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La redazione dei piani di bacino che contemplano anche le carte dei rischi è un'ottima piattaforma di partenza. Il problema sussiste quando le amministrazioni pubbliche non recepisco le prescrizioni date loro dai tecnici, Sarno ne è un'esempio (parlo di sarno perchè è una realta che conosco) ma il discorso lo si può estrapolare anche ad altre realtà nazionali. Tuttavia noto che lo studio tecnico dei rischi non è seguito da uno studio economico-sociale, cioè calcolare l'impatto economico di un evento su un territorio. Quest'anno ho avuto modo di seguire uno stage sulla pianificazione e gestione dei rischi naturali a Berlino in un istituto che opera a livello federale, paragonabile all'ingv oppure al cnr. Ebbene li' studiano i rischi naturali, in fase di prevenzione, sia dal punto di vista tecnico ma anche eonomico in modo tale che quando l'evento accade riescono a decidere subito quali azioni fare per minimizzare i costi sia economici ma anche sociali. (dopo il terremoto in Irpinia alcune famiglie si sono ricomposte dopo anni). Inoltre stanno costituendo un network mondiale sulla gestione dei disastri, il compito fondamentale è condividere i dati tecnici ma anche l'elaborazioni di piani di emergenza per minimizzare gli sforzi e ottenere degli ottimi risultati. Non so' se in Italia si sta facendo qualcsa del genere , inoltre, a me sembra che le amministrazioni locali o periferiche sottovalutano questa problematica. Perchè? P.S. forse sono stato molto accademico, purtroppo la mia esperienza rientra in questo genere e mi farebbe piacere scambiare qualche opinione con voi che della professione ne fate fonte di vita
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