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Salve a tutti colleghi, il figlio di un mio amico di famiglia l'anno prossimo vorrebbe iscriversi alla facoltà di scienze geologiche. Le materie che si studiano gli piacciono molto, ma siccome non ha ancora le idee chiare, mi ha contattato e ha iniziato a farmi delle domande sulle possibilità di lavoro future che questo corso di laurea offre.
Gli ho parlato del mercato dell'edilizia (settore nel quale opero io) ma non è sembrato tanto entusiasta. Mi ha chiesto quindi se esiste la possibilità di lavorare in un contesto stabile (ad esempio in un laboratorio o in un ufficio) dato che la vita "nomade" che molti di noi fanno non lo entusiasma tanto.
Qualcuno più informato potrebbe dirmi se ci sono possibilità di questo tipo e che percorso eventualmente dovrebbe svolgere per arrivarci?
Grazie in anticipo a tutti
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Verrebbe da dire che appassionarsi alle materie che si studiano a geologia, e voler rimanere in ufficio, è una contraddizione in termini. Per lo meno, già da studente, uscire fuori e guardare le rocce dal vivo è di gran lunga più interessante - oltre che utile - dello studiare solo a tavolino. D'altra parte, la scienza stessa cambia rapidamente, e si appoggia sempre più alle tecnologie, quindi in realtà il "geologo da ufficio" esiste. A parte tutti i campi in cui occorre analizzare campioni in laboratorio (sezioni sottili, micropaleontologia, etc.), già tradizionali, c'è poi l'elaborazione dei dati ricavati da log e la loro interpretazione (dati di pozzi, stendimenti sismici etc.), e poi tutto quello relativo ai GIS, banche dati e cartografie varie. INsomma, al coperto si possono fare parecchie cose. Per gli "anziani", a malincuore, perché le rocce si allontanano sempre più... però il mondo si evolve, e dobbiamo farcene una ragione... Piuttosto, la differenza non è secondo me fra "ufficio" e "andare in giro per il mondo", ma fra ufficio stabile in una certa zona, e ufficio via via allestito in luoghi diversi (dalle singole missioni alle trasferte prolungate), voglio dire, si può finire a fare il geologo da ufficio anche agli antipodi, mentre si può avere la fortuna di lavorare sul terreno anche nelle banali e scontate Prealpi Bergamasche... 
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Ciao Morena, si, lui più che altro non era entusiasta della figura del geologo da cantiere. Per questo, studi di materie affascinanti a parte, voleva sapere se esisteva un ruolo che gli avrebbe permesso di svolgere un lavoro più stabile. Casa/ufficio - ufficio/casa. A me era venuta in mente la vulcanologia. Quelli che operano sul monitoraggio/rischio vulcanico non fanno sostanzialmente un lavoro da ufficio? Anzi, se c'è qualche collega che opera in questo ramo si faccia avanti 😁
Anche il laboratorio geotecnico mi era venuta in mente!
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Non so dirti. Qui occorre veramente qualcuno che lavora nei rispettivi campi, e soprattutto che abbia presente la situazione reale del mercato. Io ho fatto per più di vent'anni rilevamento geologico, quindi ufficio-montagna-ufficio-casa, sempre in aree relativamente vicine; ora con l'eleborazione dei dati il lavoro si è "naturalmente" evoluto in casa-ufficio. Però al di fuori di questo caso particolare, non so bene cosa si trovi.
Per fare il vulcanologo, mi vien da dire, ci vogliono i vulcani. Ne abbiamo un certo numero, bisogna però valutare quanto personale richiedono, cioè quanti posti di lavoro "creano" nella migliore delle ipotesi (ovvero parità di accessibilità, a partire dal fatto che può essere naturale preferire un candidato formato nell'università locale, e quindi già dai corsi ed esercitazioni "a diretto contatto" col vulcano di cui poi dovrà prendersi cura), e quindi se ci sono possibilità reali di fare quel lavoro. Non è che uno si piazza in una zona vulcanica, apre uno studio di vulcanologia, arrivano i clienti e gli pongono i propri problemi da risolvere. Parliamo di grandi laboratori di ricerca, o di enti preposti alla sicurezza del territorio. Non so se poi in questo campo ci si limiti a elaborare i dati registrati da centraline, o siano ancora necessari sopralluoghi e verifiche da vicino. Penso ad esempio a campionamenti o cose del genere, possono crearsi situazioni impreviste in un punto lontano dai sensori... boh? qui ci vuole uno che lavora nel campo, per avere un quadro aggiornato.
