Però...Il comune ha rilasciato il PC.
Se non ci sono clausole particolari, vuol dire che il Comune ignora il vincolo del PAI per cui saremmo autorizzati a costruire. Bisognerebbe anche studiare la gerarchia delle norme alle quali fanno riferimento PAI e PC.
Il mio discorso non vuole incoraggiare a costruire in zone a rischio, ma ricordiamo cos'è successo all'ecomostro di Bari.
Il multipiano fu fatto demolire, i costruttori persero in Cassazione ma vinsero in sede di Corte europea, lo Stato ha dovuto risarcire i costruttori (a quanto ricordo, non so se qualcuno ha informazioni più precise).
Credo il concetto che valga sia il seguente: se mi dici che posso eseguire quell'intervento io vado avanti, perché poi dovrei essere io e non l'ufficio tecnico competente ad essere perfettamente informato sugli innumerevoli vincoli esistenti.
Il PAI sarebbe una cosa seria se funzionasse. In alcune regioni, come la mia è diventato quasi ridicolo. Troppe zone con dissesti e scarpate inesistenti... Poi attualmente l'Ufficio non esiste più per cui le relazioni di compatibilità geomorfologica non possono essere lette e le pratiche rimangono lì immobili per quanto tempo ancora non si saprà.
A parte quanto sopra, nel caso discusso, se l'intervento non è previsto dalle norme di attuazione, allora non ha senso inviare la richiesta di parere all'autorità di bacino.
IL committente dovrà decidere se rischiare un'eventuale denuncia e blocco del cantiere, con facoltà di ricorso e vittoria possibile data la sentenza della Corte Europea.
Ovviamente, la parte giuridica è da studiare molto bene.
Il committente potrebbe anche non studiarla e decidere di proseguire in ogni caso, è necessario che venga informato comunque.
Parto dal presupposto che l'area non sia davvero a rischio, altrimenti dovremmo scriverlo chiaramente sulla relazione, scoraggiando l'intervento. Ci pagheranno poi???