Nel momento in cui si esamina una roccia con la lente, ovviamente si pretende una stima a occhio, e non la precisione che si può avere in laboratorio con appositi strumenti.
Come detto sopra, le esercitazioni servono proprio a "farsi l'occhio", cioè ad acquisire, per esperienza (ovvero, tanti campioni guardati e meditati), anche quei piccoli trucchi empirici e la sensibilità per classificare con sicurezza un "sasso".
La finezza di un'argillite, ad esempio, si apprezza proprio come sensazione visiva, oltre che per la tendenza a rompersi spesso in scagliette etc., mentre una siltite dà l'idea di più ruvido, granuloso... ecco, vedi... "dà l'idea"... non è una regola scientifica, è che quando hai il saso in mano cogli in automatico tutta una serie di aspetti che ti portano a dire, per esperienza: "questo ha la faccia da argillite".
Quanto ai granuli di minerali, parti dalla considerazione dei minerali più probabili in una roccia terrigena: non sono molti, e spesso sono anche ben riconoscibili. Tieni conto anche che una volta c'erano le propedeuticità, per cui prima ci si facevano le basi, l'abc, fra cui l'esame di mineralogia. Non so se questo sia ancora in uso, però, per riconoscere i minerali, aver fatto mineralogia sicuramente aiuta...
Difficile poi che capiti un'arenaria caratterizzata da minerali "strani", e quando fosse, in genere siè già preparati, ovvero: si sa che esiste e che c'è nel cassetto delle esercitazioni.
Insomma, la geologia si apprende "sul campo", come il buon medico impara guardanmdo i malati e non solo sui libri...

Ultima modifica di morena; 15/02/2016 08:16.