Laboratorio geotecnico, m iverrebbe da dire di sì. Però, come sopra... sentire chi ci lavora effettivamente, e soprattutto chi si è inserito di recente o che, lavorandoci, vede l'andazzo per i nuovi arrivati. Anche nella ricerca petrolifera ci sono posti da laboratorio, tipicamente una volta li rifilavano alle donne, e questo è anche comprensibile quando la ricerca si svolga in luoghi in cui la condizione della donna non è così avanzata e "libera" come da noi; questo ovviamente condiziona il mercato.
Insomma, più che una serie di generiche considerazioni non so tirarti fuori. Prendili come spunti su cui ragionare, e direzioni in cui eventualmente approfondire.
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L'ho sentito ieri sera, gli ho spiegato anche questo. Chiarisco subito che non avrebbe intenzione di diventare un topo da laboratorio. Vorrebbe solo evitare di essere nomade e girare cantieri per mezza Italia senza sosta. Il vulcanologo, credo, fa dei sopralluoghi (ovviamente) ma sempre sullo stesso sito. Quindi teoricamente, se lavori sotto al Vesuvio, sul Vesuvio vai a fare sopralluoghi. E non giri Toscana, Lombardia, Sardegna ecc. Almeno credo. Vulcanologi fatevi avanti... Laboratorio geotecnico anche sarebbe la soluzione ideale per avere degli orari regolati come chi lavora in un ufficio.
P.s. Quanto è vero e posso assicurarti che ho avuto il piacere di lavorare con colleghe donne e sono tra le più preparate che abbia mai conosciuto. Purtroppo questo paese non è mai uscito dal Medioevo. Solidarietà massima alle colleghe geologhe!!
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Probabilmente, viste le premesse indicate, è meglio che questo ragazzo vada a fare dell'altro. Il geologo (forse) non è il suo mestiere. Ci sono colleghi che un lavoro stabile (mi definisca per favore "stabile": cioè contratto a tempo indeterminato? Ufficio a 500 m da casa o meno? Con o senza aria condizionata?), non l'hanno trovato neanche dopo anni e anni di lavoro. Invece questo ragazzo vorrebbe già avere la certezza di avere un lavoro "stabile" ancor prima di essersi iscritto e laureato. Il laboratorio no, il canitiere no, in giro per mezza Italia (neanche tutta) no. Ma dai!!
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ho 63 anni mi sono laureato in geologia a napoli nel 1977, ho inutilmente cercato un lavoro stabile con concorsi, domande e altro, ho solo avuto l'alternativa di fare saltuariamente qualche relazione con guadagni annui sotto i diecimila euro, tali da non permettermi di farmi una famiglia da mantebere
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L'ho sentito ieri sera, gli ho spiegato anche questo. Chiarisco subito che non avrebbe intenzione di diventare un topo da laboratorio. Vorrebbe solo evitare di essere nomade e girare cantieri per mezza Italia senza sosta. Il vulcanologo, credo, fa dei sopralluoghi (ovviamente) ma sempre sullo stesso sito. Quindi teoricamente, se lavori sotto al Vesuvio, sul Vesuvio vai a fare sopralluoghi. E non giri Toscana, Lombardia, Sardegna ecc. Almeno credo. Vulcanologi fatevi avanti... Laboratorio geotecnico anche sarebbe la soluzione ideale per avere degli orari regolati come chi lavora in un ufficio.
