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Iscritto: Oct 2000
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Le tipologie di valanghe differiscono per tipo di neve.
Dire che lì vi era un conoide "attivo" è dire molto poco, e con la valanga centra come col terremoto...
Dire che li al di la di una posizione infelice, non si poteva ampliare un rifugio del 1936, è una forzatura, a mio modo di sentire.
Se applichiamo questo ragionamento in montagna non si fa più nulla. Son convinto che se ci mettiamo a cercare troviamo decine di siti con situazioni ben peggiori.
Poi io non son mai stato sul posto, vedo le immagini e ti dico che a mio parere non avrei notato un pericolo così grande, a seguito di una prima analisi; se avessi studiato meglio il posto sul sito e avessi avuto a disposizione i dati di una ricerca storica, sarei stato più cauto, forse. Ma i dati ci sono o sono di pochi? come spesso ancora avviene. Ho visto foto aree sul forum H20 del 1945 e del 1954, ma chi le ha di noi a disposizione?
COn grande stima di tutti i colleghi che stanno contribuendo sul forum.
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Iscritto: Jun 2015
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Iscritto: Jun 2015
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Le immagini da foto aree mi lasciano però un po’ perplesso; certamente si vede un’area priva di vegetazione, ma: - se l’area di alimentazione corrisponde principalmente alla zona prativa al di sopra del limite della faggeta, fin su allo spartiacque principale, allora dobbiamo immaginare che la massa di neve mobilizzata abbia rasato, scendendo, la vegetazione fin poco al di sotto del crinale secondario in sinistra idrografica, con un dislivello dal fondo del vallone di varie decine di metri (50-100?), cioè fino ad una quota dal fondovalle dove neppure il recente evento sembra essersi spinto: nel video postato da massimo trossero https://www.youtube.com/watch?v=m8hnPbUXXC8 l’area ripulita dal flusso non pare spingersi così in alto sul versante, anche se manca la parte più interessante, cioè quella a destra in alto dietro lo sperone roccioso, da min. 0.40 in poi; peraltro la zona priva di vegetazione visibile dalle foto aeree comprende in pratica solo il versante sinistro, mentre il destro sembra regolarmente vegetato fino quasi al canalone di fondo; - sullo stesso versante ci sono strisce di vegetazione che corrono secondo pendenza trasversalmente al vallone, rimaste apparentemente indenni; nella foto aerea del ’54 si nota distintamente anche una striscia di vegetazione nella parte finale del vallone, a poca distanza dal canalone centrale - se l’area di alimentazione dovesse comprendere anche il versante in sinistra, mi pare improbabile che sia stato spazzato via il bosco anche nella parte apicale da dove è partito il fenomeno, a meno che non si tratti di una frana, ma lo escluderei insomma, penso che le foto aeree potrebbero non comprendere esclusivamente gli effetti del passaggio di una valanga, perché questo avrebbe lasciato, a mio parere, una cicatrice molto più ristretta sul fondo del vallone; l’effetto della valanga potrebbe essersi sovrapposto a quello di un taglio continuo del bosco, ma anche altro (interessante notare, nella foto del ’54, la presenza dei piccoli terrazzamenti decimetrici prodotti da animali al pascolo: la zona sopra la faggeta ne è letteralmente ricoperta fin quasi al crinale e delle tracce si vedono anche nell’area “disboscata”...oggi completamente assenti). saluti
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Iscritto: Mar 2004
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M Member
Iscritto: Mar 2004
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insomma, penso che le foto aeree potrebbero non comprendere esclusivamente gli effetti del passaggio di una valanga, perché questo avrebbe lasciato, a mio parere, una cicatrice molto più ristretta sul fondo del vallone; l’effetto della valanga potrebbe essersi sovrapposto a quello di un taglio continuo del bosco, ma anche altro (interessante notare, nella foto del ’54, la presenza dei piccoli terrazzamenti decimetrici prodotti da animali al pascolo: la zona sopra la faggeta ne è letteralmente ricoperta fin quasi al crinale e delle tracce si vedono anche nell’area “disboscata”...oggi completamente assenti).
In effetti, tra i due dopoguerra probabilmente la montagna era molto, am molto più sfruttata di oggi, per il legname e la pastorizia.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Iscritto: Dec 2009
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Eppure per la prima stesura del PAI-Frane-Tevere si faceva anche fotointerpretazione di immagini storiche.....per il sito una pericolosità da valanga sarebbe emersa? Probabilmente no perché non c'erano i tecnici con le conoscenze giuste e non era neanche lo scopo del lavoro (molto probabilmente sarebbe emersa la pericolosità da debris flow). Se si fosse prodotta una carta della pericolosità da valanghe con foto storiche si sarebbe potuta evidenziare tale problematica per il sito?
