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#18025 13/10/2007 12:37
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Colleghi trentini perchè non ci dite qualcosa sulla grande frana della Cima Uno? Qualcuno di voi è andato sul posto?

#18026 13/10/2007 14:55
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Da Repubblica: "Quei segnali dei monti in agonia"
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"Siamo nudi di fronte alle frane, ormai non servono più né argini né casse di espansione", giura il gardenese Helmuth Moroder, vicepresidente internazionale della Commissione per la protezione delle Alpi.
Questa proprio non l'ho capita.
Poi perchè si parla di monti in agonia per processi normali che da milioni di anni si manifestano?
Quanta ignoranza! Forse l'agonia dei monti non è legata ad un eccessivo loro sfruttamento?
Sicuramente le variazioni climatiche incidono sulla frequenza di tali processi (ritiro del permafrost), che in passato destavano meno clamore per via dell'informazione che viaggiava meno rapidamente e anche perchè la montagna era meno frequentata dagli uomini.
Circa un anno fa sul Gran Sasso d'Italia è accaduto qualcosa di analogo con una frana di ca. 25-30 mila metri cubi di roccia dolomitica venuta giù dal famoso paretone (1000 metri di strapiombo) disintegrandosi e generando un enorme nuvolone di polvere (anche allora si parlava di 11 settembre) che invase l'A 24 bloccandone il traffico. Per mesi i giornali non hanno parlato d'altro con voli d'elicottero del Presidente della Giunta Regionale e di alte cariche dello Stato. Inoltre sono state fatte due interrogazioni parlamentari, una della maggioranza e una dell'opposizione.
Per reperire gli atti della tavola rotonda sull'argomento potete scaricarli da tali siti:
www.caiteramo.it
http://www.provincia.teramo.it/settore-vi/gran-sasso-ditalia-i-fenomeni-franosi-analisi-e-proposte


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
#18027 13/10/2007 18:10
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mmh non vorrei che a qualche politucolo venisse in mente di mettere in sicurezza tutte le dolomiti ricoprendole di reti,barriere paramassi,reti laser di rilevamento e via dicendo,tutto per salvaguardare un prezioso parcheggio,una creperia prefabbricata e la pregevole chiesa di roccacannuccia,evitare di costruire sui terreni in frana o esposti alle frane?,ma che diciamo?il territorio deve essere sviluppato e il concetto di rischio geologico affrontato con opportune opere pubbliche


Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà,non c'è niente di nuovo sotto il sole
#18028 13/10/2007 20:43
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Per avvalorare quanto riportato da Alex-64, al secolo Alessandro Venieri:


Secondo quanto spiegato all'Adnkronos da Sergio Chiesa, dirigente di ricerca dell'Istituto dinamiche e processi ambientali del Centro nazionale delle ricerche, non sono i cambiamenti climatici ma la morfologia stessa di questo tipo di montagne ad aver provocato la frana. "Si è senz'altro trattato di un crollo, di un fenomeno normale tipico della morfologia delle Dolomiti - ha spiegato Chiesa - torri, pinnacoli, pareti di roccia e gli accumuli di blocchi accumulati ai piedi delle stesse, fa tutto parte di un processo naturale che chiamiamo 'genesi morfologica'. Trasformazioni naturali che creano i paesaggi che vediamo - ha continuato l'esperto - e che possono avvenire in maniera graduale, lentamente, o istantaneamente, come quella di oggi".

Secondo Chiesa la causa "può essere la cosidetta 'goccia che fa traboccare il vaso': la condizione di uno strapiombo è un equilibrio molto delicato, spesso al limite della stabilità ed è quindi sufficiente un fatto insignificante come lo spostamento di un sassolino a scatenare la frana o anche una leggera scossa sismica che induce una spinta". "Quindi escludo una qualsiasi influenza dei cambi climatici poiché l'ambiente in cui è avvenuta la frana è morfologicamente 'refrattario' a impatti climatici - ha ribadito l'esperto del Cnr - non come il caso di alcune aree vicine ai ghiacciai dove pezzi di roccia possono staccarsi improvvisamente con lo sciogliemtno del ghiaccio per l'innalzamento delle temperature".

Chiesa ha poi spiegato come le aree montane dove avvengono tali fenomeni siano state delimitate dai geologi con le 'carte della pericolosità' sulle quali sono indicati i luoghi dove è più probabile che avvengano certi fenomeni: "Nel caso di morfologie tipo quelle delle Dolomiti, tale pericolosità è molto elevata perché il fenomeno non dà segnali premonitori, avviene all'improvviso".


