Nel frattempo, dopo avere esaminato l'interessante scenario sollevato dall'obiezione di Carlo Caleffi, ho ritrovato i documenti del metodo di Albarello (che contrariamente a quanto scritto prima fanno parte del pubblico dominio).
Ho accertato inoltre che la relazione di cutoff di Galli 2000, Me = circa Mw =2.7+2*log (R) deve essere riscritta con il Log10, poiché scritta con la notazione del volume CNR potrebbe apparire come un logn (ed in effetti così io l'avevo interpretata, impantanandomi nel foglio Excel e non riuscendo a districarmi tra risultati impossibili).
La discussione con Carlo mi ha portato a proporre una relazione alternativa per il caso di L'Aquila, specialmente se relativo a un progetto di modesta entità.
Adesso le possibilità sono 2:
1) Adozione della Mw max di Meletti et al. 2004, come da indicazioni del documento CNR.
2) Adozione di un metodo alternativo se tali indicazioni risultassero particolarmente penalizzanti, in considerazione anche della litostratigrafia prevalente e del fatto che fenomeni di liquefazione con il sisma Mw=6.3 del 2009 sono stati molto rari.
In caso di adozione del metodo alternativo, si potrebbe in prima istanza applicare la mappa di disaggregazione dell'INGV (autorevole organismo ufficiale di specifica competenza) ed escludere eventuali outliers con il cutoff di Galli, in seconda istanza adottare un alto percentile meno penalizzante e purtuttavia conservativo nel nostro caso specifico e non generale. L'adozione dell'ipotesi alternativa comporterebbe la preparazione di una copiosa serie di argomentazioni tecniche, obbligatoriamente.