quello che dice Antonio Scaglioni è vero !
ma anche quelo che dice geo, esattamente l'opposto, è vero !
e allora dove è la verità ?
ma vi rendete conto che ad oggi ancora ci lambicchiamo il cervello su come e cosa presentare ad un committente nella relazione geologica ?
non solo, ma ad oggi ancora abbiamo incertezze se intitolare ciò che produciamo come "Relazione Geologica" o "Relazione geologico-tecnica" o "Relazione Geotecnica" ?
Stamane, parlando con un ingegnere insieme al quale si sta facendo un lavoro, mi diceva che la sua relazione, che il committente finale definiva "ingegneristica", in realtà si definisce molto semplicemente "Relazione tecnica" !!
Questa è la differenza tra noi geologi e Loro: noi filosofeggiamo, loro vanno dritti al problema, senza fronzoli !!
Credo proprio che prima di poterci definire professionisti alla stregue delle altre figure professionali dobbiamo ancora crescere culturalmente.
La mancanza di cultura professionale-tecnica da parte della nostra categoria la si evince anche nel modo in cui ci relazioniamo tra colleghi: sempre diffidenti e pronti a farsi le scarpe gli uni contro gli altri.
Mi ha sorpreso varie volte vedere come si relazionano tra loro ingegneri, architetti e geometri, giusto per rimanere nell'ambito delle professioni tecniche:
esce una nuova legge ?
l'Ordine organizza seminari per informare gli iscritti !
vi sono nuove opportunità lavorative all'orizzonte ?
l'Ordine subito si attiva organizzando corsi di formazione !
Ovviamente le "colpe" della nostra mancata crescita non sono imputabili tout court alle omissioni da parte degli enti istituzionali (Ordini) ma anche e soprattutto alla miopia congenita della base dei geologi quasi sempre rappresentata da persone che, loro per prime, non credono nel loro ruolo nella società e questo in barba al fatto che il nostro Presidente De Paola stia cercando di far accettare a Bruxelles l'idea che la professione del geologo sia una professione di interesse pubblico.
Civitavecchia Vincenzo chiede come venirne fuori ?
Semplice, crescendo, maturando professionalmente, presenziando alla vita ordinistica perchè non è una seccatura ma una necessità.
Partecipare alle "cose" della categoria (riunioni, assemblee, votazioni) significa investire nella propria sopravvivenza perchè solo facendo l'interesse della propria categoria professionale si fa automaticamente il proprio interesse.
Oggi in Italia si vive in un periodo di grande confusione dove l'unica certezza è che non vi sono certezze per il futuro.
Gli altri Stati hanno lo stesso problema ma ci convivono tranquillamente perchè esiste meritocrazia, turn over lavorativo, assistenza sociale all'avanguardia per i periodi di disoccupazione (vedi la Danimarca), ma soprattutto senso dello stato e responsabilità civile verso tutto ciò che è al di fuori della sfera del singolo
Negli altri paesi civilizzati si è capito un concetto fondamentale: il singolo è parte integrante di una collettività, staccarsene significa decretare la propria morte !
Alessandro Cascone