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Questo l'articolo completo del PAI se rientri in uno dei casi sotto, puoi intervenire. Saluti
TITOLO II Norme d’uso del suolo: Divieti e prescrizioni Art. 3 - Aree a rischio molto elevato (R4) 1. Nelle aree definite a “rischio idrogeologico molto elevato” si intendono perseguire i seguenti obiettivi: incolumità delle persone, sicurezza delle strutture, delle infrastrutture e del patrimonio ambientale. 2. Al fine del raggiungimento degli obiettivi di cui al comma 1 è vietata qualunque trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l’aspetto morfologico, infrastrutturale ed edilizio tranne che non si tratti di: A) interventi di demolizione senza ricostruzione; B) interventi di manutenzione ordinaria e straordi naria, restauro, risanamento conservativo, e ristrutturazione edilizia, così come definiti alle lettere a),b),c)e d) dell’art. 3 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) e s.m.i., sugli edifici, sulle opere pubbliche o di interesse pubblico, sulle infrastrutture sia a rete che puntuali e sulle attrezzature esistenti, purché detti interventi non comportino aumento del carico urbanistico o incremento dell’attuale livello di rischio e la necessità di intervenire non sia connessa con la problematica idrogeologica individuata e perimetrata dal Piano nell’area; C) interventi strettamente necessari a migliorare la tutela della pubblica incolumità e a ridurre la vulnerabilità degli edifici esistenti, che non siano lesivi delle strutture ed infrastrutture adiacenti, senza aumenti di superficie e volume utili, senza aumento del carico urbanistico o incremento di unità immobiliari e senza cambiamenti di destinazione d’uso che non siano riconducibili ad un adeguamento degli standard per la stessa unità abitativa; D) interventi di riparazione, di adeguamento antis ismico e ricostruzione in sito di edifici danneggiati da eventi sismici, qualora gli eventi stessi non abbiano innescato asseverate riattivazioni del fenomeno di dissesto idrogeologico; E) realizzazione di nuove infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico riferite a servizi essenziali non delocalizzabili, purché l’opera sia progettata ed eseguita in misura adeguata al rischio dell’area e la sua realizzazione non concorra ad incrementare il carico insediativo e non precluda la possibilità di attenuare e/o eliminare le cause che determinano le condizioni di rischio; F) interventi atti all’allontanamento delle acque di ruscellamento superficiale e che incrementano le condizioni di stabilità dell’area in frana; G) opere di bonifica e sistemazione dei movimenti franosi; H) taglio e/o eliminazione delle essenze arboree ed arbustive qualora specifici studi, asseverati da tecnici abilitati, dimostrino che esse concorrano a determinare stato di pericolo per la pubblica incolumità, aggravino le condizioni di stabilità del versante o siano di intralcio all’esecuzione di opere strutturali finalizzate alla messa in sicurezza dell’area.
Fa' sempre la cosa giusta.
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Iscritto: Apr 2009
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Il PAI sarebbe una cosa seria se funzionasse. In alcune regioni, come la mia è diventato quasi ridicolo. Troppe zone con dissesti e scarpate inesistenti... Poi attualmente l'Ufficio non esiste più per cui le relazioni di compatibilità geomorfologica non possono essere lette e le pratiche rimangono lì immobili per quanto tempo ancora non si saprà.
