Nella partita per le risorse off shore in Adriatico, la Croazia ha predisposto un Piano Programma Quadro
L'Italia l'ha sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS) avviata il 25/8/2014. La ricerca croata prevede rilievi sismici 2D e 3D e la perforazione esplorativa per un periodo massimo di 5 anni. La produzione di idrocarburi è prevista per un periodo massimo di 25-30 anni. Le attività di ricerca e produzione si svolgeranno all'interno di 29 blocchi (aree): 8 blocchi nell'Adriatico settentrionale, 16 blocchi nell'Adriatico centrale e 5 blocchi nell'Adriatico meridionale. La superficie di ciascun blocco varia dai 1000 ai 1600 km2.

Leggendo questo articolo, mi sono stupita dell'apprensione del nostro Ministero (e questo mi conforta nell'escludere questi problemi con le nostre "trivelle")

Il Ministero dell'Ambiente italiano, nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano Croato, “osserva” la carenza nel Rapporto Ambientale Croato dell'analisi degli ulteriori impatti ambientali transfrontalieri, anche potenziali, rispetto a quelli presentati .

Il Ministro “osserva” l’importanza di porre particolare attenzione alla Programmazione delle attività del Piano Programma Croato per evitare impatti cumulativi derivanti dallo svolgimento di attività simultanee in blocchi contigui.

Il Ministero è “preoccupato” per gli impatti ambientali cumulativi, di tipo acustico, ma anche chimico per gli scarichi in mare derivanti dalla fase di realizzazione, produzione e manutenzione delle piattaforme dei 29 blocchi con il correlato trasporto marittimo.

Inoltre il Ministero italiano rileva la mancanza della Valutazione di Incidenza, pur essendo presenti, in numero elevato, siti italiani della Rete Natura 2000 (composta da due tipi di aree: le Zone di Protezione Speciale ZPS previste dalla Direttiva Uccelli, e i Siti di Importanza Comunitaria proposti pSIC). E' stata richiesta un’integrazione della procedura di VAS con tale Valutazione di Incidenza dei siti potenzialmente interessati, almeno per prevenire e minimizzare gli impatti su questa “Strategica componente del patrimonio naturalistico europeo”.

Il nostro Ministero aggiunge anche la necessità di integrare il piano croato con le informazioni mancanti relative a:

- l’ampia porzione del Mare Adriatico che è stata individuata come EBSAs (Ecologically e Biologically Significant Marine Areas) e come possibile area protetta di alto mare dalla convenzione di Barcellona,
- la possibile presenza di ordigni bellici sui fondali,
- la presenza di un elevato traffico marittimo con un volume elevato di idrocarburi in transito.

E sui possibili incidenti..gli Stati membri si sono conformati alla direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare?


The road not taken
(Robert Frost)