Caro enterprise_ing,
la scorsa settimana mi sono trovata nella situazione di classificare la categoria di suolo ed essere nel dubbio se assegnare veramente la tipologia D. Si tratta di una casetta di un piano fuori terra (sai, a forma di capanna, con tetto a due falde simmetriche. Probabilmente era una baracca, poi trasformata). Siamo in pianura, a 1,2m slmm, a 7 km dalla linea di costa e a 300 m da un fiume d'importanza nazionale. Ho alzato le aste (ho fatto una cptu a 30 m) e la fanghiglia che è salita, ribolliva.
Ho rilevato indirettamente i valori di Vs30 (172 m/s), come quelli di cu30 (102 kPa). In 30 m, solo due livelli granulari: uno a 2,5 m di profondità (potente 50 cm circa) e uno a 11 m. Essendo questo più potente ne ho valutato la liquefacibilità, mè se con il suo fuso granulometrico.
Secondo la formula Ms= 1.0+3.0 log (Re), essendo a circa 40 km di distanza dalla prima zona sismogenetica (M 6.5), non dovrei escludere il fenomeno della liquefazione.
Morale?
Ti saranno sembrate delle paranoie, le mie, ma ti garantisco che le considerazioni (e queste possono essere un "criterio" per classificare una "buona" relazione), sono finalizzate alla sicurezza/stabilità di qualsiasi struttura. Non sarà una tettoia per bestiame, quel nuovo edificio, ma una casetta con due piani fuori terra e 2 m più lungo, in pianta esattamente rettangolare.
Che errore potrei commettere?
Sono, come te, in pianura, ma l'aspetto geomorfologico (il luogo è compreso tra due dossi fluviali) è utile a comprendere i problemi di smaltimento delle acque superficiali. La rete di canali di scolo è spesso, in caso di piogge persistenti, incapace di smaltirne l'eccesso. Non credi che l'aspetto idrogeologico debba essere in tutti i casi considerato? Beh, se il tuo geologo non lo considera, ecco: qui ci potrebbero essere conseguenze per il suo errore (come hai titolato, tu) e anche se sei, come me, in pianura.
Saluti
Donatella B
Ops, speravo di trovare una tua risposta, gentile enterprise_ing....perché
mi domandavo: nella sinergia tra professionisti,
quali sarebbero le conseguenze di un errore ingegneristico, nel mio caso?
Ti ringrazio molto per l'eventuale risposta,
Saluti
Donatella B
Vediamo se ho capito... ma non credo di aver capito... Vorresti sapere quali possono essere le conseguenze di un errore ingegneristico nel calcolo di una casa monopiano con tetto a 2 falde e nel calcolo di una casa a due piani?
Gli errori che lo strutturista può commettere nel progettare una casa di 1 o 2 piani sono tanti. Ma nessuno di questi può comportare conseguenze importanti, a meno di errori "grossolani", tipo disegnare un pilastro in posizione sbagliata (che cmq il direttore lavori e l'impresa rileverebbero durante l'esecuzione).
Se invece vuoi sapere cosa può comportare un tuo errore nella stima dei parametri del sottosuolo, questa domanda si collega direttamente al mio post iniziale: premesso che la mia attenzione è rivolta principalmente al caso sismico (perché ho il compito di esaminare le pratiche ai fini del rilascio delle autorizzazioni art. 94 in zona 2), posso affermare che nella maggior parte delle "nuove costruzioni" non è l'intensità del terremoto a stabilire se una casa risponde bene o male a una scossa da normativa, ma lo sono (invece) i dettagli costruttivi.
Ad esempio, per qualsiasi tipologia costruttiva (muratura, acciaio, cemento armato a pareti, cemento armato a telai), rispettando alcuni dettagli, il "fattore di struttura" vale immediatamente 3 oppure 4. Significa che la costruzione è in grado di per sé di "dissipare" dal 66,67% (per q=3) al 75% (per q=4). E come riesce a farlo? Grazie ad esempio al principio della gerarchia delle resistenze: in sostanza, ad esempio per una costruzione intelaiata, accade che i pilastri non vengono dimensionati in base all'azione sismica prevista! Bensì, vengono progettati solo per essere sovraresistenti rispetto alle travi.
Amplificare pertanto l'azione sismica del 20% (sottosuolo B), del 50% (C) o dell'80% (D), potrebbe quindi non essere determinante nel calcolo ingegneristico.
Una casa in muratura, in zona sismica 2, se progettata con muri ben disposti e con rispetto dei dettagli, calcolata con un metodo appropriato (analisi push-over) resiste sempre al triplo del terremoto di progetto.
(Sto naturalmente trascurando gli effetti della liquefazione, che al momento sono quelli che sfuggono dalle mie possibilità di controllo).
Se invece parliamo di valutazioni della sicurezza di edifici esistenti, e di interventi di ristrutturazione, la scelta della categoria di sottosuolo potrebbe influire molto sul risultato!