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Ops, speravo di trovare una tua risposta, gentile enterprise_ing....perché mi domandavo: nella sinergia tra professionisti, quali sarebbero le conseguenze di un errore ingegneristico, nel mio caso? Ti ringrazio molto per l'eventuale risposta, Saluti Donatella B
The road not taken (Robert Frost)
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Caro enterprise_ing, la scorsa settimana mi sono trovata nella situazione di classificare la categoria di suolo ed essere nel dubbio se assegnare veramente la tipologia D. Si tratta di una casetta di un piano fuori terra (sai, a forma di capanna, con tetto a due falde simmetriche. Probabilmente era una baracca, poi trasformata). Siamo in pianura, a 1,2m slmm, a 7 km dalla linea di costa e a 300 m da un fiume d'importanza nazionale. Ho alzato le aste (ho fatto una cptu a 30 m) e la fanghiglia che è salita, ribolliva. Ho rilevato indirettamente i valori di Vs30 (172 m/s), come quelli di cu30 (102 kPa). In 30 m, solo due livelli granulari: uno a 2,5 m di profondità (potente 50 cm circa) e uno a 11 m. Essendo questo più potente ne ho valutato la liquefacibilità, mè se con il suo fuso granulometrico. Secondo la formula Ms= 1.0+3.0 log (Re), essendo a circa 40 km di distanza dalla prima zona sismogenetica (M 6.5), non dovrei escludere il fenomeno della liquefazione. Morale? Ti saranno sembrate delle paranoie, le mie, ma ti garantisco che le considerazioni (e queste possono essere un "criterio" per classificare una "buona" relazione), sono finalizzate alla sicurezza/stabilità di qualsiasi struttura. Non sarà una tettoia per bestiame, quel nuovo edificio, ma una casetta con due piani fuori terra e 2 m più lungo, in pianta esattamente rettangolare. Che errore potrei commettere? Sono, come te, in pianura, ma l'aspetto geomorfologico (il luogo è compreso tra due dossi fluviali) è utile a comprendere i problemi di smaltimento delle acque superficiali. La rete di canali di scolo è spesso, in caso di piogge persistenti, incapace di smaltirne l'eccesso. Non credi che l'aspetto idrogeologico debba essere in tutti i casi considerato? Beh, se il tuo geologo non lo considera, ecco: qui ci potrebbero essere conseguenze per il suo errore (come hai titolato, tu) e anche se sei, come me, in pianura. Saluti Donatella B Ops, speravo di trovare una tua risposta, gentile enterprise_ing....perché mi domandavo: nella sinergia tra professionisti, quali sarebbero le conseguenze di un errore ingegneristico, nel mio caso? Ti ringrazio molto per l'eventuale risposta, Saluti Donatella B Vediamo se ho capito... ma non credo di aver capito... Vorresti sapere quali possono essere le conseguenze di un errore ingegneristico nel calcolo di una casa monopiano con tetto a 2 falde e nel calcolo di una casa a due piani? Gli errori che lo strutturista può commettere nel progettare una casa di 1 o 2 piani sono tanti. Ma nessuno di questi può comportare conseguenze importanti, a meno di errori "grossolani", tipo disegnare un pilastro in posizione sbagliata (che cmq il direttore lavori e l'impresa rileverebbero durante l'esecuzione). Se invece vuoi sapere cosa può comportare un tuo errore nella stima dei parametri del sottosuolo, questa domanda si collega direttamente al mio post iniziale: premesso che la mia attenzione è rivolta principalmente al caso sismico (perché ho il compito di esaminare le pratiche ai fini del rilascio delle autorizzazioni art. 94 in zona 2), posso affermare che nella maggior parte delle "nuove costruzioni" non è l'intensità del terremoto a stabilire se una casa risponde bene o male a una scossa da normativa, ma lo sono (invece) i dettagli costruttivi. Ad esempio, per qualsiasi tipologia costruttiva (muratura, acciaio, cemento armato a pareti, cemento armato a telai), rispettando alcuni dettagli, il "fattore di struttura" vale immediatamente 3 oppure 4. Significa che la costruzione è in grado di per sé di "dissipare" dal 66,67% (per q=3) al 75% (per q=4). E come riesce a farlo? Grazie ad esempio al principio della gerarchia delle resistenze: in sostanza, ad esempio per una costruzione intelaiata, accade che i pilastri non vengono dimensionati in base all'azione sismica prevista! Bensì, vengono progettati solo per essere sovraresistenti rispetto alle travi. Amplificare pertanto l'azione sismica del 20% (sottosuolo B), del 50% (C) o dell'80% (D), potrebbe quindi non essere determinante nel calcolo ingegneristico. Una casa in muratura, in zona sismica 2, se progettata con muri ben disposti e con rispetto dei dettagli, calcolata con un metodo appropriato (analisi push-over) resiste sempre al triplo del terremoto di progetto. (Sto naturalmente trascurando gli effetti della liquefazione, che al momento sono quelli che sfuggono dalle mie possibilità di controllo). Se invece parliamo di valutazioni della sicurezza di edifici esistenti, e di interventi di ristrutturazione, la scelta della categoria di sottosuolo potrebbe influire molto sul risultato!
