|
|
Iscritto: Oct 2001
Posts: 45
Member
|
Member
Iscritto: Oct 2001
Posts: 45 |
Forse sarò all'antica, ma penso che dobbiamo meglio riflettere sul concetto di caso e necessità. Comunque la si metta e qualunque caratterizzazione fisico-meccanica si esegua,anche se fitta o fittissima e "statisticamente" ben distribuita, siamo sicuri che potrà da sola bastare per una modellazione significativa? (domanda retorica perchè per me la risposta è no). Comunque la si veda la quantità e la "qualità intrinseca" dei dati se trattati asetticamene ci costringono ad un determinismo che francamente mi va stretto. Credo invece che il "modello", almeno nelle sue linee guida, debba essere formato nella nostra testa da altre sensibilità, più specificatamente geologiche e che se i numeri non ci danno ragione, prima di assecondare il modello ai numeri mi debba chiedere se li ho cercati nel modo giusto. Altrimenti per quanto raffinata sia la loro elaborazione (approccio statistico-probabilistico) sarà sempre viziato e le conclusioni illusorie. Vogliamo parlare delle progettazioni geotecnicamente perfette ma fallaci nella realtà? Resterò sempre dell'idea che il Geologo debba avere un approccio più direttamente correlato con le proprie specificità; sfruttando quelle conoscenze specifiche che gli derivano. Per esempio, ammesso e non concesso che tutte le prove di cui dispongo diano la possibilità di elaborare un modello raffinatissimo e ben calibrato; ebbene, questo modello sarà ancora valido fra 10-20-30 anni? Ovvero la funzione tempo dove la mettiamo nell'elaborazione statistica dei dati. Non corriamo il rischio di rincorrere i modelli deterministici tipici di una visione immobile della realtà. Appropriamoci invece definitivamente anche nei piccoli problemi applicativi della capacità di considerare l'ambiente con una visione in divenire. Altrimenti rincorreremo sempre più una perfezione modellistica che non esiste. Ciao, Oscar.
oscar moretti
|
|
|
Link Copiato negli Appunti