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È una questione di metodo. Quando elaboro una CPTu la prima cosa che faccio è visualizzare su un grafico quali siano le variazoni di Ic e FC con la profondità in modo da individuare gli strati "guida" a carattere decisamente coesivo (Ic>2.67 e FC>60%) e decisamente incoerente (Ic <1.8 e FC <12%). Per entrambi determino i parametri fondamentali come ad esempio il grado di sovraconsolidazione, la coesione non drenata e il modulo confinato (coesivi) o l'indice di densità (densità relativa) cosa che ha senso a mio parere solo per i suoli con FC <12% (la classificazione USCS è quindi GP/GW o SP/SW), l'angolo di attrito e ancora una volta il modulo confinato (incoerenti). Per questi strati ottengo quindi una popolazione di valori sufficientemente omogenea da consentirne una caratterizzazione geotecnica ragionevolmente realistica che mi serve poi come base per definire le proprietà dell'intera successione stratigrafica. Per determinare i parametri geotecnici non uso le equazioni di Robertson (CPeT-IT) ma ne paragono sempre i risultati con i miei sebbene, alla resa dei conti, scelga invariabilmente questi ultimi. Questa tuttavia non è una dimostrazione di arroganza ma semplicemente una constatazione del fatto che ogni zona di indagine ha delle caratteristiche peculiari che frequentemente non vengono "captate" da equazioni che hanno una validità generale come quelle di Robertson dal che si evince che, se del caso, preferisco sbagliare di mio e, appunto, con metodo!
Gianni Togliani
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