di seguito il link di una pubblicazione del CNR che rappresenta un buon punto di partenza sullo stato dell'arte (eventualmente da approfondire):
https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/attivita/editoria/Volume_Liquefazione.pdfIn particolare vi vorrei segnalare l'estensione dei fusi di terreni potenzialmente soggetti a liquefazione rispetto a quelli indicati nelle NTC18 (pg15) e l'appendice B dove sono indicati diversi stimatori della probabilità di occorrenza della liquefazione e degli eventuali danni indotti in superficie. Tra questi ultimi il Liquefaction Severity Number (Tonkin & Taylor 2013) che presenta i vantaggi di considerare le deformazioni indotte al terreno (e non solo gli strati liquefacibili) e di assegnare maggior peso agli strati superficiali, lo svantaggio maggiore è legato all'utilizzo di procedure semplificate per la stima delle deformazioni volumetriche. Il metodo sviluppato per siti neozelandesi è stato in parte adottato anche in Italia (se non ricordo male LSN, in combinazione con LPI, è stato utilizzato anche in alcune MZS dell'Emilia Romagna)