Verrebbe da dire che appassionarsi alle materie che si studiano a geologia, e voler rimanere in ufficio, è una contraddizione in termini.
Per lo meno, già da studente, uscire fuori e guardare le rocce dal vivo è di gran lunga più interessante - oltre che utile - dello studiare solo a tavolino.
D'altra parte, la scienza stessa cambia rapidamente, e si appoggia sempre più alle tecnologie, quindi in realtà il "geologo da ufficio" esiste.
A parte tutti i campi in cui occorre analizzare campioni in laboratorio (sezioni sottili, micropaleontologia, etc.), già tradizionali, c'è poi l'elaborazione dei dati ricavati da log e la loro interpretazione (dati di pozzi, stendimenti sismici etc.), e poi tutto quello relativo ai GIS, banche dati e cartografie varie. INsomma, al coperto si possono fare parecchie cose. Per gli "anziani", a malincuore, perché le rocce si allontanano sempre più... però il mondo si evolve, e dobbiamo farcene una ragione...
Piuttosto, la differenza non è secondo me fra "ufficio" e "andare in giro per il mondo", ma fra ufficio stabile in una certa zona, e ufficio via via allestito in luoghi diversi (dalle singole missioni alle trasferte prolungate), voglio dire, si può finire a fare il geologo da ufficio anche agli antipodi, mentre si può avere la fortuna di lavorare sul terreno anche nelle banali e scontate Prealpi Bergamasche...
