Direi che ci vuole anche (talora sopratutto) una buona dose di fortuna...
Dopo essere stato lasciato a casa da una ditta di perforazioni per via di Mani Pulite (la stessa lavorava solo con il pubblico...e in quel momento tutti i cantioeri al N si sono bloccati di colpo nel giro di 2 / 3 mesi..) ho avuto la ventura di essere contattato da un genitore di un mio scout che aveva bisgono di una denuncia di un pozzo uso industriale a ..ferragosto.
Un pò di fortuna e immediata disponibilità. Da allora piano piano, mantenuto anche dalla moglie, non me ne vorgogno, ho messo su l'attività nel contempo fatto il dottorato, lavorato in università estere, etc. etc. (a dire il vero speravo proprio di rimanere all'UNI...).
Rispetto al 92 quando ho iniziato, direi che le prospettive sono "abissalmente" superiori e che la professione si è decisamente evoluta e migliorata. Lo sconforto rimane sul fatto che quasi tutti mi chiamano ingegnere xchè ancora non sanno cos'è il geologo e che continamente devo spiegare cosa faccio per vivere, quando in un paese come il nostro, il geologo o meglio l'enginering geologist (se vogliamo tradurre il geologo applicato) dovrebbe essere una figura di riferimento per i pianificatori, per l'edilizia, per la difesa del suolo, per la protezione civile, etc. etc.
Chiaro che si fà fatica, noi stessi (come categoria) ci promuoviamo molto poco e ancora oggi, nell'evoluto NE d'Italia trovo relazione geologiche di PUA (ovvero edilizia residenziale di uno o due ettari) che utilizzano prove "eseguite in aree limitrofe" e descrivono i siti come farebbe un turista...


"laudato si mi signore
per sora nostra acqua
tanto umile et preziosa et casta" S. Francesco d'Assisi

Vorlicek Pier - Andrea
Phd in applied geology
Post doc in hydrogeology
vorlicek@libero.it