ciao, Pierlo;
occorre non rovesciare la logica del ragionamento: il ritardo con cui la portata di una sorgente risente della ricarica delle piogge può essere determinato solo se hai a disposizione l'idrogramma delle portate della sorgente, per almeno un anno idrologico, e l'andamento pluviometrico dello stesso periodo di riferimento, in modo da poterli correlare e condurre un'analisi oggettiva.
Non si può generalizzare: un acquifero con volumi immagazzinati molto grandi può rivelare un segnale stagionale della ricarica molto blando e una sostanziale costanza della portata; al contrario, una sorgente con un bacino di alimentazione modesto può avere tempi di risposta molto brevi, anche solo di qualche giorno. Non si può prescindere, come ti ha detto anticlinale, dalla conoscenza del sistema fisico con cui hai a che fare. Per esperienza personale posso dirti che in acquiferi fessurati su substrato calcareo (anche nell’area umbro-marchigiana, e per sorgenti di modesta portata, inferiore ai pochi litri al secondo) le piogge si risentono all'emergenza nell'arco di 15-20 giorni. Ma poi dipende anche dal periodo in cui cadono queste piogge. Nella stagione secca, quella a cui fai riferimennto e che ti ha dato l’input per sollevare la questione, possono senz’altro dare, nell’ambito di una generale e costante diminuzione delle portate del periodo di magra, blande stabilizzazioni o piccoli picchi positivi (vengono per questo dette “piogge parassite”); ma, ripeto, senza dati consistenti e continuativi, sono solo discorsi generici e molto vaghi.
Darò un’acchiata all’area a cui ti riferisci.
Saluti.