Buonasera, sono un ragazzo di 21 anni che ha terminato il proprio secondo anno universitario (avevo già fatto un post qui circa una decina di mesi fa) e che tende molto a rimuginare sulle sue sscelte di vita ora che è arrivato il momento di tirare le somme riguardo il proprio percorso.
Durante questi 2 anni ero convinto che più o meno tutti i campi delle geoscienze mi piacessero, ma già da subito (come si denota nel mio altro post) ho percepito l'esigenza di affrontare le cose da un punto di vista più quantitativo. Inoltre, ho denotato sin da subito che la maggiorparte dei miei colleghi avessero delle grandi carenze proprio per quanto riguarda le basi matematico-fisiche-chimiche, ma il corso è stato da sempre organizzato in modo che questi ragazzi venissero presi per mano e imboccati per qualsiasi cosa (mentre secondo me si poteva spendere più tempo per approfondire altro e lasciare un minimo minimo di responsabilità nello studio autonomo, cosa che ho denotato anche da un ridottissimo numero di esami a cui veniva assegnato un peso in cfu secondo me eccessivo rispetto all'impegno necessario a passarli, e ho cominciato a sospettare che ciò venisse fatto per semplificare ulteriormente le cose). Per questo motivo ho cominciato a sentirmi un po' "fuori target" del corso, ho cominciato ad andare all'università con più stizza, meno voglia, e il fatto che il mio non impegnarmi non venisse poi "punito" dai risultati degli esami che rimanevano molto buoni, ha cominciato a farmi dubitare dell'impegno necessario a proseguire seriamente un percorso del genere (diciamo che essere circondato da tanti colleghi che hanno scelto per ripiego o perché "non si sentivano abbastanza da" mi ha un po' scoraggiato, in ultimo un video di un content creator che è diventato abbastanza virale sui social che incita a iscriversi a questo corso proprio del mio dipartimento se non si performava bene alle superiori perché "so pochi esami, so facili, se può fa"). Le stesse modalità d'esame, tra l'altro, per "essere abbordabili da tutti ma dovendo mantenere un minimo di distribuzione voti" si riducono a mini-prove orali totalmente randomiche che tendono a premiare decisamente di più chi va lì impreparato "giusto per provare" che chi va lì dopo uno studio rigoroso e non avrà modo di essere valutato a dovere. Nei corsi ho sempre trovato interessante l'accenno a fenomeni e operatori fisici (navier-stokes, anomalie gravimetriche, leggi della termodinamica, trasformate di fourier, ma anche solo integrali, derivate, qualcosina di informatica) che dovrò rassegnarmi al solo sentir nominare perché non ci vengono forniti gli strumenti adatti per affrontare davvero queste cose da un punto di vista più rigoroso (un po' per non esulare troppo dalle competenze proprie del geologo, un po' perché i professori ci ritengono incapaci di assimilare bene queste cose se non imparate a pappagallo). Mi sembra sempre di trovarmi nel posto sbagliato.
Inizialmente pensavo semplicemente di fare una magistrale in geofisica per ovviare al problema, ma sentendo ragazzi che l'hanno fatta ho capito che in realtà sono più o meno identiche all'impostazione di lauree in geologia ma "con squillo di lusso" dato che alla fine gli studenti del corso provengono comunque al 90% dei casi da geologia, e informandomi bene ho capito che le aziende ti assumerebbero comunque come geologo e più o meno la professione è la stessa (difatti in italia con la LM-79 l'albo a cui accedi è comunque quello dei geologi).
Sono andato quindi a concludere che nel caso mi fossi voluto occupare di cose un po' più tecniche, forse sarebbe stato meglio passare all'ingegneria ambientale: anche lì pensavo che il cambio sarebbe stato più fattibile in magistrale ormai (alla fine sono pochi i crediti da integrare per l'accesso), ma un professore del corso mi ha detto che un percorso "ibrido" sarà sicuramente mal visto in ruoli di alta responsabilità come quello dell'ingegnere, suggerendomi che forse questo passaggio lo dovrei fare subito). Questa consapevolezza mi ha completamente rovinato l'estate, passata a mandare mail a dipartimenti per ricevere computi di convalide informali, per ricevere risposte molto vaghe, disinteressate, e prospetti di convalide scarnissime che ignoravano completamente la presenza di esami praticamente identici tra i 2 corsi di laurea. Lo stesso professore che mi ha messo la pulce nell'orecchio proprio ieri mi ha inviato una mail in cui, contraddicendosi, mi sconsigliava di fare il cambio e portare a termine il mio percorso triennale (nonostante tra gli esami di terzo anno invece non ci sia praticamente niente di convalidabile, consigliandomi così di allungare il brodo di un altro anno solo per non prendersi responsabilità).
Sono entrato quindi in un loop di sconforto: non capisco cosa sia meglio per me, ho estremamente paura che mi sto infilando in un casino burocratico che mi farà perdere molto più tempo di quanto previsto (il mio sogno sarebbe essere ammesso con la soglia minima di crediti per essere ammessi al terzo anno, che in molte università corrispondono a una sessantina, e provare a fare una megachiusa redentrice per provare a fare 2 anni in 1 e finire entro dicembre dell'anno prossimo, ma i prospetti non mi sembrano essere questi), e nutro un po' di malinconia a lasciarmi alle spalle tutte quelle ore passate al laboratorio di petrografia o il fascino che ho percepito durante le uscite sul campo. Allo stesso tempo ho voglia di riscattarmi e gettarmi in un ambito a me un po' più affine, che mi richieda di impegnarmi di più e magari essere più gratificato da un punto di vista lavorativo in futuro (il mio sogno era fare ricerca prima, ma ho passato un po' di tempo con dei dottorandi e ho percepito un senso di marciume e decadenza innenarrabili tali da farmi passare tutta la voglia, e da farmi rimanere più coi piedi per terra riguardo quelli che sarebbero i reali sbocchi dei miei studi, non aiuta una piccola esperienza di ricerca che "ho vinto" e che mi ha completamente deluso). La mia ultima opzione altrimenti sarebbe farmi un master all'estero finanziato coi controca** (mi ispirava il programma IDEA League in applied geophysics organizzato in cogestione tra le migliori università del nostro settore, programma che magari mi permetterebbe l'accesso a un mercato estero più remunerativo in caso), ma anche quella sembra un'opzione lontana e più legata a un palliativo nel caso non avessi il coraggio di fare ora un cambio drastico (che quasi tutti i dipartimenti a cui mi rivolgo mi sconsigliano di fare però...).
Non se qualcuno di voi si è mai ritrovato in questa situazione (può essere dato che proprio qui ho letto post un po' sconfortati); in caso che consiglio mi dareste? Grazie mille per aver letto tutto e buona serata