Ultima modifica di enterprise_ing; 21/12/2016 22:39.
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buongiorno Ingegnere, tralasciando le altre pericolosità geologiche già evidenziate dai colleghi mi permetto di consigliarle, nella sua qualità di Progettista o di Collaudatore, di controllare con attenzione che la valutazione dei due principali aspetti legati ad un evento sismico (accelerazione e liquefazione) siano stati solo correttamente valutati dal Professionista incaricato. Per "correttamente valutati" intendo dire che siano frutto di indagini e studi che dovrebbero essere alla base di una consulenza professionale che possa chiamarsi tale. Mi riferisco quindi a indagini geofisiche, misurazioni del livello statico dell'eventuale falda ed analisi dei fattori predisponenti al fenomeno di liquefazione (in primis analisi granulometrica, sismicità di sito etc.). Se questi argomenti sono trattati in modo esauriente (e con testimoniale del lavoro svolto, tabulati di calcolo, certificati di laboratorio o delle prove in sito) penso che tutto dovrebbe andare liscio e nessuno dei Professionisti coinvolti nella "filiera" della progettazione correrà alcun rischio. Se si dovesse trovare di fronte a relazioni basate sulle chiacchiere e con troppe forme dubitative cerchi di approfondire gli argomenti che la lasciano perplesso, salvaguardando la sua figura ed anche quella dei suoi colleghi coinvolti nel lavoro. In ultimo, se il suo lavoro è esteso planimetricamente, si accerti che le considerazioni fatte possano essere estese a tutta l'area d'intervento.
Buongiorno, per il fuso il riferimento è contenuto nel DM 2008: conviene far riportare il fuso granulometrico ricavato in laboratorio dal campione prelevato in situ su un diagramma che contiene anche quelli suggeriti dal DM 2008. Il confronto è facile e penso sarà in grado di capire se le conclusioni a cui arriva il geologo sono corrette o meno.
Per quanto riguarda la severità del fenomeno entriamo in un campo assai complesso perchè se da un lato il fenomeno della liquefazione non è così frequente (almeno nella stragrande parte d'Italia, fatte le eccezioni per il terremoto dell'Emilia in cui è risaltato alla cronaca)da un altro si apre un aspetto assai più complesso relativo alla valutazione della deformazione attesa in caso si possa appurare che detto fenomeno possa verificarsi. La deformazione attesa dipende essenzialmente da tre principali fattori: 1) granulometria e stato di addensamento originale del materiale; 2) intensità e durata del sisma; 3) spessore del banco sottoposto a liquefazione. Personalmente non ho mai dovuto procedere ad un calcolo del genere (ed ora non saprei come farlo) ... ma mi sembra eccessivo fasciarsi la testa prima di rompersela.
Nel caso abbia questa esigenza potrà aprire un topic al riguardo sperando che qualcuno sia in grado di aiutarla. Ho riflettuto molto su questo. Purtroppo non ho trovato una soluzione: io potrei essere anche un ingegnere preparatissimo sugli aspetti geologici, ma questa mattina sto esaminando una pratica sismica presentata ai fini del rilascio dell'autorizzazione sismica. E' una struttura semplicissima (una tettoia in acciaio, con uno sbalzo tale che di certo la neve e il vento sono prevalenti sul sisma). Non posso assolutamente scrivere nulla riguardo alla "completezza" della relazione geologica, perché ai sensi di legge, non ne ho le competenze. Come posso confrontare fusi granulometrici? Come posso sapere se una frase come questa che incollo è corretta oppure no: " Occorre precisare che il metodo d'indagine utilizzato non consente il campionamento, pertanto la successione stratigrafica desunta, ricavata dagli indici di resistenza, è di carattere indicativo"? La giurisprudenza è chiara: il geologo ha competenze di tipo esclusivo sulle relazioni geologiche. L'unica cosa che posso rilevare è òa coerenza o meno fra la relazione geologica, quella geotecnica e il progetto delle strutture.
Ultima modifica di enterprise_ing; 22/12/2016 08:37.
