Ho trovato il seguente articolo sulla "Padania" ( per abitudine sfoglio i quotidiani di tutti i partiti ed ho trovato questo articolo)

:CONVEGNO AL SENATO

Il Governo Prodi vuole scardinare gli ordini professionali
MARCELLO RICCI Si è tenuto alla Biblioteca del Senato, su iniziativa di Italia Protagonista, un convegno sul tema “Verso la riforma delle professioni”. Una dolce morte è disegnata per gli Ordini professionali se sarà concessa la delega (in bianco) al Governo per emanare uno o più decreti legislativi aventi per oggetto la disciplina delle professioni intellettuali e delle rispettive forme organizzative. In pratica vogliono creare le associazioni tra professionisti come contraltare ai vari ordini. In esse confluiranno soggetti che non hanno sostenuto l'obbligatorio esame di Stato, ma sono stati abilitati attraverso corsi appositi (del tipo di quelli dei precari della scuola) e che non dovranno pagare la tassa che gli ordini chiedono.
L'on. Maria Grazia Siliquini ha chiesto che si faccia una legge quadro che rispetti i principi intoccabili delle professioni discussa ed approvata dal Parlamento ed è contraria a una delega in bianco. Inoltre ha ribadito l'esigenza che non si crei confusione tra ordini e associazioni. «Eventuali invasioni di campo sarebbero una concorrenza sleale tra persone che si formano in maniera diversa». Le società tra professionisti possono andare bene, possono anche essere di capitale, ma con soci esclusivamente professionisti. Non deve insomma accadere che il capitale faccia il professionista, alterandone la figura. Per arrivare al traguardo della riforma delle professioni si devono ancora sciogliere molti nodi cruciali.
L'attuale maggioranza non si sente supportata dai professionisti e ha in animo di operare nei loro confronti una rivoluzione "kulturale" di tipo cinese. Il destro lo porge l'Ue che chiede una riforma e un ammodernamento delle professioni. In realtà ai Prodi ed ai Bersani non interessa l'armonizzazione che i tempi e l'Ue richiedono, ma colgono l'occasione per aggirare l'art. 33 della Costituzione che impone un esame di Stato per le abilitazioni agli esercizi professionali. Lo scardinamento degli Ordini professionali permette di "uniformare" le varie realtà su basi che non tutelano i cittadini; sarà difficile capire quale qualificazione ha il professionista. Ci si potrebbe trovare a essere curati da un omeopata non laureato medicina, ma diplomato da qualche corso abilitante o assistiti fiscalmente da un diplomato abilitato dallo stesso corso scolastico.
Nel suo intervento il presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Pino Pisicchio (Italia dei Valori), nel suo messaggio di saluto ha dichiarato: «Stiamo affrontando il difficile tema della riforma delle professioni con serietà e spirito di equilibrio. I problemi in campo sono noti e il nostro compito è quello di trovare un equilibrio giusto tra l'autonomia degli ordini, l'esigenza di ammodernamento, nel senso anche di un adeguamento all'Europa, la centralità del cittadino utente e la dignità dei professionisti. Forse negli ultimi tempi non sempre si è riusciti a trovare il modulo necessario per un approccio al mondo delle professioni, che fosse rispettoso della piena autonomia degli ordini, talvolta vulnerata da un malinteso senso dell'allargamento dell'area della concorrenza».
La prudenza e il velato dissenso di un esponente della maggioranza lasciano sperare che lo scellerato disegno di riforma trovi molti ostacoli. La riforma non potrà essere fatta se non con il consenso e la collaborazione dei professionisti; al di fuori di questa ipotesi di lavoro, non ci sarà riforma. L'avv. Tommaso Manzo, consigliere del Cnel, ha definito il progetto di legge presentato dal ministro Clemente Mastella un "progetto ideologico per distruggere le professioni” e ha sottolineato che vede la complicità della Confindustria che in modo miope spera di trarne vantaggi.
L'avv Maurizio De Tilla presidente dell'Adepp è intervenuto sostenendo che l'avvocatura per la sua peculiarità costituzionale non può essere omologata a tutte le altre professioni. Per questo va tenuta fuori dal ddl che vuole colpire i professionisti anche perché reggono e si proteggono attraverso la conservazione di valori etici.
L'on. Maurizio Gasparri ha chiuso il convegno affermando: «Ci sono oggi le condizioni per giungere a una intesa sulla riforma delle professioni se il governo disarma l'assalto agli ordini e tiene conto del lavoro che è stato svolto e se la sinistra abbandonano le posizioni antistoriche e ideologiche, allora si può arrivare al traguardo della riforma».
Speriamo bene, altrimenti avremo associazioni professionali come fotocopie delle Coop rosse con tutte le devastanti conseguenze.

[Data pubblicazione: 22/04/2007]