Originariamente pubblicato da
Carlo Caleffi
la mia perplessità è solo relativa ai dati, non conosco il metodo di Kayen et Al., quindi non mi esprimo.
Però, per quel che mi riguarda, il problema della liquefazione con magnitudo basse resta una questione troppo poco compresa perchè le varie metodologie possano dare indicazioni serie.
Nel caso in questione, ad esempio, cosa potrebbe succedere in superficie anche se ci fosse liquefazione a 12 m? Come si comporterebbero gli strati più superficiali? Che effetto si potrebbe risentire sul fabbricato? Io penso non succederebbe nulla, ma la realtà è che semplicemente non lo sappiamo.
Per questo penso che raffinare molto i metodi non serva a gran che (per la pratica professionale, intendo, ovvio che gli studi scientifici debbano proseguire).

Carlo, sì, sono rimasto il solito nerd, soltanto che negli ultimi anni ho spaziato negli studi, interessandomi di materie diverse dalla geotecnica. Però è bene ritornare alle origini ogni tanto. Specie adesso che abbiamo la rivoluzione delle AI, per quanto da un lato possono essere inutili o dannose, dall'altro lato possono fare risparmiare moltissimo tempo (il foglio di calcolo che ho approntato avrebbe richiesto giorni senza GPT-5).

Sono d'accordo con te che il punto cruciale dei metodi a disposizione rimane quello del giudizio finale sulla liquefazione del sito. Di quanto incide il probbile triggering di uno strato di 0.5 m di spessore a profondità Z? Di quanto incide lo spessore totale degli strati con probabilità di liquefazione < 15%? O di altra %?

Io non sono più aggiornato, ma per ora mi sembra che l'unico metodo di giudizio complessivo della P di liquefazione alal superficie del sito sia quello di Iwasaki et al. perchè è contenuto nelle linee guida di microzonazione sismica. Non so se ci sono altre indicazioni nelle linee guida regionali dell'ER o Lombardia, per esempio.

Dal punto di vista della responsabilità professionale, per ora, e a scanso di mia ignoranza che voi spero corregerete, non possiamo fare altro che fornire il LPI con le fasce di rischio, aggiungendo però i parametri quale probabilità di triggering (almeno uno strato in liquefazione), profondità minima di liquefazione, spessore di strati liquefacibili.

Ciò non toglie che si potrebbe indagare presso gli autori degli articoli, come hanno fatto a definire il rischio complessivo del sito, come passare dal rischio di strato per strato a quello di sito, ecc. ecc.

Devo anche rivedere la pubblicazione di Idriss & Boulanger dove si presentava mi sembra un modello a strati del rischio liq con Vs, ma la memoria potrebbe ingannarmi.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)