gli "strati" che si formano sono scanditi dal maggiore o minore apporto di fanghi, con superfici di assenza di sedimentazione e/o di maggior apporto realtivo di terrigeni... insomma, è una faccenda complessa, se si vuole generalizzare.

Originariamente inviato da: mtwelve
Le lamine, siano esse piane, incrociate ecc., sono unità di ordine inferiore e sono contenute all'interno dei singoli strati.
In passato c'era la tendenza a suddividere strati e lamine in base allo spessore (il valore limite era 1 cm). Attualmente si tende a considerare la lamina come unità di rango inferiore rispetto allo strato, indipendentemente dallo spessore.


Questo esattamente è il concetto di scala del fenomeno.
Che è diverso da "dimensioni assolute".
Il fattore scala è "quanto da vicino osservo l'oggetto". In una data sequenza, tendo a chiamare lamine le unità più piccole e strati quelle più grandi, che le comprendono.
In realtà, anche così non stiamo dando una definizione generale.
In una sequenza lacustre varvata, ad esempio, si ha una sequenza, appunto, costituita da lamine, ma non da "strati". Qualche bvolta si ha un "banco" varvato, che è uno stratone grande, oppure una semplice "sequenza di decine di metri di lamine, senza alcuna interruzione degna di individuare uno "strato".
Resta il fatto che oltre un certo spessore, una lamina non viene più percepita come "lamina".
Lo spessore critico è però relativo al contesto, e quindi torniamo al "fattore scala". Non posso dare un valore assoluto di spessore che discrimini strato da lamina, però concettualmente adopero i due termini in due contesti di scala ben precisi e definiti.

... ragionando ragionando e girandoci attorno, prima o poi arriverà anche la definizione...

Ultima modifica di morena; 18/03/2015 08:11.

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