P.s. Quanto è vero e posso assicurarti che ho avuto il piacere di lavorare con colleghe donne e sono tra le più preparate che abbia mai conosciuto. Purtroppo questo paese non è mai uscito dal Medioevo. Solidarietà massima alle colleghe geologhe!! boh, secondo me il ragazzo non sa come vanno le cose in italia. Diventare vulcanologo era già difficile vent'anni fa, con la competizione tra ricercatori, il numero di pubblicazioni da avere ad alto impact factor, ecc., figuriamoci oggi con i tagli alla ricerca. Per di più voler fare "il vulcanologo" presso un unico e solo vulcano, ma sempre lo stesso eh. Scusa ma mi viene spontaneo.... dovete chiedergli di cambiare pusher, chissà che robaccia gli hanno dato da fumare
Ultima modifica di anticlinale; 29/10/2015 07:52.
This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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...poi ci si domanda perché l'Italia frana!... Scusate, ma mi è venuta spontanea. Comunque, questa è una delle realtà del geologo in Italia. Ripartiamo dall'inizio. Ok, un vulcanologo fa il monitoraggio del suo vulcano. Ma: - non è che per monitorare un vulcano servono centinaia di "vulcanologi". Ci saranno alcuni esperti, e un team di tecnici di laboratorio specializzati nella gestione delle macchine, del software, dell'analisi chimica etc. etc. etc. Quindi, occorre mettere in conto - nell'ipotesi che non ci sia già la fila fuori - che uno dei (pochi) vulcanologi a) si rompa i coco di quel lavoro, b) vada in pensione; c) schiatti. Teniamo anche conto che, se resta in laboratorio, non si può nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi d) muore in un tragico incidente mentre stava campionando gas altamente tossici nel corso di un'eruzione pliniana... - l'esperto vulcanologo, a cui si affida un compito di così elevata responsabilità, è in gener uno con i contrococo, e un curriculum da paura. Quindi, prima di arrivare all'ìagognato ufficietto ai piedi del vulcano, bisogna fare tanta tanta gavetta in giro su altri vulcani, per acquisire più esperienza possibile. In questa "gavetta" è compresa la selezione naturale, secondo i punti sopraelencati, che porterà a emergere la rosa dei papabili "vulcanologi con i contrococo". Quindi anche questo va messo in conto. A priori, non sappiamo né se saremo un genietto della vulcanologia, né se avremo il fondoschiena di essere nel luogo giusto al momento giusto. - una volta "arrivati", si sarà anche, finalmente, un "esperto vulcanologo". Quindi va da sè che, laddove un vulcano inizi a fare le bizze in maniera inaspettata, e si decide di riunire un team di esperti per capirci qualcosa e gestire l'emergenza, si sarà chiamati nell'ufficetto ai piedi di un altro vulcano, magari in Islanda o agli antipodi. A questo aggiungo anche alcune considerazini strettamente personali: - l'ufficio preferirei averlo ben lontano dalle pendici di un vulcano italiano... - fra i vulcani attualmente sotto osservazione perché passibili di eruzioni catastrofiche c'è anche Vavilov... quindi digli anche di preparare le pinne, e mettere in conto un comodo ufficio sottomarino http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/vulcani_sottomarini.wp?pagtab=5#pag-contentInsomma, da giovani tutti abbiamo sognato... non c'è nulla di male, anzi, è fisiologico. Però nelle pause in cui si smette di sognare e si pensa di programmarsi il futuro ecco, è meglio appunto smettere di sognare e analizzare concretamente la realtà. Anch'io sognavo di fare lo "scopritore di giganteschi scheletri di dinosauri completi, nel deserto del Teneré"... poi sono finita a studiare terracce recenti, perché sono di gran lunga più frequenti dei giganteschi dinosauri del deserto...
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...poi ci si domanda perché l'Italia frana!...
Scusate, ma mi è venuta spontanea. Comunque, questa è una delle realtà del geologo in Italia.
Ripartiamo dall'inizio. Ok, un vulcanologo fa il monitoraggio del suo vulcano. Ma: e sei stata anche diplomatica.. con questi rappresentanti un po' confusi delle nuove generazioni (passami la metafora, poi dicono che il futuro è in mano ai giovani, mahhh)
This is The End, my only Friend, The End (J. Morrison)
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