Messner ovviamente non si inventa niente (a parte lo Yeti) se dice che su quei versanti c'è permafrost è uno dei pochi ad averlo visto dato che si arrampicato su qualsiasi cosa fosse una cima montuosa!
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REPLICA A MESSNER
Ma i geologi non sono d’accordo
«Sbaglia, l’effetto serra non c’entra»
I crolli sulle Dolomiti
CORTINA D’AMPEZZO (Belluno) — Le Dolomiti che si sgretolano più facilmente per via dei cambiamenti climatici? Il permafrost, cioè il terreno perennemente ghiacciato che non «lega» più le rocce, perché appunto si è sgelato a causa dell’aumento globale della temperatura? Una teoria che non trova d’accordo una buona parte del mondo della scienza, che contesta Messner. «È assurdo, i cambiamenti climatici che ci sono adesso non c’entrano assolutamente niente. Le montagne cascano perché sono sempre cascate—dice Alfonso Bosellini, cattedra di geologia all’Università di Ferrara, autore di una corposa Storia geologica delle Dolomiti e di centinaia di studi condotti sul campo —.
Le Dolomiti sono più fragili di altre montagne e il numero di crolli è maggiore, sono fratturate e sono sempre venute giù da 10 mila anni, perché prima erano coperte di ghiaccio. Lo dimostrano i ghiaioni, le grandi frane, i grandi blocchi che ci sono alla base di tutte le pareti dolomitiche. Basta guardare quella che si chiama "La città dei morti" alla base del Sassolungo: sono spettacolari blocchi dovuti al crollo della parete est. Anche il lago di Alleghe è il risultato dello sbarramento dovuto a una grande frana nel Settecento. In altre montagne, per esempio l’Appennino, le frane sono soprattutto dovute a scivolamenti e smottamenti, mentre nelle Dolomiti ci sono i crolli». Bosellini contesta anche l’uso del termine permafrost: «Sulle rocce non c’è nessun permafrost, che invece è un terreno dove c’è l’erba, più o meno piatto, permanentemente gelato, dei paesi artici.
Anche le Tre Cime di Lavaredo crolleranno prima o poi —aggiunge il geologo—anzi se sono fatte così è perché sono già crollate ripetutamente». Sulla stessa linea anche Giovanni Crosta, professore di geologia applicata all’Università di Milano Bicocca, grande esperto di frane: «Pensare che non ci sia un’attività di questo genere normalmente presente in un ambiente di montagna non è corretto. Non ci sono evidenze per dire che dipende dal clima. Negli ultimi anni c’è stata una maggiore attenzione e qualche evento più frequente sulle Alpi e non solo sulle Dolomiti, ma non c’è evidenza che sia imputabile ai cambiamenti climatici. Quanto allo scioglimento del permafrost, non ci sono osservazioni, è una questione puramente teorica.
Faccio poi rilevare che anche per la Val Fiscalina l’effetto spettacolare è stato dato più dalla polvere che si è sollevata che dalla quantità di roccia precipitata ». Anche il glaciologo Franco Secchieri, che per l’Arpav del Veneto sta conducendo il monitoraggio del territorio dolomitico d’alta quota non è d’accordo con Messner: «Le Dolomiti sono così belle perché sono sempre crollate: ci sono enormi frane storiche dopo l’ultima glaciazione. È chiaro che nelle fessure se si infiltra l’acqua con i cicli di gelo e disgelo si arriva al collasso delle rocce. C’è sempre stato, il permafrost è tutt’altra cosa. Vedo con difficoltà l’attribuire questi crolli all’effetto serra».
Massimo Spampani
14 ottobre 2007
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Messner non arrampica piu' sulle Alpi da quando ha perso delle dita dei piedi per congelamento. Nel 1970. Ed ha fatto le sue sparate in occasione della promozione di un suo libro.