Per avvalorare quanto riportato da Alex-64, al secolo Alessandro Venieri:
Secondo quanto spiegato all'Adnkronos da Sergio Chiesa, dirigente di ricerca dell'Istituto dinamiche e processi ambientali del Centro nazionale delle ricerche, non sono i cambiamenti climatici ma la morfologia stessa di questo tipo di montagne ad aver provocato la frana. "Si è senz'altro trattato di un crollo, di un fenomeno normale tipico della morfologia delle Dolomiti - ha spiegato Chiesa - torri, pinnacoli, pareti di roccia e gli accumuli di blocchi accumulati ai piedi delle stesse, fa tutto parte di un processo naturale che chiamiamo 'genesi morfologica'. Trasformazioni naturali che creano i paesaggi che vediamo - ha continuato l'esperto - e che possono avvenire in maniera graduale, lentamente, o istantaneamente, come quella di oggi".
Secondo Chiesa la causa "può essere la cosidetta 'goccia che fa traboccare il vaso': la condizione di uno strapiombo è un equilibrio molto delicato, spesso al limite della stabilità ed è quindi sufficiente un fatto insignificante come lo spostamento di un sassolino a scatenare la frana o anche una leggera scossa sismica che induce una spinta". "Quindi escludo una qualsiasi influenza dei cambi climatici poiché l'ambiente in cui è avvenuta la frana è morfologicamente 'refrattario' a impatti climatici - ha ribadito l'esperto del Cnr - non come il caso di alcune aree vicine ai ghiacciai dove pezzi di roccia possono staccarsi improvvisamente con lo sciogliemtno del ghiaccio per l'innalzamento delle temperature".
Chiesa ha poi spiegato come le aree montane dove avvengono tali fenomeni siano state delimitate dai geologi con le 'carte della pericolosità' sulle quali sono indicati i luoghi dove è più probabile che avvengano certi fenomeni: "Nel caso di morfologie tipo quelle delle Dolomiti, tale pericolosità è molto elevata perché il fenomeno non dà segnali premonitori, avviene all'improvviso".
(Fonte: AdnKronos)