Innanzitutto una puntualizzazione:
Quando ho detto "e poi ci si meraviglia se l'Itlaia frana" non mi riferivo ai giovani e alle aspettative sul lavoro. Stavo rispondendo direttamente all'utente che narrava di come, essendosi laureato negli anni '70 a Napoli, non è riuscito a fare il geologo, ma solo "lavoretti" nel campo...
L'equivoco nasce dal fatto che mentre rispondevo direttamente, qualcun altro aveva già inserito una nuova risposta.
Capisco la questione del giovane di 20 anni, delle aspirazoni, etc. etc.
Anch'io alla fine del liceo pensavo a geologia, e ero affascinata da fossili, minerali e tutte quelle cose lì. Ero cresciuta andando in vacanza in Dolomiti, e i miei mi sguinzagliavano su un ghiaione col martello a cercare nei blocchi di detrito fossili di megalodon, già all'età dei 10 o 11 anni (altri tempi... oggi qualcuno avrebbe già chiamato il telefono azzurro...).
Però al momento della scelta, ha pesato il fatto che, a 20 anni mi sono resa conto che il lavoro reale del geologo era cantieri e fondazioni edilizie... molto più grigio dei dinosauri del deserto. Mi iscrissi a medicina, che era stata da sempre l'altra mia idea fissa.
Sono durata circa un mesi.
Agli inizi di novembre, ho incontrato sull'autobus due compagne di liceo, iscritte a geologia, che tornavano a casa con le tavolette IGM sotto il braccio e parlavano già di escursioni didattiche "sul terreno". Non ci ho pensato su molto, medicina non mi interessava più: in tre giorni avevo già cambiato facoltà.
Questo per dire che la fase della "passione per i minerali" l'ho attraversata e so cosa vuol dire.
Il punto è che non basta quella. Cioè, il geologo non è il collezionista di minerali (anzi, già al terzo anno guardavo minerali e fossili come "oggetti del mestiere" e non ne ho più collezinato o cercato uno...), è un professionista che deve, come tutti credo, avere la flessibilità per adattarsi a quello che il mercato offre nei vari periodi.
Non credo che i colleghi volessero schernire nessuno. Purtroppo, conosciamo la realtà dall'interno, e sembra corretto riferire quello che è (questo è stato chiesto).
Se la priorità è una vita tranquilla (per carità, nulla da dire), semplicemente la geologia non ci sembra l'opzione calzante. Del resto, per studiare quello che piace c'è pur tutta la vita davanti; se proprio piace, prima o poi ci si creerà la situazione per dedicarsi a quell'argomento (parlo anche qui per esperienza: ho un sacco di amici che si sono dedicati, anche a livello alto e con valore di mercato, alle attività che amavano, liberamente, dopo essersi assicurati un "posto tranquillo"; io stessa, a un certo punto, ho tirato fuori una vecchia passione giovanile, e ora sto facendo la laurea specialistica in storia... caso estremo, neh... però per dire che con la storia non ci mangi, però si può sempre tenere come interesse).
D'altraparte, credo che il lavoro alla giornata d'oggi sia tutto così: mio fratello ingegnere meccanico, che ha evitato buone offerte in altre province perché voleva mettere su famiglia dove era nato, oggi si smazza viaggi da qui a Caserta o cose del genere, in due giorni, con l'auto della ditta, per andare a risolvere i problemi dei clienti. Non sono le rocce, a stare furoi dagli uffici: sono gli interlocutori di molte professioni, che non stanno esattamente sotto l'ufficio della ditta.
Poi, appunto, ci sono le professioni sedentarie: impiegato statale (ma mettiamo una pietra sopra la geologia, non la vedrai mai più nella tua vita), insegnante, laboratorio di analisi in alcuni campi della geologia.
Il quadro è questo. E la lotta è spietata.
Quelli che veramente ricevono i campioni da analizzare a domicilio, sono spesso gli iperspecialisti, così rinomati che non hanno bisogno di inseguire il committente. Gli altri, o pedalano, o soccombono.
La dura realtà...
Ultima modifica di morena; 29/10/2015 13:27.