non so che dire. A Milano c'era una scuola di Quaternario un po' aggiornata, e con i rilievi per la carta geologica ufficiale si cercò in ogni modo di evidenziare il rischio di questi "oggetti" che vengono semplicemente sbolognati per "conoidi alluvionali", e che quasi sempre tali non sono.
Non è solo questione di "trascurare aspetti", né tantomeno di "accanirsi dopo".
C'è un versante con una serie di canaloni. Ci sono delle testate che sono nicchie di distacco. C'è alla base la massa mancante, come deposito, ovviamente non da acque correnti ma da trasporto in massa. Canaloni del genere possono scaricare ancora - detriti e blocchi come mostrano i depositi già esistenti, perché sono i materiali naturalmente prodotti dalle pareti.
Se sulla cresta passasse una carovana di elefanti, ci sarebbe il rischio di "crollo di elefanti" e il canalone si trasformerebbe allora in un "canale di scarico elefanti", anche se nei depositi sottostanti risulta che ciò non è mai accaduto prima.
Se sulla cresta si forma un deposito di neve anomalo (anomalo, ma non impossibile, perché non siamo ai tropici), allora il canale scaricherà neve, e diverrà un canale di valanga.
A monte di tutto, restano i canaloni, che sono corridoi preferenziali per incanalare tutto ciò che dall'alto si accumula e cade. Come dimostrano chiaramente - per chi "trascurasse aspetti" - i depositi alla base.
Quindi, al di là di quella che è stata una serie di coincidenze assurde, resta il fatto che quell'edificio era esposto, perché costruito in una zona a rischio. In qualsiasi stagione. Questo, almeno, è la prima idea che ci si fa guardando anche solo la morfologia nelle carte topografiche.
Poi, vabbè, personalmente mi chiederei anche, guardando le valanghe note, perché cavolo in una serie di canaloni paralleli e simili fra loro, solo in quei due non c'è stato "mai" niente...
Nessuno mette in dubbio la buona fede e la serietà degli studi che vengono fatti in Abruzzo; solo mi sembra che per i depositi continentali recenti si faccia riferimento ancora - purtroppo - a modelli ormai obsoleti, ignorando molta letteratura recente.