Daniela, mi sono laureato nel 1984 e poi ho lavorato nel settore petrolifero, per cui non avrei potuto fiutare (sbagliando) terremoti di cui parli.
Avrai capito finora che mi diverto a fare il faceto, a differenza di Alex che pecca dal lato opposto, eccessiva serietà.
L'intuito era supportato da molti indizi scientifici, non basato esclusivamente sullo sciame:
-la carta delle massime intensità macrosismiche risentite. Se riesci a reperirla vedrai cosa c'è attorno a l'AQ
-L'articolo DI Boschi, Gasparini e Mulargia
-Alcuni articoli scientifici come quello di Pantosti et al. Sulla faglia di Ovindoli (studi paleosismologici), Piano di Pezza
-La densità di faglie attive nell'area dell'aquilano
-gli studi sulla ricorrenza del forte terremoto a L'Aquila
-La vulnerabilità del patrimonio edilizio aquilano
Si trattava più di legittimi sospetti che di fiuto o intuito.
Come ho applicato l'intuito? Nel mio piccolo, Avvisando colleghi dell'ufficio e anche cittadini sull'autobus, che ricordo in un caso sono scesi dall'autobus pur di non sentirmi. I colleghi di ufficio lo ricordano a tutt'oggi.
Non sono riuscito ad attivare interventi preventivi, ero un pesce molto piccolo nell'ingranaggio regionale, con responsabilità e stipendio limitati. Dopo di che ho cambiato amministrazione.
A cosa serve nel concreto un intuito di questo tipo? A niente, se non è ripetibile. Un metodo per essere scientifico deve essere ripetibile, e deve essere credibile per essere finanziabile.
Giuliani forse era un veggente, ma ha commesso un grave errore: sparare raffiche di assurdità nel convengo all'università Federico II, perdendo ogni potenziale appoggio da chi poteva supportare i finanziamenti e testare il suo metodo-divinazione (sappiamo che molto probabilmente non si trattava di un metodo scientifico).