(Fonte: AdnKronos)


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
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#18029 13/10/2007 21:15
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é possibile che non ci sia un collega della zona che possa dire qualcos'altro e forse anche più attendibile?
Purtroppo da quello che ho potuto vedere la stampa si è rivolta a tutti per avere info, ma mi pare che non sia stato interpellato nessun geologo

#18030 13/10/2007 21:25
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Giuse' vedi che Sergio Chiesa è un geologo che si occupa tra le varie cose anche di Geodinamica, morfogenesi ed evoluzione del territorio oltre che di scenari di rischio

http://www.idpa.cnr.it/2.htm
http://www.idpa.cnr.it/dalmine.htm

E' iscritto all'Albo speciale dell'OR Lombardia


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#18031 13/10/2007 21:34
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Invito i colleghi a scaricare gli atti di quella tavola rotonda (c'è anche un mio intervento).
Poi stampato il documento vi invito a leggerlo con attenzione (soprattutto gli interventi dei geologi).
Si prospettava, se non ricordo male, un monitoraggio della parete dal modico costo di ca. un milione di euro più le spese annue per la manutenzione e personale da assegare al controllo.
Il concetto riguarda le priorità di destinazione delle risorse che vanno indirizzate verso le situazioni rischiose e non pericolose.
Infatti ciò che non capisco, perchè in tale situazione è stata interpellata la Protezione Civile, il cui compito di prevenzione, attraverso l'utilizzo delle proprie risorse economiche, lo deve indirizzare verso quelle situazioni rischiose, cioè dove è presente un valore degli elementi esposti al rischio...e in Italia, come nel caso specifico nella provincia di Teramo o in genere in Abruzzo, ce ne sono diverse.

P.S. alle due interrogazioni parlamentari, in una preparai io il documento per la risposta, per l'altra (ora in via di discussione).....ho delegato un mio collega, con tutto il ripetto dei parlamentari che l'hanno avanzata, era troppo stupida, non riuscivo a trovare le giuste risposte, non sapevo dove cominciare. Comunque ciò che mi preoccupa è chi c'è dietro che preme e che riesce a promuovere due interrogazioni parlamentari!!!


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
#18032 13/10/2007 22:23
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I have a dream....

organizzare un grande evento mediatico per il tramite dell'Ordine dei geologi con le televisioni e le radio sulla situazione del dissesto idrogeologico in Italia dagli eventi del Vajont (1963) ad oggi e su quello che si è fatto sulla prevenzione citando eventi, numero di morti, quantizzazione dei danni e soldi spesi dei contribuenti per le relative ricostruzioni !!
Far toccare con mano all'uomo della strada perchè i geologi servono alla società.

I have a dream....

.....ma questo richiederebbe un coraggio mostruoso ai nostri rappresentanti istituzionali


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#18033 14/10/2007 05:11
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Cascone certi eventi fanno parte dell'evoluzione naturale del pianeta.

Possiamo monitorarli per evitare che gli eventi improvvisi causino morti o danni gravi, non possiamo fermarli.

Anzi ti dirò che molti degli interventi di "salvaguardia" contribuiscono pesentemente all'attuale stato di dissesto.

La natura non si può fermare e quando ci si prova (scusate il termine) s'incazza

#18034 14/10/2007 07:31
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Originariamente inviato da VM:
Cascone certi eventi fanno parte dell'evoluzione naturale del pianeta.

Possiamo monitorarli per evitare che gli eventi improvvisi causino morti o danni gravi, non possiamo fermarli.

Anzi ti dirò che molti degli interventi di "salvaguardia" contribuiscono pesentemente all'attuale stato di dissesto.

La natura non si può fermare e quando ci si prova (scusate il termine) s'incazza
pienamente daccordo VM !!

questo bisognerebbe farlo capire alla gente della strada quando costruiscono abusivamente in zone con equilibri geoambientali critici.

Il concetto di Rischio, a differenza di quello di Pericolosità, è legato alla presenza dell'uomo, direttamente o indirettamente.

Questo è il motivo per cui, ai fini della gestione di un territorio, si dà tanta attenzione al Rischio Idrogeologico e non alla Pericolosità Idrogeologica.

La semplice distinzione tra i due concetti sopra menzionati sfugge alla totalità della gente comune e a tanti progettisti.

Se i nostri rappresentanti del CNG e dei vari OO RR, invece di scendere in piazza a farsi fotografare come modelle su una passerella o ad erigersi a sentinelle dei cambiamenti climatici, si organizzassero per mezzo dei media a fare informazione.

..........decisamente: only a dream !


http://alessandrocascone.blogspot.com


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