Se si ha l'ambizione di effettuare indagini sismiche (ma non solo quelle, qualsiasi cosa) avendo anche solo un minimo di cognizione di causa di quello che si sta facendo, occorre (a mio parere)
- studiare da soli un bel po': leggere tanto e continuare a leggere tanto, se si vuole per lo meno rimanere aggiornati su quello che succede;
- seguire corsi il più possibile (ora forse con i webinar a distanza risulta possibile anche seguire un corso in Sicilia per uno che sta in Trentino, o uno in Piemonte per qualcuno che stia in Puglia) e, a mio parere, tenuti da docenti diversi, per avere un quadro a più voci;
- imparare a distinguere chi fa sismica (stiamo parlando di sismica, ma vale in tutti i campi) credendo che basti posizionare uno strumento, pigiare un pulsante e dare in pasto il tutto ad un algoritmo automatico, da chi invece ha un'idea di ciò e dei limiti che sta facendo e delle condizioni "teoriche" che stanno alla base dei metodi. Per imparare dai secondi e per far finta di ascoltare i primi (che non sempre sono quelli che lavorano di meno).
Poi c'è l'esperienza, è palese che se la si acquisisce da soli si potrebbe incorrere in più errori e si fa comunque più fatica e ci vuole un po' più di tempo.
Personalmente ti posso dire che ho letto, credo, alcune centinaia di lavori sulle metodologie che utilizzano le onde di superficie (tra pubblicazioni, report, libri e tesi di dottorato) eppure quando mi capita sotto mano qualcosa che non ho letto, scopro sempre che c'è qualcosa che (non dico "che non sapevo" perché sono consapevole della mia ignoranza) non avevo letto prima.
Una cosa mi viene comunque da dire: si vedono molte indagini geofisiche in giro e leggendone i report si ha quasi l'impressione che molte vengano effettuate (sia come acquisizione che come interpretazione) senza controllare "a priori" quali siano le conoscenze geologiche disponibili, con i modelli geofisici che non vengono confrontati con quelli stratigrafici.