Ciao, ho avuto modo di provare anche io direttamente sulla mia pelle l'efficacia del PAI della tua regione (non che le altre siano tanto meglio per quanto ne so). Una nostra richiesta di revisione del vincolo (NB: basata su studi, indagini e prove (mica su chiacchiere)) è accantonata ormai da anni senza che il Comitato la analizzi affatto (conosciamo bene le vicissitudini politiche che hanno vissuto le amministrazioni della tua regione negli ultimi anni): una vera vergogna. Al nostro collega che chiedeva come comportarsi dico che i Comuni devono recepire le indicazioni delle autorità di bacino anche e soprattutto modificando i loro PRG. Se non lo fanno questo, a mio parere, non ci esime a noi tecnici da coresponsabilità. L'iter è, sempre a mio modesto parere, di far rivedere il vincolo del PAI e poi eseguire l'intervento: vedrai che troveranno comunque un ns collega che gli farà eseguire i lavori nei tempi e come loro vogliono. Io però preferisco dormire con la coscienza a posto. Sempre in Abruzzo mi capitò di fare un sopralluogo per fare delle indagini e relazioni per costruire una serie di ville la cui autorizzazione ed iter urbanistico-approvativo era già del tutto completata: notai una situazione morfologica strana e con indizi per me allarmanti. Andai a fondo e vidi che in quella zona era segnata una frana ed un vincolo del PAI ... ma il Comune non ne sapeva nulla e non aveva recepito i vincoli del PAI (nonostante emessi da anni). Dissi che l'iter prima comprendere la reale situazione geomorfologica, eventualmente eliminare il vincolo dal PAI e poi intraprendere l'attività edilizia. Come andò a finire? chiamarono un altro geologo e le case ora sono lì! spero solo che il vincolo fosse - come spesso capita - sbagliato.
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M Member
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Ciao ingegno, ben risentito! Sì, in Abruzzo la situazione è strana, alcuni comuni ignorano totalmente il PAI, altri lo fanno rispettare, altri ancora si trovano a metà strada. E credo che alcuni siano influenzati dalla fazione politica o dagli interessi per quanto riguarda l'inclusione nel PRG, che sarebbe certamente la soluzione definitiva.
Per quanto riguarda il parere dell'Autorità sulle proposte di svincolo, i tempi sono certamente geologici e non so quante siano effettivamente le richieste approvate, forse nessuna, forse pochissime. Immagina che ormai si è bloccata anche la semplice emissione di pareri sulla compatibilità idrogeologica, che costituisce il lavoro di routine di questo ente. A rigore, tutti gli interventi nelle zone a rischio, che richiedono questo parere preventivo, sono bloccati non si sa per ancora quanto tempo.
Per finire con il tuo progetto, se ti ricapita potresti forse seguire questa procedura:
-scrivere nella relazione che si tratta di zona PAI gialla ad esempio, con pericolosità elevata -Analizzare la geomorfologia e il rischio qualitativo di dissesto che emerge dal sopralluogo specifico -esporre i risultati -Scrivere in grassetto nel testo e nelle conclusioni che esiste il vincolo (presunzione ufficiale di dissesto), che sul terreno abbiamo notato una certa situazione (conferma o non conferma), che sono eventualmente necessari altri studi specifici, che la normativa prevede un parere di compatibilità, che siamo disponibili ad effettuare ulteriori, dettagliate indagini. E rimandare tutte le decisioni al progettista, che per legge ha la responsabilità del progetto. Noi abbiamo svolto al meglio il nostro incarico di consulenti, senza tacere niente e suggerendo quello che lo stato dell'arte suggerisce di fare.
Se, come nel caso tuo, ci sono indizi oggettivi di instabilità, scriverlo ed eventualmente fare leggere ad un avvocato la relazione. Potranno chiedere ad un collega un'altra relazione ma a rigore dovrebbero pagare la nostra. Meglio perdere dei clienti che guadagnare un rinvio a giudizio per concorso in disastro colposo.
Personalmente, sarei sempre molto ma molto riluttante a scrivere che in zona a rischio elevato (giallo in abruzzo, R3 credo altrove) non esiste dissesto, anche in mancanza di segni evidenti, a meno di conoscere molto bene i luoghi. In zona rossa,R4, neanche a pensarci. Tali responsabilità graverebbe su tutta la nostra vita e persino sugli eredi, come sappiamo in materia di responsabilità civile.
Il rischio di scarpate in Abruzzo è diverso, è accettato (a voce) che molte scarpate segnalate sul PAI non esistono sul terreno, per cui secondo l'autorità basta una nostra asseverazione documentata. Ma sappiamo che in mancanza di parere ufficiale dell'autorità possiamo ricadere in condizioni di abuso edilizio...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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... hai ragione, il vincolo sulle scarpate viene eliminato con maggiore facilità.
Un caro saluto
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Massimo Online17,513 Jul 9th, 2026
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