L'obbiettivo principale nell'ambito della redazione di un Piano della Caratterizzazione è quello di pervenire al Modello Concettuale Preliminare sulla base del quale pianificare le indagini ambientali interessanti le varie matrici coinvolte, i cui risultati serviranno successivamente a definire il Modello Concettuale Definitivo.
Il Modello Concettuale Preliminare non può naturalmente prescindere dagli aspetti geologici e idrogeologici del sito che ritengo non possano essere se non di competenza esclusiva del geologo, magari nell'ambito di un lavoro multidisciplinare e con l'emissione di documenti firmati da diverse figure professionali.
Anche se una conoscenza approfondita e di maggior dettaglio la si avrà solamente dopo l'esecuzione delle indagini (sia per quanto concerne le contaminazioni in atto, sia in riferimento alla natura litologica dei terreni e della presenza o meno di falde e loro caratteristiche), è chiaro che un'analisi preliminare di carattere geologico e idrogeologico eseguita da tecnici non competenti in materia, magari copiando qua e là dalla solita letteratura, comporta sovente brutte sorprese. Per diversi anni ho fatto anche il sondatore e spesso lavoravamo per conto terzi, con piani a dir poco assurdi e compilati da altre figure professionali. Sondaggi da 10 m in zone con substrato roccioso affiorante o sub-affiorante, piezometri da 20 m in aree con falda freatica a 50-60 m e quindi perennemente sterili; sondaggi profondi in zone con ceppo conglomeratico (e con i tecnici ARPA e Provincia che per non deviare da quanto approvato in sede di CdS volevano che si campionasse a secco, col risultato che si confezionavano vasetti di polvere di perforazione!), sondaggi per la caratterizzazione della matrice terreno superficiale e suolo profondo in zone con falda quasi a piano campagna e in pressione; e via dicendo.
E poi si tenga presente che, a differenza della prima fase pionieristica delle bonifiche ambientali, quando gli Enti di controllo erano troppo impreparati e spesso facevano passare analisi di rischio tutte basate su parametri di default previsti dai softwares tipo Giuditta e Rome, ora le cose non sono poi così da prendere alla leggera; quindi anche prevedere qualche prova in sito (analisi granulometriche, prove di permeabilità, ecc.) già in fase di caratterizzazione, può tornare utile per non perdere altro tempo prezioso viste le lungaggini della nostra burocrazia, e tutto questo non può che essere di pertinenza della figura del geologo.
queste sono cose che sono chiarissime, ma A noi.
evidentemente non lo sono - e come potrebberlo - a tecnici, funzionari non-geologi della pp.aa. i quali, a meno che non esista una legge, un decreto, una circolare, una delibera regionale, una qualche normativa che scriva papale papale e per filo e per segno tutto quanto compete a quanto da te evidenziato, non si prenderanno la responsabilità o la "briga" di creare un caso da giurisprudenza del diritto amministrativo.
D'altronde in tale giurisprudenza ho letto le peggio cose, battaglioni di avvocati difensori con in controcosiddetti sono in grado di demolire ordinanze troppo sgradite da parte dell'amministrazione (vedi i punti vendita carburante)
E spesso il piano di caratterizzazione "nebuloso" torna comodo anche al cliente dato che, salvo casi particolarmente sfortunati nei quali la situazione è davvero grave: meno sondaggi fa = meno spende, meno si va a guardare nel dettaglio = meno scheletri cascano fuori dall'armadio. Finchè non ci sono uno o due geologi nell'amministrazione che si occupano solo di quello le speranze di un contradditorio sono da considerarsi fallite in partenza