Tutti levano alti lai e accusano i nostri legislatori di fare leggi regolarmente inique per qualcuno. In verità vi dico che, essendo così tanti portatori di soggettivi egoismi, calare il martello della legge a caso od oculatamente un piede lo si becca di sicuro.
A parte questa constatazione sottilmente filosofica sono dell’avviso che è inutile cercare fili di paglia nell’occhio altrui, glissando signorilmente sul palo che staziona nel nostro.
Chi emette parcelle da fame o ha fame o non ne ha per niente e quanto guadagna gli serve per le spesucce voluttuarie (modeste), poiché svolge altre attività più stabili e remunerative.
Chi ha fame, lavora come una bestia per vile mercede, rovinando se stesso e i suoi colleghi e la propria ed altrui dignità.
Nessuno di costoro è però consapevole del danno che gli può derivare qualora la sua responsabilità, confermata dalla sua firma (la firma non è acqua), sia impugnata in caso di contestazione riguardo a operazioni svolte, magari da altri, in modo errato. Il costo di una piccola frana, del crollo di un muro, di modeste lesioni in un fabbricato ( non parliamo di eventuali vittime), in termini di tempo e danaro, anche se si viene alla fine riconosciuti incolpevoli, non giustifica quanto si può guadagnare con lavori mal pagati e quindi approssimativi ed affrettati. Diciamocelo, il gioco non vale la candela.
A mio avviso mettere in evidenza queste elementari verità spetterebbe al nostro Ordine, che invece perde tempo e danaro (a quanto ammontano le spese legali?) in sterili diatribe di competenza con gli altri Ordini o nel tentativo di imporre il geologo anche per costruire una cuccia di cane.
Una propaganda di sensibilizzazione diretta, infine, ai più grezzi tra i nostri maggiori detrattori e jugulatori (gli ingegneri, gli architetti, i geometri, I TECNICI STATALI PREPOSTI AL CONTROLLO DELLE PRATICHE E DEI LAVORI, i palazzinari) porterebbe più frutti che le contese legali.
Ho letto, a proposito della legge 349, di una pretesa disparità di trattamento tra impresari e professionisti: un professionista non può fare l’impresario, viene osservato. Non è vero. Purché sia in possesso di una impresa che risponda alle prescrizioni legislative ed abbia il tempo di seguire l’impresa e le professione nessuno può impedirgli di fare un doppio lavoro. Ho comunque dubbi, per esperienza personale, circa la possibilità di farli ambedue bene e non schiattare nel giro di due anni.
Il Geologo, che lavori con serietà e riesca a convincere un architetto piuttosto che un Ingegnere che chiedere il “sigma del terreno che al resto penso io” è una PIRLATA sarà utile a se stesso ed al paese ed alla tanto sbandierata dignità della professione.
Quindi bando alle vane ciance, rimboccatevi le maniche e se non trovate lavoro se non facendo prezzi da fame, prima di tutto cercate in voi stessi l’origine del male.
Ciao a tutti
GIELLE
Ho pontificato? Scusate.