Infatti in “Economia dell’idrogeno”, Rifkin prefigura la inevitabile fine della civiltà basata sul petrolio, che sarà sostituita da una società dove l’energia proviene dall’idrogeno.

“L’era moderna è stata resa possibile dallo sfruttamento dell’energia contenuta nei depositi di idrocarburi: carbone, petrolio e gas naturale. Tutti i progressi – economici, politici e sociali – degli ultimi due secoli sono legati in qualche misura allo straordinario aumento della disponibilità di energia determinato dallo sfruttamento dei combustibili fossili. Gli antropologi affermano che la quantità di energia consumata pro capite è un buon indice dello stato di avanzamento di una società. Ebbene, negli ultimi duecento anni le società occidentali hanno utilizzato più energia di tutte le altre civiltà che si sono avvicendate nel nostro pianeta. Abbiamo raggiunto un tenore di vita senza precedenti e dobbiamo questa fortuna a giacimenti combustibili fossili formatisi milioni di anni fa. Una manna, certo. Ma come tutte le fortune anche questa è destinata a finire”.


Nel tramonto dell’era del petrolio, si avvicina per l’umanità la necessità di una svolta epocale che determinerà il futuro non solo economico e geopolitico, ma anche quello sociale ed ecologico. Se alla luce di tale ipotesi si considera il fatto che i produttori non aderenti all’OPEC si stanno avvicinando ancor più velocemente al fatidico momento, e che la maggior parte delle riserve si trovano in Medio Oriente, è facile capire come l’acuirsi delle tensioni tra mondo islamico ed occidentale rischi di rendere ancora più problematico il nostro accesso a fonti convenienti di approvvigionamento petrolifero.

Messi con le spalle al muro, gli Stati Uniti e gli altri paesi industriali potrebbero far ricorso a materiali più “sporchi” , carbone, sabbie bituminose e greggio pesante, con la disastrosa conseguenza di accentuare il surriscaldamento del pianeta ed infliggere un colpo mortale al già vacillante ecosistema terrestre.

Le celle a combustibile alimentate ad idrogeno sono già state commercializzate per produrre energia, luce e calore ed essere installate in fabbriche, uffici, negozi, abitazioni, automobili, autobus e camion”. Chiaramente tanto la produzione dell’idrogeno quanto quella delle celle a combustibile è oggi troppo costosa. Come ogni nuova tecnologia la produzione di celle non ha ancora la soglia critica per sfruttare economia di scala e ridurre significativamente il costo di produzione. “Ma decine di aziende di nuova costituzione, oltre ad alcuni colossi multinazionali (primi tra tutti la BP, la Shell e la General Motors), stanno entrando nel settore, nella speranza di aprire la strada all’economia dell’idrogeno”.

In realtà la vera provocazione di Jeremy Rifkin non sta tanto nell’avere individuato nell’idrogeno la migliore alternativa ai combustibili fossili, quanto nel cogliere le potenzialità di una infrastruttura energetica decentralizzata che permetta ad individui, comunità e nazioni di reclamare la propria indipendenza e di inseguire le proprie capacità di sviluppo.

Senza accesso all’energia, ed in particolare all’energia elettrica gli uomini non hanno alcun potere di controllo sul proprio destino. L’era del petrolio ha portato con sé una infrastruttura energetica fortemente centralizzata, con la conseguente cristallizzazione della infrastruttura economica, “che ha favorito pochi rispetto ai molti”.

“Collocare microimpianti energetici presso l’utente finale (cui l’autore dà il nome di generazione distribuita) mette a repentaglio il tradizionale dominio degli impianti di generazione centralizzati, nati e cresciuti durante l’era dei combustibili fossili. L’utente, non più solo consumatore, può diventare produttore dell’energia che usa”.

A differenza dell’attuale flusso di energia, che procede dall’alto verso il basso, centralizzato e governato con pugno di ferro dalle grandi multinazionali del petrolio e dell’elettricità, “l’economia dell’idrogeno” crea le condizioni per una massiccia redistribuzione del potere. Nella nuova era, infatti, grazie alla cosiddetta “generazione distribuita” ogni essere umano diventerà produttore dell’energia che consuma, quindi realmente “indipendente”. Quando milioni di utenti finali connetteranno le loro celle a combustibile, alimentate ad idrogeno, in reti energetiche locali, regionali e nazionali, utilizzando le stesse tecnologie intelligenti e gli stessi principi di progettazione che hanno reso possibile Internet, attraverso la creazione del Worldwide Energy Web, si affermerà un nuovo uso dell’energia paritario e decentralizzato. Le persone potranno, così, condividere e scambiare energia fra loro da pari, e sfuggire una volta per tutte alla morsa delle gigantesche società energetiche ed elettriche.

“La rete energetica mondiale dell’idrogeno (HEW, Hydrogen Energy Web) sarà la prossima grande rivoluzione economica, tecnologica e sociale della storia. Si innesterà sullo sviluppo della rete globale di comunicazione, avviata negli anni Novanta, e, come questo, stimolerà la nascita di una nuova cultura della partecipazione”. L’autosufficienza energetica ed economica garantisce la sicurezza materiale di cui gli individui hanno bisogno per mantenere un senso di coesione sociale e per preservare la propria ricchezza culturale. Nello stesso tempo, l’integrazione del singolo nelle più vaste reti globali della comunicazione e dell’energia potrà liberare gli individui dalla xenofobia e dall’etnocentrismo che tradizionalmente si accompagnano ad un’esistenza geograficamente isolata. L’idrogeno può essere, quindi, un formidabile strumento non solo per porre fine alla dipendenza dal petrolio con tutte le conseguenze geopolitiche ed ecologiche che questo comporta, ma per istituire il primo regime energetico veramente democratico nella storia dell’umanità.

“Ma se anche l’HEW è potenzialmente una rivoluzione dell’energia in grado di decentralizzarne e democratizzarne la produzione, ridefinendo le istituzione economiche e sociali secondo linee del tutto nuove, non vi è alcuna garanzia che nella realtà riesca a farlo. Al riguardo, la storia di Internet e del World Wide Web è istruttiva… Fin dall’inizio le forze economiche si sono coalizzate per impadronirsi dei portali di cyberspazio, facendo sì che tali aziende (l’autore si riferisce in particolare ad Aol e Microsoft) diventassero custodi ed arbitri dell’era dell’informazione. La rete energetica dell’idrogeno dovrà confrontarsi con opportunità e minacce analoghe. Che l’idrogeno diventi realmente l’energia del popolo dipende in gran parte da come verrà sfruttato nelle prime fasi dello sviluppo tecnologico”, se ed in quale misura i governi nazionali e quelli locali, le istituzioni finanziarie mondiali, le organizzazioni della società civile, le cooperative e le istituzioni bancarie riescano a fornire un supporto tanto logistico quanto finanziario alla creazione dell’infrastruttura energetica dell’idrogeno.


"pensare globalmente, agire localmente"