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Credo che siano ammessi anche fenomeni rapidi poiché si fa riferimento a reti paramassi e vasche di accumulo, ecc.. La norma, in questi casi, considera come obiettivo la riduzione del rischio e quindi la possibilità di intervenire sulla vulnerabilità/esposizione senza necessariamente intervenire sulla pericolosità.
C6.3.5 Nel caso di frane di ampie dimensioni, per le quali non sempre è possibile giungere alla stabilizzazione, gli interventi possono essere progettati con il fine di rallentare l'evoluzione dei fenomeni in atto. In tal caso, l’efficacia di un intervento sul pendio deve essere valutata in termini di riduzione della pericolosità. Poiché l'obiettivo finale è la mitigazione del rischio per la vita umana e per le proprietà, in alcuni casi possono essere concepiti interventi di protezione (reti paramassi, vasche di accumulo, ecc.), che non incidono sulla pericolosità dell'evento franoso ma sulla protezione di persone e cose.
La Luna piena minchionò la Lucciola - Sarà l'effetto dell'economia, ma quel lume che porti è deboluccio... - Sì, - disse quella - ma la luce è mia! (Trilussa)
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OK mijasmo per il §7.11.5.3 la vediamo in modo differente anche se i tuoi dubbi sono leciti poiché nel §7.11.5.1 si fa riferimento alla stabilità globale a mio giudizio in modo improprio poiché è riferita al §7.11.5.3 che riguarda la stabilità dei pendii.
Con l’approccio che proponi per le fondazioni in condizioni sismiche si avrebbe un gamma_R=FS a nostra discrezione, in questo caso il problema di una condizione statica più gravosa di quella sismica sarebbe facilmente superabile operando arbitrariamente sul valore di FS.
A parte quanto già detto sull'interpretazione del §7.11.5.3, quello che non mi convince è che nell'interpretazione che proponi la verifica di stabilità globale delle fondazioni sarebbe l’unica verifica della norma a non seguire lo schema di un gamma_R imposto per legge, ci si troverebbe ad operare sul FS (gamma_R) quando la strada tracciata dalla norma per garantire la sicurezza dell'opera impone di agire sul dimensionamento dell’opera stessa (dato che i coefficienti A M e R sono imposti e si deve rispettare Ed<Rd). Tutto giusto tranne che non è l'interpretazione che propongo io ma semplicemente quanto c'è scritto nelle NTC2018.
Fa' sempre la cosa giusta.
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Credo che siano ammessi anche fenomeni rapidi poiché si fa riferimento a reti paramassi e vasche di accumulo, ecc.. La norma, in questi casi, considera come obiettivo la riduzione del rischio e quindi la possibilità di intervenire sulla vulnerabilità/esposizione senza necessariamente intervenire sulla pericolosità. C6.3.5 Nel caso di frane di ampie dimensioni, per le quali non sempre è possibile giungere alla stabilizzazione, gli interventi possono essere progettati con il fine di rallentare l'evoluzione dei fenomeni in atto. In tal caso, l’efficacia di un intervento sul pendio deve essere valutata in termini di riduzione della pericolosità. Poiché l'obiettivo finale è la mitigazione del rischio per la vita umana e per le proprietà, in alcuni casi possono essere concepiti interventi di protezione (reti paramassi, vasche di accumulo, ecc.), che non incidono sulla pericolosità dell'evento franoso ma sulla protezione di persone e cose. Sì, sono d'accordo, ma a questo punto il discorso mi sembra diventare generico e i casi sono decisamente da valutare singolarmente, anzi potremmo anche elencarli per quanto sono limitati: - Parete con piccoli crolli - ruscellamenti e dilavamenti di tratti di versante durante piogge - ????
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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Tutto giusto tranne che non è l'interpretazione che propongo io ma semplicemente quanto c'è scritto nelle NTC2018. Scusami, volevo solo dire che leggiamo/comprendiamo la norma in modo differente ......in questi casi per me gamma_R=1.1, per te FS arbitrario......ma se poi decidi di assegnarli un valore di 1.1 allora tutto torna  Scherzo!!!!