Credo che ad oggi l'identificazione di queste pericolosità dovrebbe trovare una soluzione non nei semplici professionisti, ma in strutture pubbliche che fanno sopralluoghi, fotointerpretazione, modellazione, redigono carte e le aggiornano regolarmente e rendono di facile consultazione sia la cartografia che i dati di analisi.
Lo so che in montagna esistono situazioni molto più pericolose ma è anche vero che non è corretto esporre a tali pericolosità semplici turisti o quanto meno questi dovrebbero essere informati.
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
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Iscritto: Oct 2000
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Iscritto: Jan 2007
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he he bravo McCoy....nelle nostre dolomiti 50 anni fa c'era molto ma molto meno bosco di adesso, e non per le valanghe!
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Iscritto: May 2011
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Credo che ad oggi l'identificazione di queste pericolosità dovrebbe trovare una soluzione non nei semplici professionisti, ma in strutture pubbliche che fanno sopralluoghi, fotointerpretazione, modellazione, redigono carte e le aggiornano regolarmente e rendono di facile consultazione sia la cartografia che i dati di analisi. ...avessero i soldi, le strutture pubbliche...
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Iscritto: Dec 2009
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Iscritto: Dec 2009
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Credo che ad oggi l'identificazione di queste pericolosità dovrebbe trovare una soluzione non nei semplici professionisti, ma in strutture pubbliche che fanno sopralluoghi, fotointerpretazione, modellazione, redigono carte e le aggiornano regolarmente e rendono di facile consultazione sia la cartografia che i dati di analisi. ...avessero i soldi, le strutture pubbliche... ce l'hanno ce l'hanno ......  .... il problema è che se passa sempre la linea dell'imprevedibile, dell'evento eccezionale e dell'elogio continuo alla gestione dell'emergenza anche il politico/burocrate di turno si sente autorizzato a spendere per altro. (scusate lo sfogo OT)
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Iscritto: Oct 2000
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Al di la di considerazioni politiche dalla introduzione del vincolo idrogeoligico e della riforestazione, i nostri boschi montani, si sono espansi a livelli per cui in certe zone bisogna tornare al 1600 per trovare superfici + ampie, Logico che il bosco va gestito..,,
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Iscritto: May 2011
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Credo che ad oggi l'identificazione di queste pericolosità dovrebbe trovare una soluzione non nei semplici professionisti, ma in strutture pubbliche che fanno sopralluoghi, fotointerpretazione, modellazione, redigono carte e le aggiornano regolarmente e rendono di facile consultazione sia la cartografia che i dati di analisi. ...avessero i soldi, le strutture pubbliche... ce l'hanno ce l'hanno ......  .... il problema è che se passa sempre la linea dell'imprevedibile, dell'evento eccezionale e dell'elogio continuo alla gestione dell'emergenza anche il politico/burocrate di turno si sente autorizzato a spendere per altro. (scusate lo sfogo OT) tutte e due le cose. In molti casi, i soldi non ci sono per puntuali verifiche sul terreno, eseguite da funzionari super partes, cioè che agiscono direttamente e per conto dell'ente di governo. In molti, non ci sono per pagarsi studi specialistici fatti da professionisti qualificati, per cui molte volte c'è la corsa al ribasso, e i Comuni si accontentano/pretendono studi e relazioni a basso costo, magari fatte "in batteria" affidandole a tirocinanti per la parte di analisi, oppure affidate direttamente a professionisti poco esperti di quelle zone ma che appunto fanno l'offerta migliore. In molti casi si pone tutta la fiducia nell'analisi dei documenti fotografici già acquisiti in archivio, anziché fare sopralluoghi. Questo per i costi. L'altro punto, per cui continuo a starnazzare in questi giorni, è che se, come sempre, passiamo il fatto che "eera imprevedibile", tutti continueranno a sentirsi le spalle parate, forti del fatto che le catastrofi della "natura matrigna" sono inevitabili. Iniziamo a percorrere tutto l'iter di verifica, e se poi non ci sono colpe, negligenze o omissioni, tanto meglio. Servirà comunque a far capire che, se qualcosa va storto per colpa o per dolo, non si sfugge al setaccio, come troppo spesso si pensa. E magari,si rafforzerà anche l'idea nei politici che occorre investire sulla prevenzione, scavalcando qualsiasi interesse.
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