Salve, riesumo questa interessante discussione perchè ho una domanda da fare legata proprio alla progettazione delle fondazioni su pali ed in particolare a come generalmente approcciate il calcolo della resistenza alla punta di pali trivellati o CFA di medio-grande diametro per carichi assiali.
Vengo al punto, sia nell'approccio 1 (seconda combinazione) che 2 nel caso di pali trivellati ma anche di CFA la norma impone coeff. di sicurezza generalmente più alti per la resistenza alla base che per la resistenza laterale. Vi sono vari motivi per questa scelta sui quali non entro.
Tuttavia è frequente o meglio è quasi la norma progettare i pali per limitarne i cedimenti quindi con un criterio che si rivolge più agli stati limite di esercizio che a quelli realmente di rottura cosa che deriva ovviamente dalla peculiare meccanica di mobilitazione della resistenza palo/terreno. Per cui ad esempio la resistanza alla base di terreni granulari non dipenderà solo dalle tensioni efficaci alla base del palo ma tanto più dal valore di Nq adottato. Per chi ha il Viggiani basta ad esempio confrontare i valori di Nq e Nq* di Berezanztev (fig. 13.2 e fig. 13.10) per apprezzare immediatamente l'ordine di grandezza di questo delta tanto per citare un metodo molto in voga. Adottando questo modus operandi ci poniamo quindi nell'evidente contraddizione di assumere coefficienti di sicurezza elevati su resistenze alla base già fortemente ridotte per tenere conto degli alti livelli di deformazione necessari alla mobilitazione delle stesse. Di fatto quindi la resistenza alla base ne risulta totalmente penalizzata.
Ne avranno tenuto conto nelle NTC? Come vi comportate? Quanta percentuale di cautela vi prendete ad esempio nell'adozione di Nq? Il ragionamento sopra espresso non pare cambiare anche se si utilizzano correlazioni empiriche derivanti da dati cpt o spt.

Un saluto


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