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Caro entrerprise_ing, ti ringrazio per la risposta. Confesso che ti ho presentato il mio caso perchè dissento dall'ignorare il contributo di fattori geomorfologici e idrogeologici in una relazione geologica, perchè dalle mie parti (Veneto) essi possono essere discriminanti. Rimanendo sul mio esempio, la casetta "a capanna", fondata su un rilevato negli anni '60, all'interno ha delle fratture sui muri portanti, in cui ci si può infilare una mano. Molto probabilmente connessi ai depositi torbosi sottostanti (per il gas che è fuoriuscito all'estrazione delle aste delle cptu). Ho capito che il tuo scopo è mirato alla sezione sismica della relazione geologica e nella fattispecie sul problema della liquefazione. Il mio collega, leggendo la sua frase, ha eseguito prove penetrometriche statiche (non so se sismiche, ma lo puoi leggere tu). Per questo non può fornire il fuso granulometrico. E' possibile, tuttavia, desumere alcuni parametri (e qualcuno qui mi perdonerà se uso questo termine) geotecnici che permettono di estrapolare indicazioni in merito. Da parte mia, pur non trovandomi in una zona 2 (classificazione superata per scopi sismici, ma non per i vostri controlli), ho verificato la liquefacibilità dei depositi intercettati anche per capire l'origine dei cedimenti di una struttura "leggera". Essa andrà abbattuta e sul medesimo posto edificata una casetta a due piani fuori terra. Grazie ancora delle tue spiegazioni. Saluti Donatella B
The road not taken (Robert Frost)
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Da ingegnere, pongo una domanda che suonerà strana ai più: devo progettare una tettoia a struttura leggera (in acciaio) con superficie molto estesa, per ricovero bestiame.
Siamo in aperta campagna e so per certo che il terreno è di tipo scadente ai fini della capacità portante.
Dal punto di vista sismico adotterò di certo un sottosuolo D, con amplificazione Ss=1,8 perché l'azione sismica è trascurabile rispetto agli effetti del vento e della neve.
Per quanto riguarda i soli aspetti di pericolosità sismica, cosa può sbagliare il geologo? Quali potrebbero essere, cioè, le conseguenze di un suo errore grossolano? Mi viene in mente soltanto un'errata stima del fenomeno della liquefazione. C'è altro? Io sarò un po' la voce fuori dal coro, in quanto credo di aver individuato (forse perchè sono un inguaribile ottimista) un elemento notevole di "umiltà" da parte tua e che potrebbe essere invece elemento di spunto positivo per la categoria dei geologi. Ossia visto che il collaudatore è di solito ingegnere o altro tecnico con competenze non geologiche, è in effetti e in sostanza mancante nel collaudo una competente valutazione di qualsivoglia correttezza nelle valutazioni e scelte geologiche. La tua quindi potrebbe essere una richiesta che potrebbe costituire spunto per parlare della figura del geologo anche nel team di collaudo. Mi sbaglio ad interpretarla così? Se così fosse ho fatto bene a non infastidirmi affatto dalla tua richiesta.
Impara l'arte e mettila da parte!
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Da ingegnere, pongo una domanda che suonerà strana ai più: devo progettare una tettoia a struttura leggera (in acciaio) con superficie molto estesa, per ricovero bestiame.
Siamo in aperta campagna e so per certo che il terreno è di tipo scadente ai fini della capacità portante.
Dal punto di vista sismico adotterò di certo un sottosuolo D, con amplificazione Ss=1,8 perché l'azione sismica è trascurabile rispetto agli effetti del vento e della neve.
Per quanto riguarda i soli aspetti di pericolosità sismica, cosa può sbagliare il geologo? Quali potrebbero essere, cioè, le conseguenze di un suo errore grossolano? Mi viene in mente soltanto un'errata stima del fenomeno della liquefazione. C'è altro? Io sarò un po' la voce fuori dal coro, in quanto credo di aver individuato (forse perchè sono un inguaribile ottimista) un elemento notevole di "umiltà" da parte tua e che potrebbe essere invece elemento di spunto positivo per la categoria dei geologi. Ossia visto che il collaudatore è di solito ingegnere o altro tecnico con competenze non geologiche, è in effetti e in sostanza mancante nel collaudo una competente valutazione di qualsivoglia correttezza nelle valutazioni e scelte geologiche. La tua quindi potrebbe essere una richiesta che potrebbe costituire spunto per parlare della figura del geologo anche nel team di collaudo. Mi sbaglio ad interpretarla così? Se così fosse ho fatto bene a non infastidirmi affatto dalla tua richiesta. Corretto. Volevo intendere quello. E, nello specifico, sono particolarmente interessato all'esame geologico nella fase del controllo delle pratiche sismiche ai fini del rilascio dell'autorizzazione prevista in zone 1 e 2.
