Salve a tutti, sono un utente nuovo, anche se precedentemente alla mia registrazione ho già letto svariate discussioni qui sul forum. Scrivo per ottenere qualche informazione in più riguardo lo stato della didattica universtiaria attuale, l'evoluzione del mondo del lavoro e la formazione del geologo moderno. Perché vuoi il calo a picco degli iscritti ai cds in scienze geologiche negli ultimi anni, vuoi la tendenza a consigliare di cambiare totalmente strada alle ormai poche persone che cercano orientamenti di questo genere, della situazione dei laureati italiani negli ultimi 5 anni se ne parla davvero poco. Io personalmente, nonostante sia ancora relativamente giovane (o coumunque ancora nel pieno degli insegnamenti della laurea triennale), ho fatto le mie ricerche riguardo l'evolversi dei dipartimenti di scienze della terra negli ultimi anni, sia visitando gli archivi degli atenei anno per anno, sia chiedendo qualcosa a qualche studente più anziano o ricercatore (in questi casi però ho sempre riscontrato, come ovvio che sia, punti di vista estremamente soggettivi),sia consultando quel poco che si trova su quora o su reddit (quest'ultimo sicuramente utile per quanto riguarda una visione un po' più "internazionale" delle carriere geologiche nel caso ci si voglia spostare all'estero), sia leggendo i vari verbali redatti nel tempo dai consigli di area didattica negli anni. Ovviamente mi manca un elemento fondamentale per un vero inquadramento dei geologi nel 2025, ovvero l'esperienza personale, ma al momento attuale non ci posso fare granché... diamo tempo al tempo! Ad ogni modo, dall'idea che mi sono fatto, ho notato un crescente interesse negli ultimi anni da parte degli atenei, nei confronti della nuova LM-79 in geofisica: sempre più università in Italia (Padova, Milano, Pisa, Catania, Trieste solo per citare alcune delle ubicazioni del nuovo cds) stanno aprendo le porte a questa magistrale, soprrimendo anche in alcuni casi le magistrali ad indirizzo applicativo, o comunque accorpandolo come curriculum di magistrali più generiche rivolte a tutti i campi delle geoscienze (vedasi per esempio il caso di Padova, con la soppressione della laurea in Geologia Tecnica più o meno concomitante all'arrivo della LM-79 erogata in Inglese). Di per sé non ci vedo niente di male, i campi che mi ispirano di più delle geoscienze (pur amandole a 360 gradi e in tutte le loro sfaccettature, fortunatamente) sono quelli quantitativi, ragion per la quale mi orienterei più verso una specializzazione in Geologia Applicata o in Geofisica (non precludendomi la possibilità di andare poi all'estero, sia per fare ricerca, mio obiettivo primario, sia per lavorare). A tal il mio ateneo (La Sapienza) offre una buona magistrale in Applicata (appena ristrutturata proprio quest'anno, arricchita da corsi di geomatica, un corposo esame di meccanica delle rocce che, da quel che ho capito, è un elemento fondamentale per masticare un pochino di geotecnica secondo gli ingegneri, e un'ulteriore specializzazione-nella-specializzazione in geologia tecnica o in risorse idriche), ma niente riguardo la geofisica. Cioé, in realtà ci sarebbe la magistrale in esplorazione, corso di studi di cui però ho sentito parlare particolarmente male, in quanto non permette di specializzarsi in un campo specifico ed essere più spendibili, e in questo caso non sono previsti neanche curricula interni al cds; oltre a un curricula in geofisica della LM-74 a Roma3 (ma ho sentito anche alcune persone consigliare caldamente di prendersi una laurea in geofisica se si vuole fare geofisica, e non una in geologia ad indirizzo geofisico). Mi sembra quindi abbastanza facile optare più verso la magistrale in Applicata in Sapienza (ateneo nel quale sto frequentando il corso di laurea triennale), specie se voglio concentrare i miei investimenti monetari sul post-laurea piuttosto che sulla laurea in sé. Ma nutro infine ancora un dubbio suscitatomi dalle casistiche riportate sopra: il Geologo Applicato/Geologo-Tecnico sta diventando obsoleto al netto della figura del geofisico (nonostante io sia consapevole delle differenze tra le 2 figure e dell'indispensabilità di entrambe, ma se poi i datori di lavoro per anni hanno ritenuto degli ingegneri degli esperti di geologia, figuriamoci se ora si mettono a guardare questi peli nell'uovo) e da qui le virate di molti atenei d'italia verso questo corso di laurea (scelta che magari potrebbe anche essere dettata dalla direzione della ricerca scientifica in realtà), oppure queste sono solamente mie impressioni e in realtà il settore geologico-applicativo è ancora attivo sia dal punto della ricerca, ché del lavoro (e in realtà in questo caso ci sarebbe da dire che dalla maggiorparte dei pareri esteri che ho riscontrato, fuori dallo stivale sembra che "l'engineering geologist" sia considerata una figura più flessibile e spendibile) ? Chiedo a voi che sicuramente siete più inseriti in un contesto lavorativo o accademico di stampo geologico e avrete sicuramente le idee un po' più chiare di me, specifico inoltre che il mio non è un ragionamento puramente di stampo economico (altrimenti non mi sarei iscritto a scienze geologiche ahaha), semplicemente gradendo molto entrambi i campi ed i settori disciplinari ad essi connessi, ritengo giusto anche inserire l'impatto post-laurea nell'equazione della scelta (inoltre ammetto che trovo sempre un certo gusto nel fare delle "analisi antropologiche" quindi magari potrei anche aver spulciato più del dovuto, almeno rispetto a quello che serviva per orientarsi seplicemente
ahahah). Mi scuso per il wall of text e ringrazio infinitamente coloro che metteranno a dura prova la loro pazienza anche solo per leggerlo

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