Buongiorno.
A proposito di indagini e geologia.
Premetto che non sono un'appassionato di Geotecnica, per formazione e tendenza, per cui mi piace molto che qualcuno accenda la luce sul fatto che comunque il nostro approccio in primis debba essere "geologico". Ovvero che si debba utilizzare la nostra scienza per rendere visibile quelle componenti nella dinamica del territorio che altrimenti sono ignote e come esse interagiscono con le finalità progettuali. Questo però non va confuso con la differenza tra la previsione derivata dalla "interpretazione" del territorio con con la modellazione derivata dall'acquisizione di dati di prima mano. Nella pratica lavorativa un professionista non può prescindere dal dato acquisito di prima mano sul terreno che deve studiare e questo indipendentemente dalla "quantità" e "qualità" di dati provenienti anche da studi sullo stesso sito. Ciò perchè quando elabora il modello di riferimento da cui discendono le scelte applicative egli se ne assume la responsabilità. La sua professionalità comincia allora dalla corretta programmazione delle indagini conoscitive: in numero e tipologia, anche se alla fine della fiera ciò che si acquisisce non dovesse aggiungere nulla di nuovo alle conoscenze generali.
Credo che il professionista non debba mai dimenticarsi che è chiamato per risolvere un problema applicativo e non per fare scienza. La pianificazione territoriale, con le sue carte e i suoi studi, è un ausilio fondamentale per scartare a priori ipotesi poco probabili e centrare al meglio lo spettro del nostro intervento e pertanto più è capillare e definita meglio è, senza per questo poter essere sostitutiva dell'apporto progettuale.
Pur non essendo un lampo di guerra nella geotecnica finora ho sempre potuto dare il mio giusto contributo. Vogliamo poi dire che molto del nostro lavoro è routine? Non mi sembra uno scandalo: non tutti e non sempre si può essere sui "grossi lavori" che lasciano il segno. Qualcuno è più "fortunato"? Un po di sana invidia non guasta, poi per cambiare il mondo c'è tempo.
Ciao Oscar Moretti.