buongiorno Ingegnere,
tralasciando le altre pericolosità geologiche già evidenziate dai colleghi mi permetto di consigliarle, nella sua qualità di Progettista o di Collaudatore, di controllare con attenzione che la valutazione dei due principali aspetti legati ad un evento sismico (accelerazione e liquefazione) siano stati solo correttamente valutati dal Professionista incaricato.
Per "correttamente valutati" intendo dire che siano frutto di indagini e studi che dovrebbero essere alla base di una consulenza professionale che possa chiamarsi tale. Mi riferisco quindi a indagini geofisiche, misurazioni del livello statico dell'eventuale falda ed analisi dei fattori predisponenti al fenomeno di liquefazione (in primis analisi granulometrica, sismicità di sito etc.).
Se questi argomenti sono trattati in modo esauriente (e con testimoniale del lavoro svolto, tabulati di calcolo, certificati di laboratorio o delle prove in sito) penso che tutto dovrebbe andare liscio e nessuno dei Professionisti coinvolti nella "filiera" della progettazione correrà alcun rischio.
Se si dovesse trovare di fronte a relazioni basate sulle chiacchiere e con troppe forme dubitative cerchi di approfondire gli argomenti che la lasciano perplesso, salvaguardando la sua figura ed anche quella dei suoi colleghi coinvolti nel lavoro.
In ultimo, se il suo lavoro è esteso planimetricamente, si accerti che le considerazioni fatte possano essere estese a tutta l'area d'intervento.
Buongiorno,
per il fuso il riferimento è contenuto nel DM 2008: conviene far riportare il fuso granulometrico ricavato in laboratorio dal campione prelevato in situ su un diagramma che contiene anche quelli suggeriti dal DM 2008. Il confronto è facile e penso sarà in grado di capire se le conclusioni a cui arriva il geologo sono corrette o meno.
Per quanto riguarda la severità del fenomeno entriamo in un campo assai complesso perchè se da un lato il fenomeno della liquefazione non è così frequente (almeno nella stragrande parte d'Italia, fatte le eccezioni per il terremoto dell'Emilia in cui è risaltato alla cronaca)da un altro si apre un aspetto assai più complesso relativo alla valutazione della deformazione attesa in caso si possa appurare che detto fenomeno possa verificarsi.
La deformazione attesa dipende essenzialmente da tre principali fattori:
1) granulometria e stato di addensamento originale del materiale;
2) intensità e durata del sisma;
3) spessore del banco sottoposto a liquefazione.
Personalmente non ho mai dovuto procedere ad un calcolo del genere (ed ora non saprei come farlo) ... ma mi sembra eccessivo fasciarsi la testa prima di rompersela.
Nel caso abbia questa esigenza potrà aprire un topic al riguardo sperando che qualcuno sia in grado di aiutarla.
Ho riflettuto molto su questo.
Purtroppo non ho trovato una soluzione: io potrei essere anche un ingegnere preparatissimo sugli aspetti geologici, ma questa mattina sto esaminando una pratica sismica presentata ai fini del rilascio dell'autorizzazione sismica. E' una struttura semplicissima (una tettoia in acciaio, con uno sbalzo tale che di certo la neve e il vento sono prevalenti sul sisma). Non posso assolutamente scrivere nulla riguardo alla "completezza" della relazione geologica, perché ai sensi di legge, non ne ho le competenze.
Come posso confrontare fusi granulometrici?
Come posso sapere se una frase come questa che incollo è corretta oppure no: "
Occorre precisare che il metodo d'indagine utilizzato non consente il campionamento, pertanto la successione stratigrafica desunta, ricavata dagli indici di resistenza, è di carattere indicativo"?
La giurisprudenza è chiara: il geologo ha competenze di tipo esclusivo sulle relazioni geologiche.
L'unica cosa che posso rilevare è òa coerenza o meno fra la relazione geologica, quella geotecnica e il progetto delle strutture.