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Benissimo, ora è chiaro che indipendentemente dalle conseguenze di un errore geologico (di cui al titolo della discussione), il suo problema (peraltro legittimo) anche se direi a questo punto del tutto formale, riguarda la competenza professionale. In questa ottica la domanda prende del tutto un'altra piega e direi che la risposta è che non ci sono evidentemente altre soluzioni che far esaminare la relazione geologica al geologo che dovrà far parte di una commissione di collaudo. Se il problema si approccia da questo punto di vista non ci sono altre soluzioni, qualsiasi sia la problematica geologica in questione.
In Toscana, in linea di massima, per le pratiche sorteggiate è previsto un controllo degli aspetti geologici da parte del funzionario geologo del Genio Civile territorialmente competente.
Saluti
Fa' sempre la cosa giusta.
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Scusate, va bene che "so per certo che il terreno è scadente" ma, al di là degli aspetti di modellazione sismica (per cui qualsiasi categoria potrebbe sottostimare l'amplificazione) e della ricostruzione dei fusi granulometrici (in connessione alla verifica alla liquefazione) mi pare che dalla discussione manchi l'elemento più importante. Non si tratta solo delle condizioni di rischio "al contorno" del sito di costruzione ma del fatto che il modello geologico deve essere sviluppato in modo da costituire utile elemento di riferimento per il progettista per inquadrare i problemi geotecnici e per definire il programma delle indagini geotecniche. Continuando per un attimo a vivere nel mondo delle favole NTC per cui le indagini geotecniche vengono fatte da un professionista diverso dal geologo, il suddetto professionista potrebbe ritrovarsi con tutto il suo lavoro inutilizzabile. Senza significato sarebbero a quel punto anche tutte le verifiche di sicurezza e delle prestazioni conseguenti. Un modello geologico sbagliato (anche solo perché troppo semplificato) porta a una cattiva campagna di indagini geotenica, all'uso di relazioni indirette sbagliate, ad un modello geotecnico sbagliato.
MA SOPRATTUTTO: ATTENZIONE! "premesso che la mia attenzione è rivolta principalmente al caso sismico (perché ho il compito di esaminare le pratiche ai fini del rilascio delle autorizzazioni art. 94 in zona 2)" AUTORIZZAZIONE SISMICA NON SIGNIFICA CHE VANNO CONTROLLATI SOLO GLI ASPETTI SISMICI
Andrea Evangelista Geologo
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 mi sentivo proprio una mosca bianca, senza la tua risposta Saluti e Buon Natale a tutti Donatella B
The road not taken (Robert Frost)
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Scusate, va bene che "so per certo che il terreno è scadente" ma, al di là degli aspetti di modellazione sismica (per cui qualsiasi categoria potrebbe sottostimare l'amplificazione) e della ricostruzione dei fusi granulometrici (in connessione alla verifica alla liquefazione) mi pare che dalla discussione manchi l'elemento più importante. Non si tratta solo delle condizioni di rischio "al contorno" del sito di costruzione ma del fatto che il modello geologico deve essere sviluppato in modo da costituire utile elemento di riferimento per il progettista per inquadrare i problemi geotecnici e per definire il programma delle indagini geotecniche. Continuando per un attimo a vivere nel mondo delle favole NTC per cui le indagini geotecniche vengono fatte da un professionista diverso dal geologo, il suddetto professionista potrebbe ritrovarsi con tutto il suo lavoro inutilizzabile. Senza significato sarebbero a quel punto anche tutte le verifiche di sicurezza e delle prestazioni conseguenti. Un modello geologico sbagliato (anche solo perché troppo semplificato) porta a una cattiva campagna di indagini geotenica, all'uso di relazioni indirette sbagliate, ad un modello geotecnico sbagliato.
MA SOPRATTUTTO: ATTENZIONE! "premesso che la mia attenzione è rivolta principalmente al caso sismico (perché ho il compito di esaminare le pratiche ai fini del rilascio delle autorizzazioni art. 94 in zona 2)" AUTORIZZAZIONE SISMICA NON SIGNIFICA CHE VANNO CONTROLLATI SOLO GLI ASPETTI SISMICI Ogni frase scritta qui sopra è del tutto condivisibile. Ma così è troppo facile: si tratta di un riassunto di quanto è scritto nelle norme tecniche! Quelle le conosciamo bene tutti. Ma qui, vorrei capire (e ringrazio perché qualcosa sto capendo) la portata di questo benedetto modello geologico... ed ecco il titolo del post. Ma, a parte questo, mi interessa sentire da dove deriva l'interpretazione secondo cui l'autorizzazione sismica di cui all'art. 94 dovrebbe riguardare anche gli aspetti non sismici... Nevicate? Venti? Resistenza al fuoco? Cedimenti SLE? Durabilità? Puoi chiarire?
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Massimo Online14,439 Jun 25th, 2026
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