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Sì, sono d'accordo, ma a questo punto il discorso mi sembra diventare generico e i casi sono decisamente da valutare singolarmente, anzi potremmo anche elencarli per quanto sono limitati:
- Parete con piccoli crolli - ruscellamenti e dilavamenti di tratti di versante durante piogge - ???? Si, credo che la valutazione debba essere fatta su ogni singolo intervento
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...non è che sia un tentativo di introdurre una specie di "rischio residuo" da noi poco familiare mentre ben compreso in altri paesi? (vedi Svizzera?)
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Finalmente anche un altro interlocutore!
C6.3.5 Nel caso di frane di ampie dimensioni, per le quali non sempre è possibile giungere alla stabilizzazione, gli interventi possono essere progettati con il fine di rallentare l'evoluzione dei fenomeni in atto. In tal caso, l’efficacia di un intervento sul pendio deve essere valutata in termini di riduzione della pericolosità. Poiché l'obiettivo finale è la mitigazione del rischio per la vita umana e per le proprietà, in alcuni casi possono essere concepiti interventi di protezione (reti paramassi, vasche di accumulo, ecc.), che non incidono sulla pericolosità dell'evento franoso ma sulla protezione di persone e cose.
Sono d'accordo con quanto scritto in precedenza su questo specifico punto, che aggiungo mi pare abbastanza chiaro.
Vi sono molte frane (penso alle grandi frane chilometriche o giù di lì spesso a dinamica lenta) che oggettivamente non è possibile stabilizzare nella loro interezza per costi proibitivi. Lavorare a scala d'intervento e non di frana complessiva per limitare la vulnerabilità delle infrastrutture ivi presenti migliorando localmente il coefficiente di sicurezza opera/pendio mi pare del tutto comprensibile.
Fa' sempre la cosa giusta.
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Ah ah mijasimo, guarda che non intervengo ma leggo....e imparo! Stavo pensando ad esempio al fenomeno della caduta massi, mio principale target. Spesso gli interventi sono proprio volti a limitare la vulnerabilità delle strutture e salvare se possibile vite umane. I grossi monoliti rocciosi sono difficili da consolidare o "fermare", penso ad esempio alla rupe di San Leo, anzi impossibile! Quello che spesso dobbiamo fare è aumentare il grado di sicurezza accettando un rischio residuo. Quindi il problema nella sua interezza potrebbe avere un FS minore di 1, ma localmente garantisco alcune strutture fortemente esposte. Una volta in una località montana un grosso masso ha spianato le barriere che avevo progettato. D'accordo con l'ente ho rimesso le medesime barriere perchè comunque è difficile programmare interventi su fenomeni che rivestono carattere di eccezionalità. Questi fanno appunto capo al rischio residuo.
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Bè direi che non ci sono dubbi, la Norma cita testualmente questa tipologia di opere. Ritengo personalmente che molte normative che riguardano anche la difesa del suolo si stanno sempre più spostando verso il concetto di resilienza del patrimonio e di accettazione del rischio residuo, naturalmente questo è e rimane un discorso generico ma un trend generale in questa direzione mi pare di vederlo, cioè mi pare che la società (o meglio gli organi preposti alla tutela della stessa) stia prendendo un pò più coscienza del fatto che il rischio zero è un obiettivo difficilmente raggiungibile anche per i costi elevati che richiederebbe tale sforzo. Qui naturalmente siamo sconfinati ampiamente fuori dell'argomento specifico del thread.
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Tutto giusto tranne che non è l'interpretazione che propongo io ma semplicemente quanto c'è scritto nelle NTC2018. Scusami, volevo solo dire che leggiamo/comprendiamo la norma in modo differente ......in questi casi per me gamma_R=1.1, per te FS arbitrario......ma se poi decidi di assegnarli un valore di 1.1 allora tutto torna  Scherzo!!!! Figurati siamo qui a ragionare, e perchè allora non 1.2 in linea con le altre opere del capitolo 7? Se proprio dobbiamo andare fuori Norma allineiamoci a qualcosa di più cautelativo che potrebbe anche essere sostenuto con qualche argomento logico tipo appunto che 1.2 è quanto la Norma indica per tutte le altre strutture interagenti sul versante del capitolo 7.
Fa' sempre la cosa giusta.
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