Comunque se avete bisogno di un geomorfologo esperto chiamate Sergio Rizzo, lui dice che chiunque lo avrebbe stabilito, è ovvio che non doveva stare li un grande albergo!
Massimo, sì, il canalone di valanga è indiscutibilmente quello a monte dell'albergo, le strie che ho segnato io nell'ultima foto servivano come analisi comparativa. Ossia, in quelle strie ci sono state valanghe relativamente recenti, mentre simili strie non sono visibili nel vallone.
Ossia, apparirebbe, da un'analisi approssimata tramite google earth quale quella che stiamo conducendo, che nel vallone non si verificavano valanghe da molti decenni.
E' anche vero che il fondo del canalone non è ben visibile, ma le immagini attuali mostrano una larghezza della striscia di valanga (ormai priva di vegetazione) cospicua, che dovrebbe essere ben visibile dall'alto.
Certo, a posteriori e con le prospettive di google earth quel canalone ha un aspetto minaccioso.
Ma allora perchè la zona non è indicata in rosso nel PAI regionale?
Il simbolo di conoide attiva nella carta geomorfologica non appare appropriato, se la conoide è attiva la permanenza di una struttura nel sito non è possibile, la struttura verrebbe sepolta dai detriti, più o meno velocemente.
A meno che per attiva si intenda attiva nel quaternario, come per la neotettonica.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
Questo è quanto riferisce il colonnello dei carabinieri, e in effetti il dato sarebbe compatibile con la data del 1936, considerando un plausibile errore del 10% circa sulla determinazione dell'età (o sulla determinazione della frana, ancora non sono stati pubblicati documenti).
A questo punto, ci dovremmo chiedere: come è possibile che sia stato costruito un rifugio di montagna (l'ex rifugio Tito Acerbo è il nucleo del futuro resort), quindi da montanari, ossia persone esperte dei luoghi, nello stesso punto che pochi decenni prima, quindi a memoria ancora fresca, era stato devastato da una valanga simile a quella odierna?
Un'altra considerazione sarebbe che a questo punto la normativa dovrebbe specificare che l'analisi del rischio va effettuata su base di worst scenario, eliminando dall'edificabilità (e da relativi ampliamenti ecc.) molti luoghi attualmente edificati, compreso interi paesi, che dovrebbero essere per coerenza evacuati).
Lo stesso vale per i terremoti. Questo concetto, quello dei valori estremi che deve governare le considerazioni progettuali, è quello sul quale insiste Paolo Rugarli in relazione agli eventi sismici.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Hai ragione, noto che nel documentario di Tozzi passa però anche una messaggio sbagliato, che il bosco non impedisce la valanga. Non è vero, caso mai il bosco non era presente nella zona di distacco. Applicando il ragionamento che esponi, e che segue la scia di Giuliano Panza sui terremoti. I bersagli e le zone non idonee aumentano a dismisura, e passata la buriana, ci metteranno di nuovo una pietra sopra, penso.
Assolutamente eloquenti, testimoniano anche l'avanzata del bosco, sebbene ancora l'anno scorso, tali cicatrici si vedessero ancora. Preziosissime le foto '45 e '54 che suppongo sia il mitico volo GAI che non trovo mai da consultare.
Per favore però non createvi impressioni sbagliate, il bosco arresta le valanghe.
Quali effetti produce il bosco sulle valanghe? Per le popolazioni che vivono in montagna, il bosco esercita una funzione difensiva molto importante. Protegge infatti i centri abitati e le infrastrutture da slittamenti, colate detritiche, frane e valanghe. Rispetto alle opere di difesa artificiali, il bosco di montagna è una soluzione molto più economica ed ecologica. Ma quali effetti produce il bosco sulle masse di neve, per evitare che avanzino sino a valle e provochino danni? Gli alberi in piedi e abbattuti stabilizzano il manto nevoso e impediscono che la valanga si formi oppure ne riducono la superficie di frattura. Inoltre, grazie alle chiome degli alberi, nel bosco il manto nevoso ha una struttura diversa rispetto a quanto avviene in campo aperto. Da un lato la neve cade dagli alberi e, dall'altro, la copertura delle chiome modifica il bilancio energetico sulla superficie del manto nevoso. Nel bosco, il manto nevoso presenta quindi una notevole irregolarità a distanza di pochi metri e gli strati fragili che favoriscono il distacco di valanghe si formano con meno facilità. Inoltre, il bosco è in grado di rallentare e arrestare valanghe di piccole dimensioni. da: http://www.slf.ch/ueber/organisation/warnung_praevention/projekte/wald_lawinen/index_IT
A questo punto forse la valanga era prevedibile e probabilmente la conoide è legata a diversi processi molto energetici:derbris flow e valanghe. (credo che nei prossimi anni nell'area ci sia da aspettarsi qualche evento di colata detritica)
C'è da chiedersi perché un elemento di pericolosità individuato dal PAI e la presenza di elementi esposti non abbiano prodotto un'area a rischio!
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Per favore però non createvi impressioni sbagliate, il bosco arresta le valanghe.
Sì Massimo fintanto che il bosco è in posizione vitale ha un'azione frenante ma quando gli alberi sono inglobati nella massa nevosa in movimento che funzione hanno? Possono incrementare l'energia cinetica? Dove si vanno a posizionare? in zona frontale, superiore o basale del corpo in movimento? Oppure ogni valanga è una storia a se?
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