Rispondere a quesiti che riguardano principalmente le motivazioni personali di chi li formula non è facile. Ma spero di fornire un contributo di ottimismo con considerazioni che partono da lontano.
Appartengo alla generazione di quelli che nulla sapevano della funzione economica della Laurea. Nel periodo studentesco andavamo per campi a "gambe, martello e cervello" a colorare carte topografiche e uscimmo dall'Università come "rilevatori" ma con le uniche prospettive di lavoro rivolte all'occupazione nel Servizio Geologico di Stato o nell'Agip Mineraria. Non eravamo neppure consapevoli che più di pochi non potevano essere assunti. Il nostro livello culturale accademico era abbastanza elevato ma nessuno sapeva in quali altri ambiti il Geologo potesse trovare spazio professionale. Mentre taluni si spingeva nell'insegnamento e altri si dedicava alla promozione di prodotti medicali o alla vendita di Enciclopedie altri erano riusciti a "inventare" la Professione (a quel tempo i primi iscritti all'Ordine eravamo meno di 2.000 persone complessivamente). Si riuscì a "creare" un mercato che molto lentamente si è amplificato con lo sviluppo di spazi occupazionali nella P.A., nell'Imprenditoria privata, nella Libera Professione.
Sono consapevole che ancora oggi l'accesso alla Professione non è facile perché condizionato da fattori e circostanze diversificate in relazione ai tempi e alle situazioni socio-economiche, alle aspettative e alle motivazioni personali. Ma fondamentale deve essere la consapevolezza che la "laurea" pur necessaria per la professione, in qualsiasi modo esercitata, non è condizione sufficiente se a seguire non viene supportata da un indispensabile tirocinio formativo e da un continuo aggiornamento che rappresentano l'obbligatorio "investimento" per un efficace avvio.
Se non si percorre questa strada non si va da nessuna parte e si rimane frustrati e delusi. Occorre mettersi sulla pista di decollo e dare "tutto gas", opportunità e spazio non mancano.
Andrea Maniscalco