Intervengo per fare una precisazione
Come bene dice Alessandro Cascone, caro Antonielli (a te anche il mio ringraziamento e il mio massimo rispetto per essere intervenuto nel forum), la strada per garantire la qualità sulle indagini geotecniche non è la 349.
Appoggiando in passato con il silenzio il lento ma inesorabile procedere di questa normativa ci stiamo escludendo da una importante settore di competenza, sacrificandolo nell'altare di non so che.
E senza voler mancare di rispetto a nessuno avrei di certo fatto volentieri a meno di vedere un nostro collega (Michele Panzica consigliere dell'ORG SICILIA) difendere in solitario tale circolare al convegno al Geofluid (in veste di presidente dell'ALGI).
Ma è così difficile sostenere la certificazione di qualità quale elemento base per garantire il prodotto finito? Ci rendiamo conto che la 349 fa riferimento specifico a prove e macchine che magari domani (ma possiamo già dire oggi) potrebbero essere obsolete e superate?
Ci rendiamo conto che queste strutture in alcuni casi sono inadeguate e in altri sovradimensionate?
Ma vado oltre e chiedo se conosciamo sul serio i principi che regolano una certificazione? Perchè se li conosciamo non possiamo di certo dire che sono quelli espressi dalla 349 dove la quantità corrisponde alla qualità.
La separazione dell'attività di indagine da quella prettamente professionale (interpretazione delle prove) non è assolutamente garantita dalla 349 che anzi rischia di incentivarla.
Chiedo al collega Antonielli se può darci maggiori informazioni su questa riunione di Mestre.
Grazie